La storia infinita delle bollette ogni quattro settimane

Entro aprile operatori telefonici e pay-tv dovranno mettersi in regola e fatturare alla fine del mese, ma programmano aumenti delle tariffe per rifarsi dei minori ricavi

La legge per vietare a operatori telefonici e pay-tv di fatturare a 28 giorni le bollette, invece che alla fine di ogni mese, potrebbe non portare ai benefici sperati per i consumatori. A quanto pare molte società hanno intenzione di aumentare le tariffe, in modo da mantenere i ricavi al livello precedente all’entrata in vigore della legge. I problemi sull’applicazione del provvedimento sono ancora diversi e, tra le altre cose, riguardano contenziosi legali aperti tra le aziende e l’AgCom, l’autorità delle comunicazioni.

Dall’inizio. La legge 172 approvata alla fine dello scorso anno ha provato a interrompere una pratica molto diffusa tra gli operatori telefonici e Sky: il rinnovo delle offerte ai clienti ogni 4 settimane invece che a fine mese. Questo permetteva alle aziende di riscuotere 13 bollette all’anno invece di 12, nonostante propongano offerte chiaramente mensili. La pratica ha consentito di ottenere ricavi più alti di circa l’8,6 per cento rispetto a quelli che si sarebbero prodotti con la fatturazione mensile. La vicenda – che ha poi portato alla legge – si trascinava da tempo e aveva già visto impegnata l’AgCom nel marzo del 2017, quando era stato chiesto alle aziende di tornare alla classica fatturazione mensile. In quel caso le società avevano presentato un ricorso al TAR.

La delibera di marzo dell’AgCom riguardava gli operatori di telefonia fissa e prevedeva 90 giorni di tempo per adeguarsi. Il passaggio alla fatturazione mensile non è però avvenuto e l’AgCom ha annunciato multe per Vodafone, Tre, Fastweb e Wind da 1,16 milioni di euro ciascuna. Gli operatori dovranno inoltre rimborsare i loro clienti per le cifre in più chieste da giugno, cioè da quando erano scaduti i 90 giorni per passare alla fatturazione mensile. Le aziende confidano TAR per sovvertire questa decisione, e questo spiega in parte perché abbiano continuato a fatturare col metodo delle 4 settimane.

Nella legge 172 si dice che le aziende si dovranno adeguare entro 120 giorni al regime mensile, quindi entro i primi di aprile. Il provvedimento indica un termine massimo, ma naturalmente Tim, Vodafone e le altre sono libere di mettersi in regola prima. Per ora la situazione sembra essere abbastanza caotica, con operatori che vendono ancora le loro offerte a 4 settimane e altri, come Tim, che hanno iniziato a inviare comunicazioni ai loro clienti in abbonamento dicendo che ci saranno aumenti nelle bollette per compensare il passaggio alla tariffazione mensile. Gli aumenti previsti sono dell’8,6 per cento, calcolati evidentemente per coprire i mancati ricavi derivanti dal passaggio al nuovo sistema. Non è ancora chiaro se tutti gli operatori seguiranno la stessa politica degli aumenti, cosa che farebbe sollevare qualche sospetto circa la libera concorrenza e potrebbe attirare nuovamente l’interesse dell’AgCom. Se entro aprile operatori e pay-tv non si dovessero adeguare, la legge prevede un rimborso di 50 euro per ogni cliente.