Jeff Sessions, procuratore generale degli Stati Uniti NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images)
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  • sabato 11 Marzo 2017

Trump ha licenziato 46 procuratori

Ha chiesto le dimissioni immediate a tutti quelli che erano stati nominati da Obama, e forse l'ha fatto dopo aver visto un servizio in tv

Jeff Sessions, procuratore generale degli Stati Uniti NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images)

Il 10 marzo – il 50esimo giorno di Donald Trump da presidente degli Stati Uniti – la sua amministrazione ha chiesto a 46 procuratori distrettuali di presentare le loro dimissioni: li ha quindi di fatto licenziati. Negli Stati Uniti ci sono 93 procuratori: ognuno è il referente del dipartimento di giustizia per il suo distretto ed è di nomina politica. È prassi che all’elezione di un nuovo presidente i procuratori presentino le loro dimissioni e, in effetti, 47 procuratori nominati da Obama si erano già dimessi subito dopo l’elezione di Trump. Dopo le dimissioni di un procuratore – e prima della nomina di uno nuovo – quel posto viene temporaneamente preso dal suo vice (che non viene nominato dalla politica).

Come ha scritto Leon Neyfakh su Slate, «può sembrare strano, ma questi licenziamenti in massa di procuratori sono una prassi a Washington, e ogni nuovo presidente che in tempi relativamente recenti abbia preso il posto occupato da un presidente dell’altro partito ha fatto più o meno la stessa cosa». In questo caso la cosa strana sembra però essere il modo – piuttosto brusco – in cui l’amministrazione Trump ha chiesto ai procuratori le loro dimissioni e il fatto che – come hanno notato diversi giornalisti – la decisione potrebbe essere arrivata dopo che Trump ha visto un servizio in tv (Trump è noto per guardare ore di tv al giorno e twittare o prendere decisioni dopo aver visto un certo servizio o letto un certo articolo, spesso da fonti inaffidabili).

Il servizio in questione è stato trasmesso da Fox News poche ore prima che venisse diffusa la richiesta di Trump: il giornalista Sean Hannity – molto vicino al presidente americano – ha detto che c’era bisogno di “epurare” il governo federale dagli ultimi rimasugli di amministrazione Obama, eliminando i «sabotatori» (cioè i procuratori) secondo lui responsabili di aver fatto arrivare alla stampa informazioni riservate sull’amministrazione Trump. Hannity ha anche detto che Bill Clinton aveva fatto la stessa cosa appena diventato presidente nel 1993 e che «nessuno si era scandalizzato».

Clinton chiese in effetti le dimissioni di tutti i 93 procuratori nominati nella precedente amministrazione Bush: ma come ha scritto il New York Times, quello che distingue la richiesta di Trump è il modo brusco con cui è stata fatta, perché «nel 1993 non fu chiesto ai procuratori di lasciare il loro incarico in modo così brusco» e in altri casi la sostituzione dei procuratori fu più graduale, e durò qualche settimana. Il New York Times ha anche citato una fonte anonima secondo la quale ai procuratori è stato lasciato un solo giorno per liberare i loro uffici.

Il più noto tra i 46 procuratori “licenziati” è Preet Bharara, il procuratore di Manhattan noto per il suo impegno contro la corruzione. A novembre Bharara aveva incontrato Trump e Jeff Sessions – che ora è procuratore generale – e aveva detto che gli era stato chiesto di conservare il suo incarico. In teoria Bharara e gli altri procuratori non sono obbligati a presentare le dimissioni, e per ora Bharara è uno di quelli che non l’ha fatto. Ci sono anche due procuratori le cui dimissioni sono state respinte: uno è Dana Boente (che per alcuni giorni è stato vice procuratore generale) e l’altro è Rod Rosenstein, che Trump ha nominato come nuovo vice procuratore generale.