Gianni Moscon nel 2016 al traguardo della Arctic Race di Norvegia (JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)
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  • domenica 15 Ottobre 2017

Sentirete parlare di Gianni Moscon

Il giovane ciclista trentino del team Sky corre fra i professionisti da neanche due anni e nell'ambiente tutti parlano di lui

Gianni Moscon nel 2016 al traguardo della Arctic Race di Norvegia (JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

La stagione del ciclismo internazionale si concluderà a breve e per il movimento italiano non verrà ricordata come una delle più soddisfacenti. I risultati dei corridori italiani sono stati discreti, e al momento il ciclismo nazionale non sembra poter offrire più di questo. Ci sono tuttavia delle ottime speranze per il futuro, a partire dalle aspettative per la prossima annata di Vincenzo Nibali, e alcuni giovani che sembrano promettere bene, uno in particolare. Si chiama Gianni Moscon e sta concludendo la sua seconda stagione da professionista. Nonostante si sia presentato da poco nel mondo del ciclismo internazionale, in molti già parlano di lui, non solo in Italia ma anche all’estero: qualche giorno fa, per esempio, il quotidiano sportivo francese L’Equipe gli ha dedicato un lungo articolo dal titolo “Gianni Moscon, nemico pubblico numero 1”, per via delle recenti polemiche che hanno accompagnato il suo brillante inizio di carriera.

Moscon ha compiuto 23 anni lo scorso aprile ed è nato e cresciuto in Val di Non, in Trentino Alto Adige, da una famiglia di agricoltori. Il suo ingresso nel ciclismo internazionale ha avuto una rapidità impressionante per chi segue da vicino le corse e a maggior ragione per i semplici appassionati, che in pochi mesi hanno visto uno sconosciuto corridore trentino farsi un nome grazie a prestazioni che raramente degli atleti giovani e inesperti sono in grado di garantire con la continuità di Moscon.

Moscon ha iniziato a praticare ciclismo a otto anni con l’Unione Ciclistica Dalla Torre, in Trentino, e ha continuato a correre per squadre locali (le stesse che nel passato hanno lanciato nel professionismo alcuni grandi corridori trentini, come il campione del mondo Maurizio Fondriest) fino al 2015. Poi, praticamente di colpo, dopo essersi guadagnato la convocazione nella Nazionale italiana Under-23 ma senza neanche passare qualche stagione in una squadra professionistica italiana, per attenuare il salto dal dilettantismo, è stato notato da alcuni dirigenti del team Sky, la squadra inglese che da anni sta dominando il ciclismo internazionale.

Così Moscon è passato di colpo dalla piccola Zalf-Fior di Castelfranco Veneto alla sede londinese del team Sky, peraltro senza sapere l’inglese. Nel salto da una realtà all’altra e nell’ambientamento in una squadra esigente come la Sky è stato aiutato dal campione olimpico su pista Elia Viviani – alla Sky da qualche mese prima di lui – e da uno dei dirigenti che lo hanno voluto ingaggiare, l’ex corridore toscano Dario David Cioni, che dal 2014 è il direttore sportivo della squadra.

La Sky ha la fama di essere una squadra che tende a limitare l’intraprendenza della maggior parte dei suoi corridori, per metterli quasi esclusivamente al servizio degli uomini migliori, che fino ad ora sono stati Chris Froome, quattro volte vincitore del Tour de France, e lo spagnolo Mikel Landa. Ma la Sky offre anche altissime competenze e mezzi che si faticano a trovare in altre squadre. Inoltre, come riferito da Moscon in una recente intervista, lavorare a contatto con così tanti campioni è un’opportunità unica per un ragazzo della sua età: perché oltre a Froome e Landa ci sono anche l’ex campione del mondo Michał Kwiatkowski e il due volte campione olimpico Geraint Thomas.

