Per Apple la storia delle batterie si complica

Stati Uniti e Francia indagano sulla scelta di rallentare gli iPhone con vecchie batterie, mentre ci sono le prime stime di quanto potrebbe costare tutto questo ad Apple

Non sono finiti i problemi di Apple per via dei sistemi che utilizza per rallentare gli iPhone, nel caso in cui la loro batteria sia ormai logora. In Francia e negli Stati Uniti sono state avviate iniziative per verificare il comportamento dell’azienda, che rischia sanzioni e costose azioni legali. Martedì 9 gennaio il presidente della commissione per il Commercio del Senato degli Stati Uniti, John Thune, ha inviato una lettera formale ad Apple ponendo una serie di domande su come la società decida di rallentare gli iPhone con vecchie batterie. In Francia l’agenzia governativa per la tutela dei consumatori ha avviato un’indagine per verificare eventuali politiche commerciali scorrette da parte di Apple, nella gestione delle batterie e più in generale sul tema della cosiddetta “obsolescenza programmata”.

Come siamo arrivati a questo punto
A fine dicembre Apple aveva pubblicato una lunga lettera di scuse ai proprietari di iPhone, centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, per rispondere alle polemiche di qualche settimana prima sui metodi utilizzati per rallentare i suoi smartphone nel caso in cui la batteria sia vecchia, al punto da non essere più stabile e non garantire un funzionamento normale. In pratica, sui modelli ormai vecchi o con batterie logore, il sistema operativo iOS interviene per ridurre i picchi di richiesta di energia da parte dei suoi componenti, in modo che la batteria non subisca sollecitazioni eccessive che potrebbero renderla totalmente instabile e causare lo spegnimento improvviso dello smartphone (qui è spiegato più estesamente). Il problema è che Apple non aveva mai comunicato agli utenti di avere adottato questo sistema, lasciandoli all’oscuro sui motivi per cui a volte i loro iPhone fossero meno veloci.

Differenza nella gestione dei picchi di potenza tra iOS 10.2.0 e 10.2.1

Nella lettera, Apple si era scusata per avere lasciato i proprietari di iPhone all’oscuro e aveva confermato di avere gradualmente introdotto il sistema su vari modelli di iPhone: 6, 6s, 7 (compresi i Plus) e SE. Apple ha poi avviato una sorta di promozione per sostituire le batterie spendendo 29 euro al posto dei classici 89 per tutti i modelli che lo necessitano, dagli iPhone 6 in poi.

La vicenda degli iPhone rallentati deriva da un problema tecnico, complesso e inevitabile perché legato al logoramento delle batterie, difficile da spiegare ai meno esperti e che – complici le semplificazioni sui media – ha rafforzato il luogo comune: “Apple rallenta gli iPhone vecchi così ne compri uno nuovo”. Ha inoltre portato a confondere il problema con quello dell’”obsolescenza controllata”, che esiste, ma su una scala diversa e che riguarda l’inevitabile tendenza in ambito tecnologico (e non solo) a produrre dispositivi sempre più potenti, che possono gestire software più complessi meglio di quanto facessero i modelli precedenti. La conseguenza è che per usare le funzionalità più recenti è necessario acquistare un nuovo modello. Nel caso di Apple si parlò molto di obsolescenza programmata nel 2013, quando fu introdotto iOS 7, sistema operativo che cambiava molte cose rispetto alla versione precedente e che causò un marcato rallentamento dei modelli di iPhone più vecchi, rendendoli in alcuni casi quasi inutilizzabili. Quell’aggiornamento contribuì più di altro ad alimentare l’idea che Apple rallentasse apposta i dispositivi più datati per venderne di nuovi.

