Donald Trump e Michael Flynn durante la campagna elettorale del 2016. (George Frey/Getty Images)
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  • lunedì 4 dicembre 2017

Il compromettente tweet di Trump su Michael Flynn

Sembra ammettere di aver ostacolato le indagini dell'FBI, tanto che un suo avvocato si è preso la colpa dicendo di averlo scritto lui e male

Donald Trump e Michael Flynn durante la campagna elettorale del 2016. (George Frey/Getty Images)

Un tweet del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla notizia dell’incriminazione di Michael Flynn, il suo ex consigliere per la sicurezza nazionale che ha ammesso di aver mentito all’FBI, ha fatto aumentare i sospetti che Trump abbia ostruito le indagini sulle interferenze della Russia nella campagna elettorale americana.

Sabato Trump ha commentato l’incriminazione di Flynn, che aveva ammesso di avere mentito all’FBI sui contenuti di due conversazioni con l’allora ambasciatore russo negli Stati Uniti avvenute nel dicembre 2016 e ora sta collaborando con le indagini. Trump ha scritto: «Dovetti licenziare il generale Flynn perché mentì al vice presidente e all’FBI. Si è dichiarato colpevole di quelle bugie. È un peccato perché le sue azioni durante la transizione furono legali. Non c’era niente da nascondere!».

Il licenziamento di Flynn, che formalmente si dimise, avvenne a febbraio. Secondo quanto raccontò l’ex direttore dell’FBI James Comey, il giorno dopo Trump gli chiese di chiudere un occhio e «lasciare perdere» l’indagine su Flynn (Comey fu poi licenziato, stando a Trump sempre per via dell’inchiesta sulla Russia). Stando a come l’ha messa Trump nel tweet, però, il presidente sapeva già che Flynn aveva mentito all’FBI quando decise di licenziarlo: e quindi lo sapeva anche quando provò a fare interrompere le indagini sul suo conto nonostante sapesse che fosse colpevole.

Dopo che i primi osservatori hanno iniziato a fare notare questa incongruenza, Trump ha negato di avere chiesto a Comey di interrompere le indagini su Flynn.

A conferma di quanto quel tweet fosse potenzialmente dannoso, anche dal punto di vista legale, domenica un avvocato di Trump, John Dowd, si è preso la colpa sostenendo di aver scritto il tweet lui stesso, formulandolo male. In un’intervista a Reuters, Dowd ha detto: «L’errore è stato che avrei dovuto mettere il mentire all’FBI su un piano temporale diverso, rispetto alla sua ammissione di colpevolezza. Invece li ho messi insieme, e vi ho fatti uscire di testa. Un tweet è una abbreviazione». Secondo Dowd, Trump ha saputo che Flynn mentì all’FBI solo quando il generale è stato incriminato. Dowd si è preso la responsabilità sul tweet, spiegando che è stata la prima e ultima volta che usa l’account del presidente.

L’ammissione di Dowd non ha però concluso le polemiche generate dal tweet di Trump. C’è chi ha detto che se fosse così il legale dovrebbe essere licenziato, perché il suo è stato un errore clamoroso; e c’è chi non gli ha proprio creduto, e crede che sia stato Trump a sbagliarsi, ammettendo che già allora sapeva che Flynn aveva mentito all’FBI, come credono in molti. A sostegno di questa seconda teoria c’è il fatto che Dowd è un avvocato esperto – ha 76 anni – e in passato lavorò al Dipartimento di Giustizia: non uno sprovveduto, insomma, come lascerebbe pensare un errore del genere.

Il tweet di Trump conteneva poi un errore grammaticale («he pled guilty» invece che «he pleaded guilty»), altra cosa che lascia pensare che sia stato scritto proprio da Trump, che spesso scrive male i suoi tweet. Infine, è noto che l’avvocato della Casa Bianca fu avvertito che Flynn aveva mentito all’FBI e alla stampa immediatamente dopo le sue dichiarazioni, il 26 gennaio, da Sally Yates, allora vice procuratrice generale: e quindi si supponeva già che Trump sapesse delle bugie di Flynn quando parlò a Comey.

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