Un tifoso della Juventus prima della partita di domenica contro la Lazio (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 23 Gennaio 2017

Serie A, le cose di cui parlare

Contro la Lazio i problemi della Juventus (forse sovrastimati?) non si sono visti, così come quelli dell'Inter sembrano lontani quasi quanto la differenza fra il Napoli e le altre squadre

Un tifoso della Juventus prima della partita di domenica contro la Lazio (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

La 21ma giornata della Serie A poteva riservare delle sorprese: la Juventus aveva una partita impegnativa e avrebbe potuto perdere ancora punti, il Milan avrebbe potuto ritornare a vincere, per giunta contro il Napoli. Invece i risultati hanno rispecchiato i valori delle squadre in questo momento, specialmente nelle partite più importanti: la Juventus ha battuto la Lazio controllando il gioco dal primo all’ultimo minuto, a Palermo l’Inter ha vinto la sua sesta partita di fila, superando momentaneamente il Milan, che sabato sera ha perso contro il Napoli nella partita più divertente e combattuta di questo turno. La Fiorentina invece ha confermato il suo buon periodo battendo il Chievo fuori casa per 3 a 0 e anche Atalanta e Roma hanno fatto quello che ci si aspettava: la prima vincendo con due esordienti 17enni in campo, la seconda vincendo la sua tredicesima partita in casa della stagione – un record per la società – e mantenendo invariata la distanza dalla Juventus.

Ci sono state tuttavia delle sorprese, ma in negativo. Il Torino, senza Andrea Belotti, ha perso nettamente a Bologna, e le due genovesi continuano ad andare male: i campionati di Genoa e Sampdoria sembrano quasi ripetersi a intervalli regolari: iniziano bene, poi si fermano e perdono posizioni fino ad arrivare a ridosso della zona retrocessione (senza rischiare niente di grosso) pur avendo alcuni dei giocatori più interessanti del campionato.

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Un piano preciso?
Si sente dire da inizio stagione: la Juventus è prima in classifica – con potenzialmente quattro punti di vantaggio dalla seconda – nonostante sia stata spesso criticata per il suo gioco non convincente, per i suoi problemi tattici e per la forma dei suoi attaccanti. Finora i suoi migliori realizzatori sono Higuain, Pjanic, Dybala, Khedira e Mandzukic. Ma Higuain, che finora ha segnato 14 gol in 20 partite, non è ancora nella sua miglior condizione e ha iniziato diversi incontri dalla panchina, soprattutto a inizio stagione. Dybala è stato infortunato e ha saltato otto partite, Pjanic ha impiegato un po’ di tempo ad adattarsi al centrocampo juventino e non è raro vederlo partire dalla panchina ancora adesso. Tutti questi giocatori in passato ci hanno abituato a un utilizzo più frequente e una media-gol più alta, ma non è così difficile credere che prima o poi la raggiungeranno, magari anche solo nei mesi finali della stagione, quelli in cui si decidono le cose importanti.

Allegri non ha mai nascosto di essere consapevole che la Juventus non ha ancora la miglior condizione – sia fisica che tattica – ma fin qui ha ottenuto i migliori risultati possibili con il minor sforzo, perdendo contro squadre che contro di lei hanno giocato delle grandi partite, probabilmente le loro migliori in stagione. La Juventus di quest’anno è una squadra creata per competere in tre diverse competizioni fino a maggio: ora quindi dovrebbe iniziare a entrare nella piena condizione, in tempo per giocarsi al meglio la fase a eliminazione diretta della Champions League e gli ultimi mesi di campionato. E mantenerla fino alla fine.

Può essere una prova il numero di giocatori utilizzati fino a qui da Allegri, sia in campionato che in Champions League: hanno giocato tutti tranne Paolo De Ceglie, Federico Mattiello e Rolando Mandragora, le tre vere riserve della squadra, e molti titolari cambiano praticamente a ogni partita: così facendo i giocatori non accumulano stanchezza, e possono arrivare in piena forma alla primavera.

Da inizio stagione abbiamo visto la Juventus perdere e giocare non molto bene, ma quasi come fosse un rischio calcolato. Una settimana dopo la sconfitta di Firenze, contro la Lazio ha giocato una partita pressoché impeccabile, andando in vantaggio di due gol nei primi venti minuti e poi gestendo il resto della partita, non concedendo nemmeno mezza vera occasione da gol a una squadra come la Lazio, la più grande sorpresa del campionato (che però contro le grandi squadre si trova spesso in difficoltà).

Per capire meglio la Juventus di quest’anno si dovrà aspettare il ritorno della Champions League a febbraio, probabilmente il vero obiettivo principale della squadra quest’anno, considerando che potrebbe vincere il campionato sfruttando solo la metà del suo vero potenziale.

