Boris Zivkovic e Carsten Ramelow dopo la finale di Champions League persa contro il Real Madrid (ADRIAN DENNIS/AFP/Getty Images)
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  • martedì 16 Maggio 2017

Storia di un triplete fallito

Diciotto anni fa il Bayer Leverkusen disputò la sua miglior stagione di sempre e arrivò in fondo a tre diverse competizioni, solo che poi, ecco...

Boris Zivkovic e Carsten Ramelow dopo la finale di Champions League persa contro il Real Madrid (ADRIAN DENNIS/AFP/Getty Images)

La sera del 15 maggio 2002 Zinedine Zidane segnò uno dei gol più belli mai visti in una partita di Champions League, peraltro in finale. All’Hampden Park di Glasgow, in Scozia, segnò il gol che permise al Real Madrid di battere 2-1 i tedeschi del Bayer Leverkusen e vincere la sua nona Champions League. Fu un gol stupendo e difficilissimo, perché Zidane dovette coordinarsi alla perfezione per colpire al volo, e in quel modo, una palla che cadeva spiovente da una decina di metri d’altezza. Il gol di Zidane non fece solo vincere la Champions al Real Madrid, ma concluse anche nel peggior modo immaginabile la grande stagione del Bayer Leverkusen allenato da Klaus Toppmöller.

Nonostante Leverkusen abbia una popolazione di oltre 150.000 abitanti, è generalmente considerata parte della periferia settentrionale di Colonia, che si trova pochi chilometri più a sud e conta più di un milione di abitanti. Deve la sua notorietà quasi esclusivamente alla presenza della Bayer, una delle più grandi industrie farmaceutiche al mondo fondata a fine Ottocento a una quarantina di chilometri di distanza da Leverkusen, luogo scelto per ospitarne la sede principale. Da allora la città “vive” grazie alla Bayer, la cui area occupa circa un terzo del suolo cittadino.

Bayer, famosa in tutto il mondo per la sua Aspirina, diede alla città anche una squadra di calcio, il Bayer 04 Leverkusen Fußball, che in origine nacque come squadra aziendale e poi, nel corso degli anni, crebbe fino a diventare un club professionistico. Da almeno quarant’anni il Bayer è una delle squadre tedesche più note e presenti nelle coppe europee. Gioca in Bundesliga ininterrottamente dal 1979 ma non ne ha mai vinta una. Si è piazzata al secondo posto in cinque diverse stagioni, e non arrivò mai così vicino a vincerla come nella stagione 2001/2002.

Klaus Toppmöller, ex calciatore tedesco con alcune presenze nella nazionale della Germania Ovest, arrivò a Leverkusen nel 2001 dopo aver allenato Eintracht Francoforte e Bochum. Fin lì non aveva ottenuto grandi risultati, ma era molto apprezzato per il buon lavoro svolto con squadre di fascia media. Toppmöller arrivò al Bayer dopo che negli anni precedenti la squadra aveva ottenuto un quarto e due secondi posti di fila in campionato. La rosa non era cambiata molto e l’unica cessione rilevante era stata quella del difensore croato Robert Kovač, venduto al Bayern Monaco. Con Toppmöller quell’anno il club acquistò il portiere Hans-Jörg Butt, il terzino Zoltán Sebescen e il centrocampista turco Yildiray Bastürk, che Toppmöller aveva allenato al Bochum.

I nuovi acquisti rinforzarono ulteriormente una squadra già di per sé promettente. C’erano il terzino argentino Diego Placente, un venticinquenne Michael Ballack, il difensore brasiliano Lucio e il suo connazionale Ze Roberto, talentuosa ala comprata dal Flamengo tre anni prima. E poi una “colonna” di giocatori tedeschi, affidabili e di una certa sostanza, composta da Jens Nowotny, Carsten Ramelow, Bernd Schneider e Oliver Neuville.

Ballack dopo una vittoria contro il Liverpool (Clive Brunskill/Getty Images)

Il Bayer di Toppmöller iniziò la stagione molto bene, ottenendo una buona serie di risultati sia in campionato che nelle coppe. Forse inaspettatamente per le previsioni della società, i risultati della squadra andarono presto ben oltre le aspettative. Toppmöller riuscì a creare una delle squadre tedesche più forti degli ultimi decenni, con molti giocatori che poi divennero fra i più noti in circolazione.

