Usain Bolt alla partenza dei 100 metri delle Olimpiadi di Pechino del 2008 (Getty Images)
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  • sabato 22 luglio 2017

Forse abbiamo capito perché Bolt va così forte

Chi segue l'atletica ritiene da tempo che abbia una specie di vantaggio fisico, un gruppo di ricercatori di Dallas potrebbe avere capito qual è

Usain Bolt alla partenza dei 100 metri delle Olimpiadi di Pechino del 2008 (Getty Images)

La simmetria delle falcate è importante per la velocità? Avere uno stile di corsa asimmetrico, e ottimizzarlo, porta dei vantaggi alla corsa o ne limita la velocità? Queste sono le principali questioni a cui un gruppo di ricercatori della Southern Methodist University di Dallas sta cercando spiegazioni da tempo. Tutto è iniziato dallo studio delle prestazioni di Usain Bolt, il miglior velocista della storia, detentore di due record del mondo individuali – quello dei 100 e dei 200 metri – e di 8 medaglie d’oro olimpiche. I ricercatori della SMU, il cui progetto è nato proprio per studiare specificatamente le incredibili prestazioni di Bolt, hanno infatti notato che la sua corsa è irregolare e asimmetrica più della media, e non capiscono se questo per Bolt sia un vantaggio o uno svantaggio.

La definizione più calzante per la serie dei successi ottenuti in carriera da Usain Bolt è “dominio”: ha vinto la medaglia d’oro sia nei 100 metri sia nei 200 metri alle ultime tre Olimpiadi, e da sette anni detiene i record del mondo su entrambe le distanze. Negli ultimi dieci è stato battuto una sola volta in una finale di un torneo internazionale, nel 2007. A rendere ancora più speciale e straordinaria la sua storia, è il fatto che Bolt ha un fisico diverso da tutti i velocisti arrivati ad alti livelli nella storia dell’atletica leggera: è alto quasi due metri – 1 metro e 95 centimetri, per la precisione – con gambe lunghe lunghe da mezzofondista. Ma la storia di Bolt non è solo quella di un atleta che vince nonostante abbia caratteristiche fisiche diverse da tutti gli altri: è la storia di un atleta che è riuscito a rimanere il più forte per dieci anni consecutivi in uno sport in cui tutti gli altri si limitano a un picco di 3, 4 anni. Cosa che ha portato gli esperti di atletica leggera a ipotizzare che il suo fisico abbia qualcosa in più degli altri, anche se nessuno ha mai saputo identificare quel qualcosa.

Oggi Bolt ha 30 anni e fra un mese esatto ne compirà 31. Venerdì scorso ha disputato la sua penultima gara sui 100 metri — al meeting Herculis di Monaco — e non solo ha vinto, ma con un tempo di 9 secondi e 95 ha stabilito il suo record stagionale. Nelle prime settimane di agosto correrà le ultime due gare della sua carriera: i 100 metri e la staffetta 4×100 ai Mondiali di atletica di Londra. Poi si ritirerà. A quel punto i ricercatori di Dallas sperano che Bolt si conceda ad alcuni test nei loro laboratori per cercare di venire a capo ai dubbi che ancora persistono sul suo stile di corsa. Stando ai loro studi, infatti, la corsa di Bolt presenta un’unica evidente anomalia: durante la corsa il picco di forza che la sua gamba destra esercita sulla pista è del 13 per cento maggior rispetto alla forza esercitata dalla gamba sinistra, che però poggia a terra più a lungo della destra di circa il 14 per cento del tempo.

Fino ad ora i ricercatori non sono andati oltre. Questo vuol dire che non sono ancora in grado di determinare come influiscano questi dati nelle prestazioni di Bolt: potrebbero essere la ragione principale dietro i suoi successi, ma potrebbero anche averlo “frenato” in tutti questi anni. È molto probabile che la corsa asimmetrica di Bolt sia causata dalla diversa lunghezza delle sue gambe — la destra è più corta di circa un centimetro rispetto alla sinistra – dovuta alla scoliosi, la curvatura laterale della colonna vertebrale di cui è affetto fin dalla nascita. «La teoria che stiamo seguendo è che Bolt abbia probabilmente ottimizzato la sua velocità, e che l’asimmetria rifletta questo fatto»: in altre parole, Bolt potrebbe aver trovato lo stile di corsa più adatto per il suo fisico dopo aver modificato i suoi movimenti per via della scoliosi. Di conseguenza, rendere di nuovo simmetrica la sua corsa a questo punto della carriera probabilmente la rallenterebbe.

I ricercatori della SMU di Dallas stanno quindi cercando di organizzare una serie di test da condurre su Bolt in persona, da effettuare anche dopo il suo ritiro definitivo dalle corse. Per ora hanno avuto contatti solo con il suo agente, Ricky Simms, che si è detto molto interessato agli studi e ha fornito ai ricercatori diverse informazioni sui suoi problemi fisici, alcuni dei quali persistono tuttora e richiedono a Bolt dei lunghi periodi di riposo. Simms ha poi riferito via mail che Bolt non è il tipo di persona che dedica attenzioni a questo tipo di cose, ma che con ogni probabilità sarà felice di aiutare la ricerca una volta conclusa la sua carriera.

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