In realtà, anche sul piano economico, le cose sono più complesse di così. Apple trae importanti profitti non solo dalle vendite degli smartphone, ma anche dalle applicazioni che si possono acquistare sul suo App Store. L’azienda ha quindi tutto l’interesse a mantenere una base molto ampia di proprietari di iPhone, attivi e interessati a spendere soldi per le app, per gli ebook, i film, il servizio di musica in streaming Apple Music e per quello di archiviazione online iCloud. Se la durata degli iPhone fosse volutamente limitata, molti utenti sarebbero meno propensi a comprare un altro iPhone, visto quanto poco gli è durato il primo. Le stesse statistiche sull’utilizzo dei vari modelli in giro per il mondo sfatano, almeno in parte, il mito sulla scarsa longevità degli smartphone di Apple. Gli iPhone 6, messi in vendita più di tre anni fa, continuano a essere i più diffusi: 21 per cento di tutti gli iPhone attivi in giro per il mondo.

Stati Uniti
Il senatore Thune ha inviato una lettera a Tim Cook, il CEO di Apple, chiedendo come la sua azienda abbia tenuto conto delle segnalazioni ricevute nel corso del tempo dai proprietari di iPhone sui rallentamenti, quando ancora non era stato reso pubblico il sistema usato da iOS per tenere sotto controllo le vecchie batterie. La lettera chiede anche se Apple abbia valutato la possibilità di offrire rimborsi ai clienti che hanno sostituito la batteria a prezzo pieno, prima che iniziasse la promozione prevista per tutto il 2018 per sostituire le batterie degli iPhone spendendo 60 euro in meno rispetto al normale prezzo di listino.

Sembra inoltre che il piano di sostituzione delle batterie stia procedendo con qualche difficoltà, a causa dell’alta domanda e dell’impossibilità per alcuni Apple Store di soddisfare tutte le richieste. Alcuni utenti negli Stati Uniti hanno segnalato di essersi presentati dopo aver preso appuntamento con un tecnico e di essersi sentiti dire di tornare un altro giorno perché le batterie erano finite. Altri sono finiti in lunghe liste d’attesa, in alcuni casi di settimane, perché le richieste sono moltissime. Sui volumi ha probabilmente influito la possibilità di ottenere un ricambio originale per il proprio vecchio iPhone a un prezzo molto basso rispetto al normale.

Francia
L’indagine francese è iniziata da poco e non è detto che porti ad accuse nei confronti di Apple. È stata avviata dall’agenzia governativa per la tutela dei consumatori in seguito a un reclamo, presentato da un’associazione di consumatori che si chiama “Stop all’Obsolescenza Programmata”. Secondo i suoi membri, Apple spingerebbe di fatto i suoi clienti ad acquistare nuovi iPhone programmando la diffusione di aggiornamenti del sistema operativo che, di volta in volta, rendono più lenti i vecchi modelli.

Le motivazioni tecniche illustrate da Apple, e verificate da analisti indipendenti, confermano che nel caso delle batterie logore il sistema è pensato per far funzionare i vecchi iPhone ed evitare che si spengano all’improvviso, quindi sembrano esserci basi tecniche sufficienti per ribattere alle accuse. Apple potrebbe invece avere qualche difficoltà in più a rispondere delle accuse sulla mancata comunicazione di questa pratica, avviata da più di un anno senza che fossero avvisati i proprietari degli iPhone.

Costi
Anche se non si sa ancora di preciso quanto, è chiaro che la vicenda degli iPhone con batterie vecchie rallentati avrà un costo significativo per Apple. Gli analisti di Barclay’s, per esempio, stimano che la società potrebbe vendere fino a 16 milioni di iPhone in meno quest’anno, perché molti clienti potrebbero scegliere di sostituire la batteria del loro iPhone 6 spendendo circa un terzo rispetto al solito, mantenendo il loro vecchio smartphone invece di passare a uno dei modelli più recenti. Per Apple potrebbero esserci quindi fino a 10 miliardi di dollari di ricavi in meno, ma altri analisti sono scettici e ritengono sia troppo presto per fare valutazioni. I nuovi modelli offrono comunque diverse funzionalità aggiuntive rispetto agli iPhone 6 e, in molti paesi, le loro vendite sono spinte dagli operatori telefonici che offrono promozioni per acquistarli a rate o pagarli insieme all’abbonamento.