Amanda Seyfried nel quinto episodio della nuova stagione di "Twin Peaks"

C’è chi dice che la nuova “Twin Peaks” sia meglio della vecchia

Secondo alcuni critici è come una tv che cambia canale a ogni scena, solo che a tenere il telecomando c'è David Lynch

Amanda Seyfried nel quinto episodio della nuova stagione di "Twin Peaks"

Se seguite la critica cinematografica o televisiva americana, vi sarete accorti che la maggior parte delle recensioni della nuova stagione di Twin Peaks – che la scorsa settimana è arrivata al suo ottavo episodio – sono positive, spesso molto positive. Su IMDb la nuova stagione ha 9 stelle su 10, nel giudizio basato sul voto di 12mila utenti; su Rotten Tomatoes il voto medio dei critici è 7,8. L’opinione generale, quindi, è che i nuovi episodi siano all’altezza della vecchia serie, che su IMDb ha una valutazione di 8,9 stelle (comprensibilmente basata su molti più voti) e su Rotten Tomatoes una media di 8,6 per la prima stagione e di 7,7 per la seconda. Un’opinione entusiasta, per esempio, è quella di Alyssa Rosenberg del Washington Post, secondo cui «la stranezza di Twin Peaks la rende la serie perfetta per il 2017», molto più adatta al periodo storico che stiamo vivendo rispetto alla più realistica (si fa per dire) quinta stagione di House of Cards. Un’altra delle recensioni più positive è quella del critico britannico Stuart Heritage, che sul Guardian ha scritto addirittura che «la nuova Twin Peaks è molto meglio dell’originale».

È molto difficile stabilire se il paragone di Heritage abbia senso, dato che, come la maggior parte dei critici ha notato, questa Twin Peaks non è la Twin Peaks degli anni Novanta. È molto più vicina all’immaginario cinematografico (e non televisivo) di David Lynch, quello onirico e sconnesso del suo ultimo e incomprensibile film Inland Empire, che allo stile della vecchia Twin Peaks, in cui il surrealismo era diluito in lunghe parti thriller o simili a una soap opera. Al tempo stesso la stagione è molto legata a quelle precedenti e al film Fuoco cammina con me, tanto che è sconsigliato guardarla per chi non ne sappia nulla.

Per darvi un’idea, se siete completamente profani: a un certo punto si vede l’agente Cooper – il protagonista – insieme a una donna senz’occhi su una specie di scatola di latta sospesa nello spazio, sotto alla quale poco dopo scorre una specie di fantasma del maggiore Briggs, un personaggio secondario della vecchia serie. Non ci sono quasi parole ed è una scena molto lunga, ma secondo la maggior parte dei critici è comunque molto efficace. Poi: c’è un personaggio che torna dai suoi colleghi e da sua moglie avendo perso l’uso della parola e del senno, senza che nessuno se ne stupisca più di tanto; c’è una scatola misteriosa in un grattacielo di New York osservata costantemente da quelli che sembrano servizi segreti, e all’interno della quale si manifesta una specie di entità omicida; ogni tanto appare una specie di fantasma con la pelle annerita che assomiglia ad Abraham Lincoln, e fa cose strane e malvagie. La struttura della serie è stata efficacemente riassunta da Todd VanDerWerff di Vox, che ha scritto: «Quasi ogni sottotrama di Twin Peaks assomiglia al gatto di Schrödinger: sembra incredibilmente importante e del tutto trascurabile allo stesso tempo, e sapremo qual è la verità soltanto quando avremo aperto tutta la scatola per vedere l’intera serie davanti a noi».

Per chi sta guardando la nuova stagione di Twin Peaks e non è in pari: non ci sono spoiler sull’ottavo episodio o su quelli subito precedenti. Fatta eccezione per le GIF.

Ci sono due tipi di persone che stanno guardando Twin Peaks

Per Heritage Twin Peaks è «probabilmente la migliore serie del 2017 per ora». Il suo giudizio, per sua stessa ammissione, è in parte dovuto al fatto di essere un fan di Inland Empire. Come altri critici, Heritage divide le persone che stanno guardando Twin Peaks tra quelli come lui e quelli come sua moglie (una «fedele fan della serie, da molti anni»), che pensano che la nuova stagione sia un po’ noiosa e sono infastiditi dal fatto che sia in gran parte priva di trama, almeno in apparenza. Heritage dice: «Forse sono così infatuato della nuova Twin Peaks proprio perché non avevo apprezzato l’originale. […] Questa mi piace perché rappresenta David Lynch nella sua scontrosità più allegra. È un uomo che può fare qualsiasi cosa voglia. Sono presissimo».

