Maggie Gyllenhaal alla sfilata di Self-Portrait a New York, 9 settembre 2017 (Roy Rochlin/Getty Images)
  • Cultura
  • giovedì 16 Novembre 2017

Maggie Gyllenhaal ha 40 anni

Foto e storia di un'attrice che ha evitato l'etichetta di “sorella di Jake” con un sacco di ruoli secondari, ma ha fatto vedere di saper fare anche molto di più

Maggie Gyllenhaal alla sfilata di Self-Portrait a New York, 9 settembre 2017 (Roy Rochlin/Getty Images)

Quando ha iniziato la sua carriera da attrice di cinema, all’inizio degli anni Duemila, non era per niente detto che Maggie Gyllenhaal sarebbe riuscita a diventare famosa come Maggie Gyllenhaal e non come sorella di Jake, suo fratello più giovane e già molto conosciuto per il ruolo da protagonista in Donnie Darko. Ma qualcuno aveva già intuito che aveva molto potenziale: come il direttore del casting di quel film, che nel 2001 consigliò al regista Richard Kelly di prenderla in considerazione per il ruolo della sorella di Donnie. «Sarà un nome grosso, sarà una star». Nacque a New York il 16 novembre 1977, oggi compie quarant’anni e sì, è diventata una star.

La sua famiglia aveva origini svedesi – il nome si pronuncia yllenhall – e i suoi genitori erano dell’ambiente: suo padre è un regista che tra le altre cose ha diretto uno degli ultimi episodi della seconda stagione di Twin Peaks e il film Una donna pericolosa; sua madre è una sceneggiatrice, che vinse un Golden Globe e ottenne una nomination all’Oscar per il film Vivere in fuga di Sidney Lumet. Crebbe a Los Angeles ma si trasferì a New York per studiare letteratura e religioni orientali alla Columbia University. In mezzo aveva già recitato in alcuni piccoli ruoli nei film del padre, e dopo la laurea ebbe anche delle parti in A Morte Hollywood di John Waters e I ragazzi della mia vita con Drew Berrymore. Ma il suo primo ruolo importante fu proprio quello in Donnie Darko.

Donnie Darko fu un grande successo di critica e si guadagnò negli anni successivi la fama di film di culto, forse primo caso del nuovo millennio tra i film indipendenti. Gyllenhaal entrò nel giro di Hollywood e il suo film successivo fu Secretary, nel quale interpretava la protagonista: una segretaria che inizia una relazione con il proprio capo basata sulla sottomissione: andò bene e piacque alla critica, nonostante il tema fosse delicato (la stessa Gyllenhaal ebbe dubbi iniziali, preoccupata che potesse trasmettere un messaggio anti-femminista).

Ebbe poi ruoli secondari nel Ladro di orchidee e in Confessioni di una mente pericolosa, che ebbero un grande successo e le diedero la notorietà definitiva, che la portò a diventare una delle protagoniste in Mona Lisa Smile, insieme a Julia Roberts e Kirsten Dunst. Dopo qualche anno in cui tornò in teatro e fece qualche film meno importante, recitò insieme a Will Ferrell in Vero come la finzione e in World Trade Center con Nicolas Cage: la critica apprezzò le sue performance, e sembrò arrivato il momento in cui si sarebbe sganciata dai film indipendenti o dai ruoli secondari in film medio-importanti. E in effetti, nel 2008, fu scelta per fare Rachel Dawes – assistente procuratrice e fidanzata di Batman – in Il cavaliere oscuro,  che fu uno dei film più di successo nella storia del cinema. In mezzo a personaggi e attori molto ingombranti come Christian Bale/Batman, Heath Ledger/Joker e Aaron Eckhart/Harvey Dent, Gyllenhal riuscì a farsi notare e a dare una certa profondità al suo personaggio.

Il successo ottenuto con il film di Christopher Nolan anticipò quello che sarebbe arrivato l’anno dopo per Crazy Heart, quella che ancora oggi rimane l’interpretazione più importante di Gyllenhaal. Faceva la parte di una giornalista che aiuta un cantante country decaduto e alcolizzato a raddrizzare la propria vita. Gyllenhaal ottenne una nomination all’Oscar, e la sua interpretazione ricevette moltissime critiche positive anche se fu in parte oscurata da quella di Jeff Bridges, che vinse l’Oscar per il migliore attore e sorprese tutti quelli che lo ritenevano un mediocre attore in declino.

Dopo Crazy Heart, Gyllenhaal ha recitato in Hysteria – sull’invenzione dei vibratori – e in Frank, insieme a Michael Fassbender, oltre a tornare a fare teatro. Ma soprattutto è stata la protagonista di The Honourable Woman, apprezzata miniserie britannica della BBC su una donna d’affari che prova a riportare la pace tra Israele e Palestina. Non recita in un film dal 2014, ma quest’anno ha fatto la co-protagonista in The Deuce, la serie di David Simon – creatore di The Wire – con James Franco, sulla legalizzazione dell’industria pornografica nella New York degli anni Settanta. L’ha prodotta HBO e non ha avuto molto successo di pubblico, ma alla critica è piaciuta parecchio.