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  • sabato 20 gennaio 2018

Al presidente del Kazakistan piacciono moltissimo gli apostrofi

Nursultan Nazarbayev vuole dire la sua su un dibattito tra linguisti: come passare dall'alfabeto cirillico a quello latino

Nursultan Nazarbayev è presidente del Kazakistan dal 1991, anno nel quale il paese dichiarò la sua indipendenza dall’Unione Sovietica. In Kazakistan la libertà di stampa è fortemente limitata, esiste un culto della personalità per il presidente (che nel 2007 ha ottenuto la possibilità di candidarsi per un numero illimitato di mandati) e molte associazioni umanitarie accusano il governo di reprimere sistematicamente l’opposizione. Nelle ultime settimane si parla del Kazakistan per una questione che potrebbe sembrare marginale, ma che in realtà ha a che fare sia con la situazione politica del paese che con le sue relazioni internazionali: il passaggio dal cirillico all’alfabeto latino entro il 2025. Nazarbayev, che non è né un linguista né un filologo, è intervenuto con prepotenza nella questione imponendo – in modo del tutto arbitrario – un diffusissimo uso dell’apostrofo.

Cominciamo dall’inizio. Le lingue ufficiali del Kazakistan sono due: il russo e il kazako. Per secoli il kazako venne scritto utilizzando l’alfabeto arabo; all’inizio del secolo scorso si passò per un breve periodo all’alfabeto latino e poi, tra il 1938 e il 1940, l’Unione Sovietica ordinò che il kazako e altre lingue turche fossero scritte con una versione modificata del cirillico. Per cercare di garantire che i diversi popoli turchi non si potessero leggere a vicenda – cosa che avrebbe potuto a sua volta favorire una coesione anti-sovietica – vennero introdotte però quasi 20 versioni differenti di cirillico. Da allora, ancora oggi, in Kazakistan si usa l’alfabeto cirillico per scrivere il kazako, per via dell’influenza che la Russia ha continuato a esercitare sul paese.

In molti paesi di recente indipendenza che cercano di affermare la loro identità nazionale, la lingua è ovviamente una questione molto importante. Dopo aver guidato il Kazakistan all’indipendenza, Nazarbayev aveva lasciato da parte la questione della lingua, preoccupato per la reazione della comunità russa che nel paese era molto numerosa. Negli ultimi vent’anni l’equilibrio demografico si è spostato a favore dei kazaki e i russi – che erano circa il 40 per cento della popolazione – sono dimezzati. Il primo passo del governo è stato dunque sostituire il russo con il kazako come lingua principale dell’istruzione e delle istituzioni (per poter lavorare in aziende e agenzie statali è necessario per esempio sostenere un esame di kazako), di parificare l’inglese e il russo nell’insegnamento delle lingue straniere e di favorire una grande produzione cinematografica e televisiva in lingua kazaka, per celebrare la cultura del paese e le sue tradizioni originarie.

Lo scorso maggio Nazarbayev aveva infine annunciato l’abbandono del cirillico a favore dell’alfabeto latino, e aveva istituito una Commissione nazionale per la modernizzazione della società che comprendeva un gruppo di linguisti incaricati di elaborare il modo in cui i suoni kazaki dovessero essere trascritti dal cirillico. Nazarbayev aveva motivato la sua decisione con la volontà di rendere più veloce il rinnovamento del paese. Secondo molti osservatori c’entravano però anche ragioni politiche: e cioè il desiderio di indebolire i legami con la Russia. «Il cirillico faceva parte del progetto coloniale russo e molti vedono l’alfabeto latino come una mossa antimperialista», ha spiegato al New York Times Dossym Satpayev, un importante commentatore politico kazako.

