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  • sabato 8 aprile 2017

Chi è il negoziatore di Brexit per l’UE

Si chiama Michel Barnier e nelle prossime settimane si sentirà molto parlare di lui: da dove arriva, cosa ha fatto finora e cosa lo aspetta (di sicuro, niente di facile)

Michel Barnier a Bruxelles nel 2013 (Wiktor Dabkowski/picture-alliance/dpa/AP Images)

Michel Barnier è il responsabile dei negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, scelto nel luglio del 2016 da Jean-Claude Juncker. Rispetto al suo omologo britannico, David Davis, avrà un compito molto complicato, quello cioè di tenere insieme e rappresentare le esigenze di almeno 30 soggetti: i 27 paesi dell’Unione Europea e le tre istituzioni dell’Unione stessa.

Barnier ha 66 anni, è francese e ha una lunga esperienza politica cominciata a quattordici anni nel movimento giovanile vicino al Raggruppamento per la Repubblica, un partito politico di ispirazione gollista attivo dalla fine degli anni Settanta e confluito poi nei Repubblicani, l’attuale nome del principale partito di centrodestra della Francia. Conservatore, è stato eletto più volte deputato e senatore e ha ricoperto molti importanti incarichi: è stato ministro dell’Ambiente, ministro per gli Affari Europei, ministro degli Esteri nel 2004-2005, ministro dell’Agricoltura e consigliere di Stato di Nicolas Sarkozy. Dalla fine degli anni Novanta gli incarichi nazionali di Barnier si sono alternati con gli incarichi a livello europeo: dal 1999 al 2004 è stato commissario per le politiche regionali e per la riforma delle istituzioni, nel 2010 l’ex presidente della Commissione José Manuel Barroso gli aveva affidato la responsabilità del Mercato interno e dei Servizi finanziari e nel 2014 venne nominato commissario europeo per l’Industria e l’Imprenditoria, dopo aver sfidato Juncker alla nomina di presidente della Commissione e aver perso.

Europeista convinto, Barnier è considerato un politico molto esperto, ma il suo nuovo incarico non è stato accolto con molto favore nel Regno Unito. Barnier è ricordato soprattutto per una serie di riforme finanziarie seguite alla crisi del 2008 – quella dei cosiddetti “mutui subprime” americani, finanziamenti concessi a debitori che non potevano sostenerli – e come colui che ha messo un tetto ai bonus dei banchieri, stabilendo che la parte variabile delle retribuzioni non poteva superare il doppio della parte fissa. Le regole sui guadagni volute da Barnier vennero molto criticate nel Regno Unito, anche dall’ex premier britannico David Cameron: alcuni manager britannici parlarono di un intervento “anticapitalista” e i giornali definirono Barnier “l’uomo più pericoloso d’Europa”. Nel luglio del 2016, al momento della nomina di Barnier a capo delle trattative per Brexit, diversi giornali britannici parlarono nel migliore dei casi di una mossa poco conciliante o di una provocazione da parte di Juncker. L’agenzia di stampa AFP scrisse un articolo che si intitolava “La bestia nera della City negozierà Brexit” a nome dell’UE. In molti fecero poi notare che Barnier non parlava nemmeno inglese (cosa che lui ha invece smentito).

Politico ha scritto un lungo articolo su Barnier e sul difficile ruolo che lo attende, ora che la prima ministra del Regno Unito, Theresa May, ha firmato la lettera con la richiesta formale di lasciare l’Unione Europea e di attivare l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona. Alcuni funzionari che sono stati intervistati hanno avanzato dei dubbi sul fatto che il responsabile, almeno formale, dei negoziati non dovesse essere qualcuno che non ha attualmente qualche incarico nella Commissione stessa. Syed Kamall, un europarlamentare britannico che ha lavorato con Barnier, ha dichiarato però che le rappresentazioni che circolano su Barnier sono ingiuste e imprecise. Lo ha definito una persona molto metodica e capace di ascoltare: «Non significa che sia disposto ad accettare, ma è disposto a farsi carico del tuo punto di vista». In Francia Barnier è descritto come una specie di “gentiluomo di campagna”, anche un po’ ingenuo. Altri lo raccontano invece come un uomo «diligente, ostinato, che conosce i suoi limiti, che lavora molto» e che, comunque, è in grado di raggiungere dei compromessi.