La formazione classica di Toppmöller era generalmente schierata in campo con un 4-1-4-1. In porta Butt, in difesa due centrali fisicamente imponenti come Nowotny e Lucio, con quest’ultimo in grado di impostare il gioco. Davanti ai due centrali, Toppmöller ci mise Carsten Ramelow, la cui presenza permetteva ai due terzini, Placente e Sebescen, di partecipare alle azioni offensive senza lasciare sguarnita la difesa. L’unica punta era l’italo-tedesco Oliver Neuville, che nonostante la bassa statura, schierato da solo in attacco faceva muovere le difese avversarie in modo da creare spazi per gli inserimenti dei compagni, aiutati anche dal grande lavoro sulle fasce di Zé Roberto e Schneider. In quella stagione Neuville segnò tredici gol, ma il capocannoniere fu un centrocampista, Michael Ballack, che proprio grazie al sistema di gioco ne segnò addirittura diciassette.

La squadra riuscì a restare nelle prime posizioni della classifica per tutta la stagione, passò tutti i turni della coppa nazionale e lo fece anche in Champions League, dove passò la prima fase a gironi da seconda classificata, con tre punti in meno del Barcellona, e poi anche la seconda, precedendo Deportivo La Coruña, Arsenal e Juventus. Ai quarti di finale rimontò la sconfitta subita all’andata contro il Liverpool vincendo il ritorno 4-2. In semifinale eliminò un’altra squadra inglese, il Manchester United, grazie ai gol segnati in trasferta. Tra aprile e maggio, insomma, il Bayer si trovò a poche partite dall’ottenere quello che oggi chiamiamo triplete, e cioè la vittoria della tre maggiori competizioni a cui un club europeo può ambire in una stagione.

Ze Roberto contro l’Arsenal (Stu Forster/Getty Images)

Ma proprio nel momento conclusivo di una stagione fin lì incredibile, il Bayer iniziò a sgretolarsi. Il 13 aprile iniziò una breve serie di tre partite senza vittorie: pareggiò contro Amburgo e perse contro Werder Brema e Norimberga. In questo modo si fece superare dal Borussia Dortmund, che in tre giornate recuperò cinque punti di svantaggio, riuscendo a vincere la Bundesliga all’ultima giornata, con un solo punto di vantaggio. Pochi giorni dopo, l’11 maggio, il Bayer giocò a Berlino la finale di DFB Pokal – la coppa nazionale tedesca – contro lo Schalke 04. Concluse il primo tempo in vantaggio di 1-0, ma nella ripresa lo Schalke 04 segnò ben quattro gol. Il Bayer ne fece uno con Kirsten, ma non servì a nulla e la coppa andò allo Schalke.

Quattro giorni dopo perse anche la finale di Champions League, l’ultima competizione rimasta. La finale di Glasgow fu probabilmente la miglior partita disputata dal Bayer nell’ultimo mese di stagione, e la squadra s’impegnò tantissimo per evitare un’altra sconfitta, creando molte occasioni da gol e giocandosela alla pari del Real Madrid. Riuscì a rimontare il vantaggio iniziale di Raul con un colpo di testa di Lucio, ma la sconfitta arrivò ugualmente, grazie al gol memorabile di Zidane alla fine del primo tempo.

Michael Ballack e Zinedine Zidane (Phil Cole/Getty Images)

Dopo aver perso tutto quello che si poteva perdere, Toppmöller venne dipinto come un allenatore perdente e il suo Bayer si guadagnò l’appellativo di “Bayer Neverkusen”. Ai cinque giocatori tedeschi del Bayer che parteciparono al Mondiali del 2002 – Butt, Ramelow, Ballack, Neuville e Schneider – andò ancora peggio, dato che poche settimane dopo persero anche la finale contro il Brasile (Lucio, invece, la vinse).

Il Bayer di Toppmöller subì un crollo nelle ultime settimane della stagione molto probabilmente a causa dell’inadeguatezza della sua rosa, i cui titolari arrivarono molto stanchi a giocarsi le partite più tese e sentite nella storia del club. La squadra, infatti, non era stata pensata per affrontare tre diverse competizioni per una stagione intera, e le riserve, nonostante la presenza di ottimi giocatori quali Ulf Kirsten e Dimitar Berbatov, non garantivano lo stesso rendimento dei titolari (il capitano Jens Nowotny saltò le due finali per un infortunio al ginocchio), e soprattutto la stessa fluidità nel gioco, quello che aveva permesso al Bayer di arrivare in fondo a tutto.

L’anno successivo il Bayern Monaco si prese Ballack e Ze Roberto, privando il Bayer di due membri fondamentali della rosa. Poi, nei primi mesi della nuova stagione, diversi titolari s’infortunarono e il rendimento del Bayer calò molto, fino a portare la squadra a ridosso della zona retrocessione. A febbraio Toppmöller venne esonerato e la storia di quel Bayer finì così, in pochi mesi.