La manifestazione finale della "Marcia della giustizia", Istanbul, 9 luglio 2017 (Chris McGrath/Getty Images)
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  • lunedì 10 Luglio 2017

Contro Erdoğan, per 450 chilometri

Ieri è finita la "Marcia per la giustizia", un'enorme protesta contro il presidente turco organizzata dall'opposizione tra Ankara e Istanbul, e durata tre settimane

La manifestazione finale della "Marcia della giustizia", Istanbul, 9 luglio 2017 (Chris McGrath/Getty Images)

Ieri a Istanbul, in Turchia, centinaia di migliaia di persone hanno partecipato al comizio conclusivo della lunga marcia di protesta contro il governo turco organizzata dal Partito Popolare Repubblicano (conosciuto con la sigla CHP), la principale forza politica di opposizione del paese. La “Marcia per la giustizia”, come è stata chiamata, era iniziata lo scorso 15 giugno da Ankara, la capitale, ed è durata tre settimane e 450 chilometri. Nel comizio conclusivo, il leader del CHP, Kemal Kilicdaroğlu, ha detto che la Marcia per la giustizia è stata solo la prima di numerose iniziative che verranno organizzate contro i tentativi del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan di imporre un regime autoritario. «Abbiamo marciato per la giustizia – ha detto Kilicdaroğlu nel suo discorso – abbiamo marciato per i diritti degli oppressi. Abbiamo marciato per i parlamentari in prigione. Abbiamo marciato per i giornalisti arrestati. Abbiamo marciato perché i giudici sono controllati dalla politica».

La marcia è iniziata pochi giorni dopo l’arresto di un parlamentare del CHP, Enis Berberoğlu, accusato di aver trafugato documenti che dimostrano come i servizi segreti turchi abbiano armato alcuni gruppi di estremisti siriani. Berberoğlu nega le accuse e al momento è detenuto in un carcere non molto lontano dal luogo dove si è conclusa la manifestazione. Berberoğlu è una delle 50mila persone che sono state arrestate a partire dal luglio scorso, quando un fallito colpo di stato militare cercò di eliminare Erdoğan.

Oltre agli arresti, che hanno riguardato poliziotti, giudici, militari, insegnanti e decine di giornalisti, Erdoğan ha fatto licenziare o sospendere oltre 140mila dipendenti pubblici e adesso sta spingendo affinché il parlamento approvi una riforma della Costituzione che consegnerà al presidente della Repubblica, cioè a lui stesso, poteri che molti considerano non democratici. Il CHP è il principale partito di opposizione e alle ultime elezioni ha ottenuto il 25 per cento dei voti, contro il 40 raggiunto dall’AKP, il Partito per la giustizia e lo sviluppo, guidato dallo stesso Erdoğan. Il CHP è una formazione di centrosinistra, con una forte componente laica e nazionalista. Insieme al suo leader, Kilicdaroğlu, è stato spesso accusato di essere troppo morbido nella sua opposizione ad Erdoğan.