Negli ultimi due anni Moscon ha fatto vedere un talento che potenzialmente potrebbe portarlo fra i migliori ciclisti della sua generazione, ma è ancora presto per capire che ciclista sarà, se più adatto alle corse di un giorno o a quelle a tappe, perché va forte in entrambe. E proprio il talento gli ha fatto letteralmente bruciare ogni tappa fin qui, tanto da scalare persino le gerarchie della squadra più competitiva in attività. Già nell’anno del suo esordio nel professionismo, la Sky lo ha scelto per correre il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix, con il ruolo di gregario a sostegno della squadra. Le due ottime prove hanno convinto i dirigenti della Sky a portarlo ad agosto all’Arctic Race di Norvegia, una corsa di quattro tappe. Anche lì Moscon è riuscito a sfruttare al massimo l’opportunità: prima diventando l’uomo di punta della squadra dopo aver dimostrato di avere una condizione migliore di quella dei suoi compagni, poi con una vittoria di tappa e infine con la vittoria della corsa.

Il 2017 è stato l’anno della sua definitiva affermazione come uno dei migliori talenti emergenti del ciclismo, con un 15mo posto al Giro delle Fiandre, un quinto posto alla Parigi-Roubaix e un terzo posto al Giro di Lombardia. Nel mezzo ha vinto la prova a cronometro dei campionati italiani ed è arrivato quinto, con meno di un minuto di ritardo da Fabio Aru, il vincitore, nella prova in linea. A settembre invece ha corso il suo primo grande giro, la Vuelta di Spagna, in cui è stato fondamentale per la Sky, che lo ha utilizzato per “tirare” il gruppo, ovvero per aumentare i ritmi nei tratti in salita (e ce ne sono stati molti) e creare una posizione di vantaggio per i compagni a ruota. Chris Froome, capitano della Sky e vincitore della Vuelta, nei giorni della corsa ha parlato di lui dicendo: «Gianni è impressionante, lo sapevamo già da come aveva corso altrove, ma quello che sta facendo al suo primo grande giro è un lavoro incredibile. Faccio fatica persino io a stargli a ruota».

Il 2017, tuttavia, è stato anche un anno complicato per Moscon. A fine aprile, al termine di una tappa del Giro di Romandia, è stato sentito rivolgere un insulto razzista al corridore francese Kévin Réza, con cui si era scontrato in corsa, poco prima della volata. Moscon e Réza si sono chiariti, dopo le scuse del primo, e successivamente la Sky ha deciso comunque di sospenderlo dalle attività per sei settimane.

Pochi mesi dopo, ai campionati mondiali di Bergen, in Norvegia, Moscon è stato squalificato per essersi fatto trainare per qualche metro dell’automobile ammiraglia della Nazionale italiana, dopo essere caduto a una quarantina di chilometri dall’arrivo. La vicenda è stata poi spiegata brevemente dall’allenatore della Nazionale italiana, Davide Cassani, che su Twitter ha scritto: «Vi prego, Moscon non c’entra nulla. Sono io che ho sbagliato e mi assumo tutte le responsabilità, e chiedo scusa soprattutto a Gianni». L’ultima vicenda controversa che lo ha visto coinvolto è accaduta a inizio ottobre nel corso della Tre Valli Varesine, in cui è stato accusato da Sébastien Reichenbach, il corridore svizzero che aveva assistito alla lite con Réza, di averlo fatto cadere a terra di proposito lungo una discesa. Reichenbach ha denunciato Moscon, che però sostiene che la caduta sia stata causata dallo stesso Reichenbach, a cui sarebbero scivolate la mani dal manubrio.

Le ultime due vicende in cui è stato coinvolto, tuttavia, sono situazioni che un ciclista si può trovare ad affrontare nel corso di una carriera. Moscon ci si è ritrovato al secondo anno da professionista, lo stesso anno in cui si è affermato come uno dei più grandi talenti in attività. È ancora giovane per l’età media dei ciclisti professionisti, e soprattutto inesperto, ma chi ha avuto modo di allenarlo ne parla come un ragazzo tranquillo che non ha mai avuto problemi caratteriali, e che ha solo bisogno di tempo per crescere e acquisire l’esperienza che gli manca.