Un altro critico che ha riconosciuto questa spaccatura è VanDerWerff, che delle stranezze, delle mancanze di trama e dell’alternarsi di scene rivelatrici e altre apparentemente senza senso di Twin Peaks ha detto: «Non è mai stata una serie che racconta una storia in modo coerente, ma l’originale procedeva in modo più diretto. Non è che la nuova stagione sia anti-spettatore o anti-trama o qualcosa del genere: è che continua a schizzare da un tipo di serie a un altro, ognuno dei quali va avanti con il proprio ritmo». VanDerWerff ha anche detto che non vorrebbe che ogni serie tv fosse così, ma è contento che almeno una lo sia. È come «una tv che cambia canale all’infinito», ha scritto, ma con il telecomando in mano a David Lynch. Essere sottoposti così alla volontà altrui, che “cambia canale” proprio quando sembra che stiamo per capirci qualcosa, è un po’ crudele ma è anche la cosa che rende la visione di Twin Peaks diversa da qualsiasi altra cosa ci sia in televisione.

Twin Peaks non è televisione normale: non lo era negli anni Novanta, non lo è adesso

Leggendo le varie recensioni di Twin Peaks uscite finora, sia quelle dedicate ai singoli episodi, sia quelle più generali, si ha l’impressione che una delle cose della serie che i critici apprezzano di più è il suo essere diversa da qualsiasi altra serie. È la stessa cosa che si diceva della serie originale negli anni Novanta e all’epoca era sicuramente vero. È anche vero che Showtime, il network televisivo via cavo che ha prodotto la nuova stagione, non ha imposto a Lynch e Mark Frost – il co-creatore della serie – limiti simili a quelli che ABC aveva messo per le prime due stagioni. Ci ha provato, ma Lynch se n’è andato finché non hanno dovuto implorarlo di tornare. Una grossa conseguenza di questa libertà dai tradizionali vincoli televisivi è che la nuova Twin Peaks è come un «film lungo 18 ore», come lo stesso Lynch l’ha presentata: ed è come se ogni scena di questo film fosse stata allungata fino a coprire molto più tempo del dovuto.

Un’altra differenza con le altre serie tv, dice Todd VanDerWerff, è che in Twin Peaks «tutte le emozioni sembrano manifestarsi insieme, cosa che rende le scene della serie più simili a quello che sperimentiamo nella vita»: non ci sono i confini definiti della maggior parte della maggior parte dei programmi televisivi. Secondo Matt Zoller Seitz di Vulture la nuova Twin Peaks è «senza dubbio più radicale dell’originale» e «ci obbliga a guardare la tv in modo diverso». Sono diverse le aspettative che bisogna avere nei confronti della serie, sia per le singole scene sia per il loro significato all’interno dell’eterna-lotta-tra-bene-e-male, che è il tema di Twin Peaks, perché spiegazioni chiare e semplici non sono previste.

Il fatto è che probabilmente, se arriverete a guardare l’ottavo episodio, o anche solo il terzo, delle spiegazioni chiare e semplici non vi importerà molto. Starete guardando Twin Peaks per altre ragioni. L’ha spiegato bene Laura Miller su Slate: «Non c’è la fusione tra la sensibilità artistica e l’intrattenimento mainstream che molto spettatori si aspettavano: è un film di David Lynch da 18 ore di cui gli spettatori conoscono bene gli antefatti. Per coloro che riescono a sentirsi a loro agio con tutte le cose imponderabili di questo regista, l’incantesimo della serie diventa presto irresistibile. Forse questa non è la Twin Peaks con cui siamo cresciuti, la serie che ha cambiato la televisione per sempre mostrandoci fin dove questo mezzo poteva arrivare. Questa è la Twin Peaks per cui siamo cambiati, quella per cui siamo finalmente pronti, ovunque essa voglia portarci».