Il mese di aprile sarà dedicato alla preparazione delle linee guida dei trattati che verranno adottate dai ventisette stati membri il prossimo 29 aprile: verrà cioè dato mandato alla Commissione Ue (e dunque a Barnier) di negoziare, ma ad alcune condizioni. Dopo la pubblicazione delle raccomandazioni da parte della Commissione e un voto dei ministri degli Esteri degli stati membri a maggioranza qualificata, tra maggio e giugno i negoziati avranno effettivamente inizio. Barnier avrà innanzitutto a che fare con la Commissione europea, con Juncker dunque, ma anche con il capo dello staff di Juncker Martin Selmayr (considerato un funzionario molto potente e poco incline ai compromessi e alle mediazioni) e con un gruppo di esperti della Commissione di cui fa parte anche Sabine Weyand, attuale vicedirettrice generale del dipartimento del commercio della Commissione (Dg Trade). Poi ci sono il Consiglio europeo e Donald Tusk, che qualche giorno fa ha presentato una bozza con le linee guida per il negoziato e che per ora riguardano solo la modalità delle trattative e non il futuro accordo. Il Consiglio interverrà nel processo con una squadra composta da una decina di persone, guidata dal belga Didier Seeuws con cui Barnier si dovrà dunque relazionare. Infine c’è il Parlamento europeo i cui deputati potranno esercitare il diritto di veto sugli accordi. A tutto questo vanno aggiunti i condizionamenti di altri gruppi, come i sindacati ad esempio, e i vincoli legali dei trattati UE: «Barnier sembra avere il margine di manovra di un pilota di jet che deve effettuare un atterraggio in un aeroporto con una sola pista» commenta Politico.

Diversi funzionari intervistati da Politico sostengono che in realtà il protagonista delle trattative non sarà Barnier, ma la Commissione, in cui Barnier avrà un ruolo centrale ma non esclusivo. Altri ancora prevedono che il ruolo di Barnier si concluderà una volta che saranno stabiliti i termini di Brexit e che quando si affronteranno invece i contenuti delle trattative prevarrà la figura di Sabine Weyand, data la sua lunga esperienza nei negoziati commerciali. Una delle difficoltà maggiori che Barnier dovrà comunque affrontare sarà quella di tenere insieme e unite tutte le diverse componenti dell’Unione Europea: i singoli stati, innanzitutto, i quali hanno ciascuno una propria esperienza e un proprio rapporto con il Regno Unito. Alcuni stati membri potrebbero dunque essere tentati, mentre sono impegnati nel processo di consultazione con Michel Barnier, di tenere un canale aperto e preferenziale con il governo del Regno Unito. Ciò che Barnier dovrà poi superare è la rivalità interna fra le istituzioni dell’Unione Europea: Commissione, Consiglio e Parlamento. Diversi commentatori hanno interpretato come un gioco d’anticipo le dichiarazioni fatte da Barnier la scorsa settimana. Il capo negoziatore ha detto che il processo delle trattative con il Regno Unito dovrà essere completamente aperto e trasparente:

«Per giungere a un accordo servirà che i 27 siano uniti, durante questi due anni di negoziati. Non è soltanto nell’interesse degli stati rimasti nell’Unione: il Regno Unito avrà bisogno che tutta l’Unione Europea sia concorde per poter sottoscrivere un accordo, e dunque l’unità dell’Europa è un requisito essenziale. L’unità dei 27 sarà più forte se sarà basata su una piena trasparenza e un dibattito pubblico. Non abbiamo nulla da nascondere».

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