(Reg Speller/Fox Photos/Getty Images)

Quelli che la mattina ti raccontano i sogni

"Esiste al mondo qualcosa di più noioso del racconto del sogno di un altro?", chiede Annalena Benini sul Foglio, ribellandosi a una pratica invincibile

(Reg Speller/Fox Photos/Getty Images)

L’articolo di Annalena Benini sul Foglio di mercoledì ha generato dibattito anche in redazione al Post, perché quella del racconto dei sogni la mattina è un’esperienza familiare a tutti, ma il mondo si divide in raccontatori di sogni e ascoltatori di sogni, questi ultimi a loro volta ben disposti o rassegnati.

La prima cosa da fare quando ci si sveglia?, chiede Slate ai suoi lettori. Le risposte possibili sono milioni: milioni di gesti unici o ripetibili, abitudini, tic, nevrosi, speranze. C’è chi si lancia dal letto, nudo, direttamente sotto la doccia, chi manda un sms a qualcuno in cucina supplicando: caffè, chi si riaddormenta, chi impreca contro il mondo, chi controlla sulla app del sonno come ha dormito stanotte, e se la app dice: bene, allora si alza felice e pieno di energia. Se invece la app dice: male, sonno agitato, lui corre a raccontarlo a tutti, quanto è stato insonne e che mal di testa, ti prego andiamo via, lo vedi il grafico dei picchi di veglia, questa vita mi sta uccidendo. C’è chi si alza sperando che l’essere umano che gli dorme accanto questa volta sia di buonumore, e chi per prima cosa va a controllare i suoi figli, cani, gatti, pappagalli, e sorride guardandoli dormire. Chi fa le flessioni. Chi il saluto al sole. Chi fuma a letto. Chi beve l’acqua calda con il limone. Chi si infila qualcosa sopra il pigiama e porta giù il cane. Chi sbatte ogni mattina il ginocchio contro lo stesso spigolo del letto.

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