In America non c’è una privacy assoluta, dice il capo dell’FBI

In un discorso al Boston College, James Comey ha spiegato che "non c’è qualcosa al di fuori delle capacità di azione del ramo giudiziario"

Il direttore dell'FBI, James Comey (AP Photo/Stephan Savoia)

James Comey, il direttore dell’FBI, ha tenuto ieri un discorso presso il Boston College nel Massachusetts, nel quale ha detto che i cittadini non dovrebbero aspettarsi di avere una “privacy assoluta”, perché il governo ha numerosi sistemi per ottenere informazioni su di loro nel caso di indagini:

In America non esiste una privacy assoluta; non c’è qualcosa al di fuori delle capacità di azione del ramo giudiziario.

Comey ha ricordato che le leggi degli Stati Uniti garantiscono un buon livello di privacy, ma che comunque attraverso autorizzazioni della magistratura, agenzie come l’FBI possono ottenere mandati e permessi per spiare conversazioni, interrogare testimoni e avere informazioni personali: “È una parte vitale dell’essere statunitensi. Il governo non può invadere la nostra privacy senza un buon motivo, stabilito in tribunale”. Comey ha anche aggiunto che:

Nemmeno i nostri ricordi sono privati. Ognuno di noi può essere obbligato a dire quello che ha visto.

Negli ultimi quattro mesi del 2016, l’FBI ha ottenuto permessi per accedere a 2.800 dispositivi elettronici nell’ambito di indagini contro il terrorismo o di controspionaggio. Nel 43 per cento dei casi, ha detto Comey, gli agenti non sono però riusciti a entrare nei dispositivi a causa dei loro sistemi di sicurezza. In passato Comey aveva già criticato i produttori dei sistemi operativi per smartphone, a partire da Apple con il suo iOS, accusandoli di non fornire sufficiente assistenza nelle indagini. Nel caso di iOS, Apple stessa non ha comunque i mezzi tecnici per sbloccare un iPhone.

Comey non ha fatto diretto riferimento alle informazioni riservate sulla CIA diffuse da WikiLeaks, che hanno portato nuove conferme sulle capacità di spionaggio informatico dell’intelligence statunitense.