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  • lunedì 15 gennaio 2018

Gli americani muoiono prima

L'aspettativa di vita è scesa per due anni consecutivi, non capitava dagli anni Sessanta: è colpa soprattutto delle overdose da farmaci ed eroina

(BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

A fine dicembre il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC), un importante ente che si occupa di sanità negli Stati Uniti, ha diffuso il report annuale sulla mortalità nel paese. Il rapporto contiene almeno un dato notevole. Per il secondo anno di fila, negli Stati Uniti l’aspettativa di vita è diminuita: un bambino nato nel 2016 vivrà in media 78,6 anni, mentre uno nato appena due anni prima 78,9. Negli Stati Uniti l’aspettativa di vita non diminuiva per due anni di fila dagli anni Sessanta.

Da diverso tempo il dato dell’aspettativa di vita è più basso negli Stati Uniti rispetto a quello dei paesi europei, ma si è ulteriormente abbassato soprattutto per la crisi causata dalla diffusione di farmaci oppioidi e droghe affini avvenuta negli ultimi anni. «Non sono abituato a fare dichiarazioni drammatiche», ha detto Robert Anderson, il responsabile delle statistiche sulla mortalità di un’altra agenzia governativa sanitaria, «ma dovremmo essere davvero preoccupati. L’aumento delle morti per overdose è un problema di sanità pubblica, e bisogna occuparsene».

Negli Stati Uniti l’abuso di farmaci oppioidi è diventato un problema soprattutto negli anni della crisi economica nelle zone più povere del paese, quando – in estrema sintesi – molte persone non avevano soldi per curarsi e sono diventate dipendenti da farmaci antidolorifici con alte concentrazione di oppiacei. In parecchi non sono più riusciti a uscirne, anche dopo che diversi farmaci di questo tipo sono diventati illegali, e sono finiti per procurarseli illegalmente oppure rimpiazzarli con l’eroina, una droga relativamente poco costosa e lontana parente dei farmaci oppioidi. Negli Stati Uniti le morti per overdose di eroina sono aumentate del 533 per cento dal 2002 al 2016, passando da 2.089 a 13.219. Nel 2015 si è registrata una media di 91 casi di overdose di oppioidi al giorno.

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La puntata del podcast di Francesco Costa sulla crisi degli oppioidi negli Stati Uniti

Nelle statistiche della mortalità, la categoria degli “infortuni non intenzionali” – che comprende anche le morti per overdose – è salita al terzo posto fra le cause di morte più frequenti; nel 2012 era al quinto. Secondo i dati del CDC la morte per overdose riguarda soprattutto i giovani, ed è questo elemento ad aver fatto diminuire il tasso di mortalità del paese (gli anziani continuano a morire a un tasso “regolare”, diciamo): fra i giovani di età compresa fra 25 e 34 anni il tasso di mortalità per overdose è aumentato del 50 per cento fra 2014 e 2016.

Secondo diversi esperti la crisi degli oppioidi è il sintomo di disagi più grandi nella società americana, soprattutto nelle aree che sono rimaste fuori dalla ripresa dopo la crisi economica. La diffusione di farmaci oppioidi come il fentanyl o di droghe come l’eroina è ormai capillare ad esempio in West Virginia, uno degli stati più poveri del paese e abitato in stragrande maggioranza da bianchi impoveriti da anni di de-industrializzazione e tagli ai servizi (e in cui Trump ha battuto Clinton di più di 4o punti, alle ultime presidenziali).

A ottobre Trump ha dichiarato la crisi degli oppioidi un’emergenza nazionale, ma di fatto non se n’è occupato: «la sua amministrazione non ha un piano né un responsabile che si occupi di trovare una strategia. Non ha nemmeno chiesto al Congresso di trovare i miliardi di dollari che secondo gli esperti sono necessari per curare i due milioni di persone che hanno sviluppato una forma di dipendenza dagli oppioidi», scrive l’Economist. Di questo passo gli Stati Uniti scenderanno ulteriormente nella classifica dei paesi con l’aspettativa più bassa: già oggi sono più vicini alla Turchia e alla Repubblica Ceca che alla Svezia e all’Australia.