Lo spremifrutta hi-tech che non serve a niente

Lo ha inventato una start-up californiana, costa 600 dollari, ma qualche giorno fa Bloomberg ha scoperto che – ehm – è inutile

“Juicero” è una start-up di San Francisco che un anno fa ha messo sul mercato un elettrodomestico – chiamato proprio Juicero – che è una versione molto semplificata delle macchine per fare i succhi di frutta in casa: di fatto è una pressa che spreme a freddo degli appositi sacchetti che contengono frutta già pulita e tagliata e, come mostra un efficace video promozionale della società, promette di poter fare succhi di frutta senza tutte le seccature che comporta normalmente (dal fare la spesa fino a dover pulire tutte le parti della macchina per i succhi). Il Juicero – il cui inventore è un imprenditore che si paragona a Steve Jobs – costava 699 dollari (circa 650 euro) e poi richiedeva di comprare i sacchetti con la frutta prodotti da Juicero, un po’ come si fa con le capsule della macchina per il caffè Nespresso. La società ha raccolto 120 milioni di dollari in finanziamenti, fino a che non si è scoperto che i succhi venivano benissimo anche senza usare la macchina da 699 dollari, solo spremendo i sacchetti con le mani.

Juicero è una società che aveva raccolto molti soldi e interesse e che, come molte start-up californiane, si proponeva di mettere la tecnologia in un ambito in cui apparentemente non serviva, per rivoluzionarlo. Il fondatore della società, Doug Evans, ha 50 anni, segue una dieta rigidamente vegana prevalentemente crudista, e nel famoso video pubblicitario del Juicero compariva a un certo punto per dire che nelle sue vene in pratica scorreva soltanto succo. Nella stessa pubblicità, i due protagonisti scherzavano sul fatto che la loro vita cominciava solo dopo aver scoperto un modo così semplice per fare succhi di frutta. Come ha spiegato Bloomberg, gli investitori in questo periodo sono molto attenti a prodotti come il Juicero, la cui sostenibilità finanziaria è legata al fatto che dopo la vendita di un costoso arnese i clienti sono vincolati all’acquisto continuo di altri prodotti, in questo caso le buste di frutta già tagliata, pronta per essere spremuta.

Un paio di giorni fa però Bloomberg ha scoperto che la macchina non serve a niente, diciamo. Un articolo ha mostrato e spiegato che i sacchetti di Juicero si possono facilmente spremere con le proprie mani, ottenendo lo stesso risultato in un tempo uguale o minore (dipende dalle mani) di quello impiegato dalla macchina. Bloomberg ha anche parlato con un paio di persone che avevano investito nella società che si sono dette deluse dalla cosa.

Juicero ha provato a difendersi con un articolo scritto su Medium dal suo CEO Jeff Dunn, e lo ha fatto con argomenti per certi versi emblematici della filosofia di molte aziende della Silicon Valley, la famosa zona nei pressi di San Francisco, in California, dove hanno sede moltissime start-up e società di tecnologia. Dunn ha scritto che l’articolo di Bloomberg ha trascurato “l’esperienza” legata all’uso di uno strumento come Juicero, e sostiene che l’uso delle mani al posto della pressa interna alla macchina (una cosa che lui ha definito “hacking” dello strumento) non produca lo stesso risultato. Dunn, ex dirigente di Coca-Cola, ha anche detto che l’app Juicero (quella attraverso la quale si possono comprare i sacchetti) permette alla società di mandare notifiche prima che i prodotti nei sacchetti scadano o di bloccare l’uso di certi sacchetti nel caso in cui la società dovesse scoprire qualche problema, e che quindi, insomma, quando si compra la pressa non si compra solo la pressa. Dunn ha anche scritto: «Il valore di Juicero va oltre, molto oltre, quello di un bicchiere di succo spremuto a freddo». Ha poi aggiunto:

Il valore sta nella semplicità con cui un padre pieno di cose da fare può farsi qualcosa per sé mentre aiuta i figli a prepararsi per andare a scuola, senza dover preparare gli ingredienti e pulire dopo aver fatto una spremuta. Sta nella facilità con cui una professionista impegnata che ha bisogno di più frutta nella sua vita ottiene notifiche da un’app prima che il prodotto scada, così da non perdere i soldi che ha speso.

Nonostante la difesa di Dunn, il prezzo del Juicero è stato abbassato molto da 699 dollari a 399, e la società ha deciso di concedere a chiunque abbia comprato un Juicero di poter ottenere un rimborso qualora lo riconsegnasse nei prossimi 30 giorni (a prescindere dalla data d’acquisto e da un’eventuale garanzia). Doug Chertok, uno degli investitori di Juicero, ha comunque detto a Bloomberg che nonostante sia evidente che la pressa non sia utile come presentato dalla società – dice di averlo capito da solo poco dopo aver avuto il prodotto – non crede che questo sia un grande problema, perché la forza di Juicero sta nell’aver provato a replicare un redditizio modello di business anche nel mercato dei prodotti freschi, ed è normale che ci voglia un po’ a far funzionare tutto nel modo giusto.

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