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  • Mercoledì 15 marzo 2017

I voucher stanno per cambiare

Ma non è ancora chiaro come: il governo li vuole modificare per evitare il referendum di maggio con cui la CGIL vuole abolirli completamente

(ANSA / ETTORE FERRARI)
(ANSA / ETTORE FERRARI)

Secondo i giornali, venerdì prossimo il governo presenterà una proposta per modificare il funzionamento dei voucher, i famosi buoni che si possono usare per pagare lavori occasionali. I voucher sono al centro di un referendum che si terrà il prossimo 28 maggio e con cui la CGIL, il principale sindacato italiano, chiede la loro completa abolizione. La modifica che il governo vuole introdurre potrebbe portare all’annullamento del referendum che se si svolgesse regolarmente sarebbe un grosso rischio politico per il Partito Democratico: perché rischia di coalizzare tutte le forze politiche di opposizione, da Forza Italia al Movimento 5 Stelle, e di portare quindi a un risultato simile a quello del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Non è ancora chiaro come il governo intenda modificare i voucher e i principali quotidiani riportano versioni completamente differenti. Secondo il Corriere della Sera, il governo avrebbe deciso di intraprendere l’unica mossa che con sicurezza impedirebbe lo svolgersi del referendum: abolire i voucher per decreto. Repubblica, invece, scrive che in una riunione avvenuta ieri sera tra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il ministro del lavoro Giuliano Poletti e il presidente della Commissione lavoro Cesare Damiano, sarebbe stato deciso di modificarli in maniera sostanziale, senza però cancellarli del tutto. In ogni caso, sarà la corte di Cassazione a stabilire se le eventuali modifiche introdotte dal governo saranno sufficienti ad annullare il referendum.

Dopo l’incontro, Damiano ha detto a Repubblica: «Il testo base prevede già una radicale revisione dell’attuale normativa, nel senso che limita molto l’uso dei voucher che tornano ad essere utilizzabili solo per lavori occasionali e accessori. Potranno essere utilizzati solo dalle famiglie e dalle imprese individuali senza dipendenti. Resteranno escluse tutte le altre imprese e la pubblica amministrazione. Ma non sarei contrario a escludere tutte le imprese».

Se venisse confermata questa linea, i voucher ne uscirebbero significativamente modificati. Oggi sono uno strumento che qualsiasi datore di lavoro può utilizzare per retribuire quasi ogni tipo di lavoro. I principali limiti all’utilizzo dei voucher sono che il singolo lavoratore non può guadagnare in un anno più di 7 mila euro tramite voucher, non può riceverne per un valore superiore ai 2 mila euro da un singolo datore di lavoro e non può essere impiegato all’interno di appalti.

I voucher furono introdotti nel 2001 e per anni sono rimasti di fatto inutilizzati, soprattutto a causa delle severe restrizioni che all’inizio la legge imponeva al loro uso. Soltanto alcune categorie, come studenti e disoccupati di lungo corso, potevano essere pagati tramite voucher, mentre il tipo di lavori che potevano svolgere era molto limitato e doveva avere necessariamente un carattere “saltuario”. Nel corso degli anni la normativa è stata resa sempre più flessibile fino a che, nel 2012, l’utilizzo dei voucher è stato sostanzialmente liberalizzato, eliminando tutti i criteri “soggettivi” e lasciando in piedi solo i limiti al guadagno annuale e quello sul massimo che si può ricevere da un singolo datore di lavoro.

Come risultato, l’utilizzo dei voucher è aumentato moltissimo, in particolare dal 2012 in poi. I “buoni lavoro” venduti – si possono compare anche in tabaccheria – sono passati da mezzo milione nel 2008 a 134 milioni nel 2016. Le ragioni di quest’aumento, però, non sono chiarissime. Una parte si deve alla crescente liberalizzazione nell’utilizzo dello strumento. Ma è durante il governo Renzi che il ricorso ai voucher ha avuto un incremento rapidissimo. Nonostante questo aumento in anni recenti, nessun provvedimento intrapreso dal governo ha direttamente agito sui voucher in maniera significativa. Il Jobs Act ha soltanto alzato il massimale che si può guadagnare in un anno, portandolo da 5 a 7 mila euro. Secondo l’INPS, che misura l’utilizzo di questo strumento, pochissimi lavoratori hanno sfruttato questa nuova possibilità introdotta dal governo Renzi.

Secondo alcuni l’aumento esponenziale nel numero dei voucher è un segnale della crescente precarizzazione del mondo del lavoro. Ad esempio, negli ultimi anni, alcune aziende hanno utilizzato i voucher per sostituire alcune posizioni che normalmente sarebbero state occupate da lavoratori dipendenti, pagando con i buoni lavori un certo numero di lavoratori che si alternavano dove in precedenza lavorava un unico operaio retribuito regolarmente. Non è chiaro però quanto questi casi estremi siano diffusi. La CGIL è comunque del tutto contraria all’esistenza di uno strumento simile ai voucher e ne chiede la completa abolizione, pur facendone spesso uso. I difensori dello strumento sostengono invece che, almeno in un primo momento, i voucher sono stati utili per retribuire una serie di lavori occasionali che altrimenti potrebbero essere pagati quasi esclusivamente in nero: le ripetizioni scolastiche, ad esempio, o i piccoli lavori di giardinaggio. Eliminare i voucher farebbe probabilmente ritornare tutte queste occupazioni nell’economia sommersa, anche se non è chiaro quanto i voucher siano stati utilizzati in questo modo. Per questo, i difensori dei voucher non ne chiedono l’abolizione, ma una modifica, come ad esempio il divieto di uso da parte delle imprese, in modo da eliminare le storture più evidenti, ma mantenere per le famiglie la possibilità di utilizzare questo strumento.