Il Trinity College dell'Università di Cambridge, il 17 aprile 2017 (Melanie Stetson Freeman/The Christian Science Monitor
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  • domenica 20 Agosto 2017

Cambridge University Press ha accettato la censura cinese

Ha rimosso dal suo sito cinese centinaia di articoli su argomenti come il Tibet e il massacro di piazza Tienanmen, subendo molte critiche

Il Trinity College dell'Università di Cambridge, il 17 aprile 2017 (Melanie Stetson Freeman/The Christian Science Monitor

Aggiornamento lunedì 21 agosto – In seguito alle pressioni della comunità accademica, Cambridge University Press ha deciso di sbloccare tutti gli articoli che erano stati oscurati dai siti cinesi su richiesta del governo.

Cambridge University Press, la casa editrice inglese di proprietà dell’Università di Cambridge fondata nel 1534, ha accettato di rimuovere centinaia di articoli dai suoi siti cinesi su richiesta del governo della Cina, noto per le restrizioni e le censure imposte ai suoi cittadini su internet. Venerdì Cambridge University Press, rispondendo a una lettera scritta dal direttore della rivista per denunciare la censura subita, ha confermato che circa 300 articoli del China Quarterly, una rivista accademica rispettata, non potranno essere consultati in Cina. La casa editrice ha giustificato la propria decisione dicendo che era l’unico modo perché il resto dei contenuti del suo sito rimanesse visibile in Cina, visto che i siti di altre case editrici che non si sono adeguate alle richieste del governo cinese sono stati oscurati nel paese.

Tra gli articoli bloccati, alcuni parlano del massacro di piazza Tienanmen, altri degli effetti negativi della Rivoluzione culturale voluta da Mao Zedong, altri della lotta per la democrazia a Hong Kong o delle tensioni tra gruppi etnici nello Xinjiang e in Tibet: il governo cinese ne ha chiesto la rimozione per ragioni politiche. Molti accademici e molti attivisti hanno criticato la scelta di Cambridge University Press. Tra questi c’è il politologo Andrew Nathan della Columbia University, uno dei maggiori esperti al mondo di questioni cinesi e il cui lavoro ha subito a sua volta la censura, secondo il quale la lista degli articoli che il governo cinese ha chiesto di rimuovere è stata messa insieme con una banale ricerca di parole chiave.

Nel comunicato di Cambridge University Press sulla questione c’è anche scritto che alla fiera del libro di Pechino, che si svolgerà la prossima settimana, la casa editrice cercherà di raggiungere un nuovo accordo con la Cina.