L'interno del Palazzo di giustizia dopo l'esplosione, a Damasco (LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 15 Marzo 2017

Ci sono stati altri due attentati a Damasco

Quattro giorni dopo l'attentato contro i pellegrini sciiti: sono state uccise almeno 31 persone, non è stata fatta alcuna rivendicazione ma si sospetta di un gruppo vicino ad al Qaida

L'interno del Palazzo di giustizia dopo l'esplosione, a Damasco (LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

Mercoledì a Damasco, la capitale della Siria, ci sono stati due attentati suicidi che hanno ucciso almeno 31 persone e ne hanno ferite altre decine. Il primo attacco è stato compiuto nel Palazzo di giustizia di Damasco, vicino alla città vecchia, mentre il secondo in un ristorante del quartiere al Rabweh, più a ovest. Per il momento i media siriani hanno comunicato solo il numero dei morti dell’esplosione al Palazzo di giustizia (31), mentre non si hanno ancora notizie certe su quello che è successo al ristorante, anche se alcune foto che stanno circolando su Internet mostrano l’interno del locale molto danneggiato. L’attentato non è stato ancora rivendicato da alcun gruppo, ma diversi analisti credono che i responsabili siano gli uomini di Tahrir al Sham, un gruppo nato di recente dalla fusione di Jabhat Fatah al Sham (nota per i suoi legami con al Qaida) e altri quattro gruppi estremisti islamisti.

Il ministro della Giustizia siriano, Najem al-Ahmad, ha detto che l’attacco sarebbe stato una ritorsione contro le ultime vittorie militari dell’esercito siriano e contro le vittorie politiche che il regime del presidente Bashar al Assad starebbe ottenendo a Ginevra e Astana. A Ginevra (Svizzera) sono in corso dei colloqui di pace sulla guerra in Siria organizzati dall’ONU, mentre ad Astana (Kazakistan) quelli organizzati da Russia e Turchia, da cui sono esclusi gli Stati Uniti. Per il momento da nessuna delle due conferenze di pace è uscito qualcosa di concreto per il futuro della Siria. Damasco era già stata colpita da un attentato terroristico sabato scorso, quando due esplosioni avevano ucciso decine di persone, soprattutto pellegrini sciiti arrivati in città per visitare i mausolei sciiti del cimitero di Bab al Saghir. L’attentato era stato rivendicato da Tahrir al Sham.

Attacchi di questo tipo non sono così rari nelle zone della Siria dove si sta combattendo la guerra, ma lo sono a Damasco, una città interamente sotto il controllo di Assad. Non è facile dire con esattezza cosa stia succedendo, ma si può fare un’ipotesi. Potrebbe essere un’operazione dei gruppi vicini ad al Qaida per recuperare il consenso della popolazione che abita i territori ancora sotto il controllo dei ribelli siriani. Negli ultimi mesi, infatti, ci sono state diverse tensioni all’interno dello schieramento dei ribelli, cioè quelli che combattono contro Assad (in questa definizione si esclude lo Stato islamico). Le tensioni erano emerse dopo la sconfitta dei ribelli ad Aleppo e avevano sostanzialmente portato alla creazione di due schieramenti: uno guidato da Jabhat Fatah al Sham e l’altro da Ahrar al Sham. Jabhat Fatah al Sham si è unito con altri piccoli gruppi jihadisti e filo-al Qaida e ha formato Tahrir al Sham, responsabile dell’attentato a Damasco di sabato scorso. Alcuni analisti, tra cui Hassan Hassan, dicono che Tahrir al Sham starebbe cercando di imporsi come forza predominante nel campo dei ribelli, ormai sempre più spostato verso l’estremismo islamista, e come l’unica in grado di opporsi efficacemente ad Assad.