(ANSA/DANIELE MASCOLO)
  • Italia
  • sabato 29 Luglio 2017

La versione del direttore generale dell’ATAC sulle sue dimissioni

Bruno Rota ha dimostrato che le aveva presentate giorni fa, e che non è stato cacciato dall'amministrazione di Virginia Raggi

(ANSA/DANIELE MASCOLO)

Nei giorni scorsi i giornali italiani hanno riportato la notizia che Manuel Fantasia, amministratore unico di Atac (l’azienda di trasporto pubblico di Roma) nominato lo scorso settembre dalla sindaca Virginia Raggi, aveva ritirato le deleghe di Bruno Rota, che di Atac era direttore generale. Rota ieri ha però smentito questa versione, dimostrando di aver presentato volontariamente le dimissioni diversi giorni fa: in alcune interviste uscite sui giornali di oggi ha spiegato che l’amministrazione di Raggi ha provato a sostenere di “averlo cacciato”, quando in realtà hanno provato a convincerlo a restare.

Rota era stato nominato direttore dell’Atac la scorsa primavera, dopo che si era fatto conoscere per aver risanato l’Azienda Trasporti Milanesi (ATM): il suo compito era quello di fare lo stesso con Atac, un’azienda con enormi debiti, problemi di personale e continui scioperi e disservizi. Rota non è riuscito a lavorare come avrebbe voluto, e giovedì ha dato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha descritto in termini molto duri la situazione disastrosa dell’azienda, definita «pesantemente compromessa e minata, in ogni possibilità di rilancio organizzativo e industriale». L’intervista, secondo quanto hanno scritto i giornali, ha causato ulteriori contrasti tra Rota e Virginia Raggi, che avrebbe deciso di licenziarlo. Fantasia ha infatti annunciato lo stesso giorno di avergli rimosso le deleghe.

In realtà, ha spiegato Rota, lui aveva rassegnato le dimissioni lo scorso 21 luglio, ma «sono stato pregato di restare (e non era la prima volta)». Prima Atac ha smentito, ribadendo che Fantasia aveva chiesto le sue dimissioni giovedì, ma Rota ha diffuso una lettera che prova la sua versione. Raggi, dice Rota, ha provato a convincerlo a rimanere fino alla pubblicazione dell’intervista sul Corriere. L’Atac stava infatti valutando un’importante proposta di Rota, che secondo lui è l’unica possibilità per l’azienda di evitare il fallimento: il concordato preventivo in continuità, cioè una procedura regolata da un Tribunale per permettere a un’azienda molto indebitata di continuare le proprie attività.

Rota ha spiegato a Repubblica di aver «mantenuto la notizia [delle sue dimissioni] riservata, come mi era stato richiesto. Vedo però che questa correttezza viene ripagata con comportamenti non di pari correttezza e quindi sono costretto a precisare questa circostanza». Rota ha poi aggiunto «come si possa silurare un manager che ha dato le dimissioni da sette giorni resta un mistero dell’amministrazione capitolina. Forse l’ennesimo tentativo di ingannare l’opinione pubblica senza rispettare dignità e lavoro». Nell’intervista al Corriere della Sera ha detto che la vicenda «la dice lunga sulla serietà di queste persone. È l’ennesima dimostrazione che avevo visto giusto, che ho fatto bene ad andarmene per tempo», definendo peraltro i membri dell’amministrazione di Raggi «dei delinquenti». Al Messaggero, Rota ha raccontato: «All’inizio non capivo bene di chi mi dovevo fidare, mi fidavo solo della Raggi. Poi mi è sembrato di aver capito di chi dovevo fidarmi. Però i fatti dimostrano che non ci avevo capito molto».