(Express Newspapers/Getty Images)

Dean Martin faceva di tutto

E lo faceva bene sia da serio sia da scemo, sia da solo sia con Jerry Lewis, con quel suo modo piacione e un po' ubriaco: nacque oggi, 100 anni fa

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Dire che i membri dei duo si dividono in due è allo stesso tempo un gioco di parole e una cosa vera: ci sono quelli che sono rimasti più famosi per quello che hanno fatto insieme a un’altra persona, e quelli che prima o dopo – soprattutto dopo – hanno dimostrato di cavarsela meglio da soli, guadagnandosi una fama autonoma. Come tutte le divisioni categoriche, però, anche questa non aderisce sempre alla realtà: è il caso di Dean Martin, l’attore e cantante americano celeberrimo per il suo carisma piacione e bonario, che diventò famosissimo con Jerry Lewis e lo rimase – senza perderci né guadagnarci sensibilmente, in termini di quantità – quando si mise a lavorare da solo. In un certo senso lui stesso aveva una percezione simile del suo percorso, visto che una volta disse che i due più importanti momenti della sua carriera furono «incontrare Jerry Lewis e lasciare Jerry Lewis». Nacque in una famiglia italo-americana il 7 giugno 1917, cent’anni fa, e morì a 78 anni nel 1995.

Martin lavorò con Lewis per dieci anni, tra il 1946 e il 1956, e fecero in tempo a diventare una delle coppie più famose della storia della comicità americana, raccogliendo l’eredità di Abbott e Costello. Lui era quello belloccio e seduttore – “the King of Cool”, era soprannominato – e che per una mezza leggenda messa in giro dall’attore Phil Harris (e promossa per anni dallo stesso Martin) era costantemente alticcio. Serviva a spiegare il suo perenne sorriso indulgente, il suo incespicare un po’ con le parole, la sua tendenza a uscire dal copione e il suo fare sempre pacato. Non era vero, anche se la sua biografia ufficiale, uscita nel 1992, rivelò che soprattutto da anziano beveva molto. Funzionava bene con Lewis, che faceva quello più scemo e goffo, che lo infastidiva e lo metteva in imbarazzo mentre Martin provava a cantare le canzoni da crooner.

La stessa gag che fece la fortuna di Martin, però, lo penalizzò un po’ quando decise di mettersi in proprio: anche se cantava piuttosto bene, non fu mai considerato un vero cantante. Rimase sempre in mezzo tra l’attore, il comico e il crooner. Ma era bravo, tanto che Elvis Presley parlò di lui come una delle sue principali influenze, e si ispirò direttamente alla sua parlata per “Love Me Tender”.

Martin nacque in Ohio con il nome di Dino Paul Crocetti da un padre italiano (di Montesilvano, in Abruzzo) che faceva il barbiere e una madre italo-americana. Cominciò a cantare nei ristoranti italiani, mentre faceva il croupier e il sollevatore di pesi nel tempo libero. Prima si cambiò il nome in Dino Martini, poi quando conobbe per caso Lewis passò a Dean Martin. Nel 1945 si esibirono una sera nello stesso locale di New York, si trovarono bene e un anno dopo fecero il loro debutto ad Atlantic City. Capirono in fretta che le cose migliori riuscivano loro quando improvvisavano, ricamando sopra i due ruoli figo/goffo che intuirono da subito. Ebbero un gran successo, e si guadagnarono un contratto al Copacabana di New York da 5mila dollari a settimana per tre mesi. Nel giro di tre anni fecero il loro primo film, My Friend Irma, il primo dei sedici che fecero insieme, tutti sulla stessa falsariga. Nel film Occhio alla palla del 1953 era contenuta “That’s Amore”, che diventò la canzone più famosa di Martin, nonché una delle più cantate del secolo scorso.

Quando dopo vari contrasti sciolse il duo con Lewis, non gli venne da subito facile la carriera da solo. Cantare e recitare venendo preso sul serio, dopo 10 anni che lo aveva fatto per fare ridere la gente, non fu facile. Ma con I nuovi leoni, un film di guerra del 1958 di Edward Dmytryk, in cui recitò insieme a Marlon Brando, dimostrò un’abilità di cui lo credevano capace in pochi. Poi recitò in film come Un dollaro d’onore di Howard Hawk e Qualcuno verrà di Vincente Minnelli, ma non ebbe la carriera da attore serio che ci si poteva aspettare. In quegli anni le cose più famose le fece insieme a Frank Sinatra, Sammy Davis Jr., Joey Bishop e Peter Lawford, con i quali formò il “Rat Pack”, un gruppo di comici e cantanti che facevano ridere perché erano bravi e perché si vedeva che erano molto amici anche quando non erano sul palco. Secondo il New York Times, il Rat Pack ha contribuito a rafforzare il rapporto tra politica e mondo dell’intrattenimento negli Stati Uniti: e il presidente John F. Kennedy era un membro onorario del gruppo, in effetti.

“Everybody Loves Somebody” uscì nel 1964 e fu la canzone che rese di nuovo interessante la sua carriera da cantante, una volta lasciato Lewis. L’anno dopo cominciò il The Dean Martin Show, una trasmissione di varietà che andò avanti su NBC per otto anni e rese ancora più trasversale la sua fama di comico sensazionale e di affascinantissimo intrattenitore. Dalla seconda metà degli anni Settanta non fece più molte cose, a parte alcuni dischi country e qualche film che non ebbero un successo straordinario. Si ammalò di cancro ai polmoni, e morì di crisi respiratoria a Beverly Hills, il giorno di Natale del 1995.