Un gruppo di migranti sui boschi sopra Ventimiglia, diretti in Francia (ANSA)
  • Italia
  • mercoledì 12 luglio 2017

I migranti che muoiono al confine di Ventimiglia

Da settembre ne sono morti 11 – annegati, fulminati o investiti – mentre cercavano di arrivare in Francia

Un gruppo di migranti sui boschi sopra Ventimiglia, diretti in Francia (ANSA)

Negli ultimi anni Ventimiglia è diventata una delle città italiane che ha più problemi nella gestione dei migranti. Dato che si trova al confine con la Francia, è la meta di moltissime persone che ci arrivano in treno sperando di oltrepassare il confine (e magari raggiungere i propri parenti che si trovano già in territorio francese). Dall’estate del 2015 le autorità francesi fermano chiunque entri illegalmente: di conseguenza i migranti provano a entrare in Francia passando per pericolosi e poco attrezzati sentieri di montagna, che passano vicino a gallerie dell’autostrada e del treno e ripidi strapiombi. Da settembre 2016 undici di loro sono morti nel tragitto. Open Migration, un sito di news che si occupa di migrazioni, ha raccontato le storie di alcuni di loro.

Si chiamava Alfatehe-Ahmed Bachire, aveva 17 anni e veniva dal Sudan. È lui l’ultimo migrante morto al confine italo-francese, lo scorso 13 giugno, annegato alla foce del fiume Roja. Testimoni raccontano del tentativo di recuperare una scarpa finita in acqua e di un incidente che si trasforma in tragedia. Per Intersos, Ong impegnata a Ventimiglia nell’assistenza legale e sanitaria dei migranti fuori dal sistema di accoglienza, questa morte non sarebbe una semplice fatalità, ma la conseguenza del degrado in cui, da mesi, si trovano a vivere i migranti arrivati in città nel tentativo di attraversare la frontiera.

“È una morte che fa rabbia e di fronte alla quale lo stato non può chiudere gli occhi”, spiega Cesare Fermi di Intersos, “perché nasce da una perdurante e vergognosa condizione di degrado, deliberatamente alimentata nel territorio di Ventimiglia da una politica di militarizzazione, repressione e negazione dell’accoglienza: respingimenti arbitrari di minori da parte della polizia di frontiera sul lato francese, rastrellamenti e deportazioni sul lato italiano”.

Non è la prima volta che un migrante muore nel fiume che attraversa Ventimiglia. Il 21 novembre 2016 un uomo era stato travolto dalle acque; il suo corpo non è mai stato ritrovato. E sono 11 i migranti morti dal settembre 2016 al confine tra l’Italia e la Francia: otto di loro sono rimasti uccisi nel tentativo di attraversare il confine mentre tre sono deceduti quando ancora si trovavano a Ventimiglia. Ai due casi già citati si aggiunge quello del migrante investito il 4 gennaio 2017 nei pressi del centro di accoglienza allestito dalla Croce Rossa al Parco Roja. Nell’impatto ha perso la vita anche il conducente italiano della vettura.

Stando a quanto dichiarato dalla Polizia di frontiera durante una conferenza stampa organizzata alla vigilia del G7 di Taormina, nel corso del 2016 – considerando i valichi di Ponte San Ludovico, Ponte San Luigi, Olivetta San Michele, Fanghetto, così come alla stazione ferroviaria di Ventimiglia e la barriera autostradale dell’A10 – sono stati effettuati dalle autorità 17.048 respingimenti. “La decisione francese di ripristinare i controlli alla frontiere risale all’11 giugno 2015”, racconta il direttore della Caritas di Ventimiglia-Sanremo, Maurizio Marmo, “siamo arrivati alla terza estate e rispetto allo stesso periodo dello scorso anno i numeri sono raddoppiati”.

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