In questa fotografia, scattata dai satelliti di DigitalGlobe, si vedono scavi illegali poco lontani da un sito archeologico conosciuto (GlobalXplorer°)
  • Cultura
  • domenica 26 Febbraio 2017

Volete giocare a fare l’archeologo?

Potete provarci con GlobalXplorer, un sito che permette di esaminare fotografie satellitari alla ricerca di siti archeologici in Perù (e aiutare degli archeologi veri)

In questa fotografia, scattata dai satelliti di DigitalGlobe, si vedono scavi illegali poco lontani da un sito archeologico conosciuto (GlobalXplorer°)

Molti bambini desiderano diventare archeologi una volta cresciuti, e ad alcuni viene detto che è meglio cambiare ambizione perché è già stato scoperto tutto quello che conta. In realtà il lavoro degli archeologi non è affatto finito, e alcune delle più recenti tecnologie hanno fatto nascere una branca dell’archeologica fino a poco tempo fa impensabile, e che potrebbe aiutare a scoprire i reperti più nascosti: è la cosiddetta “archeologia satellitare”, cioè la ricerca di nuovi siti archeologici fatta osservando le foto scattate dai satelliti.

Anche se è ancora un metodo di ricerca sperimentale, l’archeologia “satellitare” può essere l’occasione per diventare archeologi per chiunque abbia lasciato perdere i propri sogni di infanzia – magari ispirati dai film di Indiana Jones o dalla serie tv Relic Hunter – e abbia un computer e una connessione a internet: da qualche settimana infatti esiste un sito, GlobalXplorer, dove dopo essersi registrati e aver visto un breve tutorial si può collaborare gratuitamente con un gruppo di archeologi per trovare siti archeologici in Perù. Per farlo è sufficiente osservare le fotografie presenti sulla piattaforma e segnalare quelle in cui sembrano esserci i segni di un possibile sito archeologico. Secondo gli archeologi di GlobalXplorer, solo l’un per cento dei siti archeologici del mondo è stato trovato.

La fondatrice e presidente di GlobalXplorer è Sarah Parcak, una delle più famose archeologhe americane, che si definisce una “Space archeologist”. Parcak è già comparsa sui giornali di tutto il mondo dopo recente ritrovamento di un insediamento vichingo in Nord America, nell’isola canadese di Terranova: è stata lei a scoprirne le tracce, proprio con i metodi dell’archeologia satellitare. Con lo stesso moetodo, Parcak è riuscita a localizzare molti altri possibili siti archeologici: secondo i suoi calcoli, 17 piramidi, 3.100 insediamenti e un migliaio tombe egizie. Parcak è diventata famosa anche tra chi non si occupa di archeologia grazie a un’apprezzata TED Talk del 2012; per presentare GlobalXplorer ne ha tenuta un’altra nel 2015 in cui ha parlato soprattutto del primo progetto di ricerca della piattaforma, la ricerca di siti archeologici razziati dai cacciatori di reperti storici in Perù. Grazie a questa nuova TED ha vinto il TED Prize, assegnato per la conferenza più meritevole, che prevede anche un premio da un milione di dollari: Parcak l’ha usato proprio per finanziare GlobalXplorer.

Lo scopo della ricerca è trovare i potenziali siti archeologici che hanno subito dei saccheggi e segnalarli alle autorità peruviane in modo che siano difesi da eventuali nuove razzie, e magari un giorno studiati sul campo da una vera missione archeologica. I segni dei saccheggi sono le tracce di scavi fatti in modo incosciente: in pratica dei buchi nel terreno, solitamente visibili a gruppi in zone vicine a siti archeologici già noti. A volte questi scavi vengono abbandonati dai saccheggiatori, per varie ragioni: in quel caso però dal satellite rimangono visibili i contorni delle strutture umane dissotterrate dai saccheggiatori, che gli utenti di GlobalXplorer devono imparare a distinguere.

Ovviamente non basta l’opinione di un singolo archeologo dilettante per escludere o assicurare che in un’immagine satellitare si vedano i segni di un sito archeologico: ognuna delle immagini presenti su GlobalXplorer – fornite dalla società di satelliti DigitalGlobe – viene mostrata a tutte le persone che decidono di collaborare al progetto di ricerca; poi gli archeologi che gestiscono la piattaforma analizzano le immagini che secondo il maggior numero di persone mostrano possibili siti archeologici.

GlobalXplorer comprende anche un sistema per capire se le singole persone che collaborano al progetto sono più o meno brave a localizzare i possibili siti archeologici. Per chiunque si crei un profilo sul sito e inizi a osservare le immagini satellitari c’è un punteggio di affidabilità – da 0 a 100 – che tiene conto dei successi personali. Ad esempio, se ci sono dieci utenti che analizzano un’immagine e nove ritengono che mostri i segni di un possibile sito archeologico, il punteggio dell’unico utente che l’ha scartata verrà lievemente abbassato, mentre quelli degli altri saranno lievemente alzati. Se però le prime nove persone partono tutte da un punteggio personale molto basso (ad esempio 5) e la decima ha un punteggio molto alto (ad esempio 100), il sistema valuterà in modo opposto le loro performance da archeologi: il punteggio personale dei nove poco affidabili sarà ulteriormente abbassato, mentre sarà alzato quello dell’utente evidentemente più bravo.

Andando avanti con il lavoro su GlobalXplorer si passa da un livello a un altro, come in un videogioco: i livelli sono dieci, si comincia come “Wanderer”, cioè “viandante”, e si finisce come “Space archeologist”. Se siete interessati ad aiutare Sarah Parcak e i suoi colleghi, al momento il sito di GlobalXplorer è disponibile sia in inglese che in spagnolo. Questo è il video tutorial per diventare “archeologi dallo Spazio”:

Per gli ex bambini che sognavano di diventare astronomi o astronauti invece c’è Backyard Worlds: Planet 9, un progetto della NASA per cercare nuovi mondi e corpi celesti analizzando le immagini realizzate dalla missione WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer).