Marco Asensio esulta dopo il gol segnato nel ritorno di Supercoppa di Spagna contro il Barcellona (Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)
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  • giovedì 17 Agosto 2017

È ora di conoscere Marco Asensio

Il nuovo fenomeno spagnolo del Real Madrid segna ovunque e perseguita il Barcellona, non solo per i gol che gli ha fatto

Marco Asensio esulta dopo il gol segnato nel ritorno di Supercoppa di Spagna contro il Barcellona (Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

A ventuno anni Marco Asensio, trequartista del Real Madrid da due stagioni, ha segnato al suo debutto in Liga, in Coppa del Re, in Supercoppa UEFA, in Supercoppa di Spagna, in Champions League e nella finale di Champions League. Alcuni di questi gol sono risultati decisivi, altri hanno contribuito a mettere al sicuro le vittorie, che in appena due anni sono state tantissime per un ventunenne: Liga, Champions League, Supercoppa UEFA e di Spagna del 2017 e Mondiale FIFA per club del 2016. Asensio ha segnato il quarto gol del Real Madrid nella finale di Champions League vinta contro la Juventus lo scorso giugno, e come ogni marcatore di una finale di Champions il suo nome dice qualcosa a tanti: nel Real Madrid però è ancora un riserva e davanti a lui, nelle gerarchie della squadra, ha almeno altri tre giocatori. Deve ancora giocare una stagione da titolare ma giunto a questo punta sembra che nulla potrà impedirglielo in futuro: dopo le sue ultime prestazioni non si sa ancora per quanto il Real e il suo allenatore Zinedine Zidane potranno lasciarlo in panchina.

Il suo gol nel ritorno di Supercoppa contro il Barcellona.

Asensio ha già parlato delle sue intenzioni per questa stagione: «Sono molto tranquillo. Quest’anno voglio giocare di più, ma con calma e sacrificio, le due cose che mi hanno portato fin qui. Continuerò a lavorare e a sfruttare ogni occasione che mi verrà data». Probabilmente nessun altro calciatore ha saputo sfruttare così bene le poche occasioni avute in un così grande club. Asensio non è cresciuto nel Real Madrid ma è stato comprato nel 2015 dal Maiorca. Ha debuttato al Bernabeu a vent’anni e le sue partite sono sempre state un crescendo: già questo è di per sé impressionante, se si tiene conto che giocare bene a Maiorca – o all’Espanyol, dove è stato in prestito un anno – è un conto, giocare bene al Real Madrid, avendo a disposizione solo pochi minuti ogni due, tre settimane, peraltro con una delle squadre più forti che il Real abbia mai avuto, è ben altra cosa.

Il giorno in cui venne presentato al Santiago Bernabeu, dopo che il Real lo aveva comprato un anno prima per soli 3,5 milioni di euro dal Maiorca, la sua storia divenne nota a tutti. Sul palco della sala allestita per la presentazione infatti, Asensio si commosse al punto da non poter continuare più a parlare appena pronunciò il nome della madre, Maria Willemsen. La madre era olandese e morì di cancro quando lui aveva 15 anni. Asensio – chiamato Marco in onore di Marco Van Basten – giocava a calcio con una piccola squadra di Maiorca e crebbe quindi con il padre, impiegato presso un supermercato della città, e il fratello maggiore, un agente di polizia. A Maiorca era già considerato un grandissimo talento e la squadra più importante dell’isola, il Real Club Deportivo, lo prese nelle sue giovanili all’età di sette anni. Esordì in prima squadra dieci anni dopo nel campionato di seconda divisone e diventò titolare fisso l’anno successivo. Pochi mesi dopo era già un giocatore del Real Madrid.

Nella stagione 2015/2016, la prima da giocatore del Real Madrid, Asensio è andato in prestito all’Espanyol. Negli anni precedenti si era fatto notare da tutti per le sue caratteristiche offensive; a Barcellona, invece, con un anno di maturità in più, lo hanno impiegato come regista avanzato, quindi ben più lontano dalla porta, perché di gran lunga il giocatore più completo e tecnico della squadra. A Barcellona ha concluso la stagione con solamente 4 gol in 34 presenze ma gli assist decisivi sono stati 18, il che vuol dire 18 gol per gli altri giocatori dell’Espanyol. L’anno successivo il Real Madrid lo ha richiamato e aggregato alla prima squadra, dove tuttora è l’ultima scelta in un reparto offensivo che conta già Cristiano Ronaldo, Bale, Benzema, Isco e fino a pochi mesi fa Morata e James Rodriguez.

Con il Real Madrid di Zidane, Asensio ha giocato la sua prima partita ufficiale nella Supercoppa UEFA contro il Siviglia, segnando il primo dei tanti gol al debutto realizzati nella passata stagione, uno più bello dell’altro. Con il Real Madrid ha consolidato anche il suo posto nella Nazionale spagnola Under-21, dopo aver guadagnato la convocazione nella Nazionale maggiore nell’anno passato all’Espanyol.

L’ascesa nel calcio spagnolo di Asensio non solo rappresenta alla perfezione il gran momento del Real Madrid, che vince qualsiasi cosa ed è in un periodo in cui gli va praticamente tutto bene, ma è considerata anche come una delle prove che testimoniano la cattiva gestione dell’altra grande squadra del paese, il Barcellona. I più critici nei confronti della dirigenza del club catalano infatti accusano il club di essersi lasciato sfuggire un talento maiorchino, sui cui solitamente, per una questione geografica e culturale, il Barcellona è sempre arrivato prima degli altri club.

Pochi giorni prima aveva segnato così al Camp Nou.

Ma è vero anche che Asensio è sempre stato un tifoso del Real Madrid e il suo sogno da calciatore era arrivare a giocare a Madrid: girano diverse foto che lo ritraggono da bambino con la maglia del Real assieme al fratello, anche lui tifoso del Real, e lui stesso non ne ha mai fatto mistero. Le critiche nei confronti del Barcellona, tuttavia, sono continuate e nell’ultima settimane se ne è tornati a parlare con insistenza per via dei due gran gol che Asensio ha segnato proprio al Barcellona nell’andata e nel ritorno della Supercoppa di Spagna. Nella prima partita, dopo aver segnato, ha mostrato la maglia al pubblico del Camp Nou, un po’ come fece Messi l’anno scorso nel classico di fine campionato.

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