Nursultan Nazarbayev e Vladimir Putin al Cremlino, Mosca, 27 dicembre 2017. (Alexander Nemenov/Pool Photo via AP)

In generale, il passaggio da un alfabeto a un altro è un’operazione molto complicata: come si scrivere una lingua che non ha un alfabeto proprio, ma che ha sempre utilizzato i segni di qualcun altro? Il kazako presenta molti suoni che non sono facilmente riproducibili con un alfabeto senza l’aggiunta di marcatori linguistici: lo scorso agosto, i linguisti della Commissione proposero allora di seguire l’esempio di altri e usare un alfabeto che si ispirasse al turco, che usa la scrittura latina ma che include cediglia, tilde e altri segni diacritici per modificare la pronuncia. L’ufficio del presidente, tuttavia, fece sapere che questa prima ipotesi non era accettabile, perché i marcatori in stile turco non erano presenti sulle tastiere standard dei computer.

Gli studiosi della commissione linguistica, guidati da Erden Kazhybek, suggerirono allora l’uso di digrammi, cioè di doppi segni per indicare un unico suono (in italiano ch, che corrisponde al fonema K, per capirci). Dopo una prima accoglienza che sembrava positiva, lo scorso 27 ottobre Nazarbayev emise all’improvviso un decreto sugli apostrofi: dovevano essere usati sia al posto dei marcatori linguistici che dei digrammi, per modificare i suoni di certe lettere. Nel decreto si stabiliva per esempio che la lettera S con un apostrofo dovesse indicare il suono sh e che la C’ dovesse essere pronunciata ch. Con questo nuovo sistema, la parola kazaka che indica la parola “ciliegia” dovrà per esempio essere scritta così: s’i’i’e, e pronunciata she-ee-ye. Repubblica del Kazakistan, invece, si scriverà così: Qazaqstan Respy’bli’kasy. L’unica ragione citata pubblicamente da Nazarbayev per spiegare il rifiuto dei digrammi è che avrebbero causato confusione con altre lingue e con l’inglese in particolare: una stessa combinazione di lettere avrebbe indicato cioè suoni completamente diversi.

La decisione del presidente ha suscitato molte critiche: quelle dei linguisti della commissione, innanzitutto, e quella di altri che hanno detto come l’uso degli apostrofi renderà impossibile fare ricerche su Google per molte parole in kazako o creare degli hashtag su Twitter. «Dovremmo modernizzare la lingua, ma ci stiamo tagliando fuori da Internet» ha spiegato per esempio Aidos Sarym, uno studioso che fa parte della commissione per la riforma linguistica istituita lo scorso scorso.

L’idea del presidente è stata anche ridicolizzata: un regista kazako, Saken Zholdas, ha prodotto un video in cui prende in giro l’uso dell’apostrofo ipotizzando che il kazako diventerà alla fine una specie di grammelot completamente incomprensibile. Non è chiaro da dove Nazarbayev abbia preso la propria idea, che appare dunque piuttosto arbitraria: l’Uzbekistan, che abbandonò il cirillico negli anni Novanta, ha un alfabeto che prevede qualche apostrofo, ma solo qualcuno. Alcuni osservatori hanno spiegato che Nazarbayev non vuole dare l’idea che il Kazakistan stia voltando le spalle alla Russia per avvicinarsi agli altri paesi della cosiddetta unità pan-turca. Secondo altri, nella sua decisione può anche aver contato l’età avanzata e il desiderio di essere ricordato per qualcosa di grandioso alla fine del suo mandato o alla sua morte: «Il presidente sta pensando alla sua eredità e vuole passare alla storia come l’uomo che ha creato un nuovo alfabeto», ha spiegato al New York Times il commentatore politico Satpayev, che è favorevole al passaggio all’alfabeto latino, ma non nella versione del presidente: «Il problema è che il nostro presidente non è un filologo».

Tutte queste reazioni stanno comunque mettendo alla prova Nazarbayev: insofferente verso le opposizioni, è comunque interessato a restare popolare e il mese scorso un suo influente alleato ha fatto una piccola concessione rispetto all’uso indiscriminato degli apostrofi, dicendo che era «ancora troppo presto» per iniziare a usarli sui giornali perché una decisione finale «non era ancora stata presa».

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