La percezione dell’Inter
Quest’anno l’Inter ha avuto degli handicap in partenza: l’esonero di Mancini poche settimane prima dell’inizio del campionato, cosa che si farebbe fatica immaginare accadere a club come Juventus, Chelsea o Atletico Madrid, per fare degli esempi anche nel resto d’Europa. Ha assunto un allenatore il cui metodo di lavoro richiedeva tempo e pazienza per ottenere i primi risultati, ma lo ha licenziato dopo tre mesi. Questo ha fatto nascere molte critiche sia nei confronti della società che della squadra: a un certo punto sembrava ci fosse una confusione totale. Dopo aver passato quasi metà stagione attorno al nono posto, l’Inter ha assunto Stefano Pioli, ha venduto due giocatori ormai fuori dai suoi progetti e ne ha acquistato uno giovane e molto promettente.

Con la partita di domenica contro il Palermo, l’Inter ha ottenuto la sua sesta vittoria di fila: non succedeva da quattro anni. Ora è momentaneamente quinta, con due punti di vantaggio sul Milan (che ha una partita in meno), a un punto dalla Lazio, quarta, e a cinque dal Napoli, terzo. Per come si erano messe le cose e per come se ne parlava, quella dell’Inter sembrava una stagione persa: ma cinque punti di distanza da una squadra come il Napoli – nonostante rimanga una squadra nettamente superiore sul piano tattico – non sembra un risultato influenzato da un girone di andata disastroso sotto tutti i punti di vista. Il Milan, squadra spesso elogiata per quello che sta facendo in questa stagione, momentaneamente ha due punti in meno: solo pochi mesi fa aveva una decina di punti di vantaggio.

La squadra più bella della Serie A
È il Napoli di Maurizio Sarri, e non sembrano esserci molti dubbi. Con il miglior attacco del campionato nonostante il suo unico vero centravanti, Milik, sia fuori da ottobre, e la quarta miglior difesa del campionato, il Napoli ha passato alcune settimane complicate, in cui ha anche rischiato di uscire dalla Champions League. Poi però, dalle vittorie di dicembre contro Benfica e Inter, la squadra ha risolto rapidamente i suoi problemi: si è riportata in terza posizione e si è qualificata agli ottavi di Champions League, che giocherà contro il Real Madrid. Sabato sera, nella vittoria contro il Milan a San Siro, ha dato prova di sapere giocare come poche altre squadre in Europa, nonostante abbia rischiato di farsi rimontare ma più per meriti del Milan. A tratti si è espressa con azioni stupende, avanzando verso l’area avversaria con una fitta rete di passaggi di prima, qualche giocata particolare e soprattutto con un movimento omogeneo dei suoi giocatori. Come in questa azione, che probabilmente sarebbe finita diversamente se Allan fosse riuscito a far passare la palla in fascia.

Fare l’Atalanta
Nella prima parte della stagione l’Atalanta ha sorpreso un po’ tutti arrivando fra le prime cinque posizioni grazie a una squadra composta da molti giovani – fino ad allora nemmeno troppo conosciuti – che in poche settimane si sono guadagnati l’attenzione di alcuni dei più grandi club, italiani ed europei. Da tre settimane però gioca senza i suoi due giovani più promettenti, per due diverse ragioni: Roberto Gagliardini è stato venduto all’Inter per circa 28 milioni di euro mentre Franck Kessié è impegnato con la Costa d’Avorio nella Coppa d’Africa. Gagliardini e Kessié sono stati il centrocampo dell’Atalanta fino a poche settimane fa, e ora l’Atalanta ne è senza. Nelle ultime giornate la squadra ha comprensibilmente calato il suo rendimento ma nelle ultime cinque partite ha comunque vinto contro Sampdoria, Chievo ed Empoli, riuscendo a restare fra la sesta e la settima posizione in classifica. Gasperini ha reagito alle assenze di Gagliardini e Kessié facendo giocare titolari nella partita di ieri due 17enni: il difensore Alessandro Bastoni e il centrocampista Filippo Melegoni, entrambi al loro esordio in Serie A. L’Atalanta ha battuto la Sampdoria 1 a 0 e in classifica è momentaneamente sopra il Milan.

Non tutte le squadre si trovano nelle condizioni di poter far esordire due 17enni in una partita così importante, in quanto giocata contro una squadra che almeno sulla carta è allo stesso livello. Per alcuni club – i più grandi – potrebbe essere anche controproducente avere un così stretto rapporto con il proprio settore giovanile, poiché giocano in un ambiente che richiede molto e con diverse aspettative nei confronti dei propri giocatori. Il merito dell’Atalanta è anche saper fare molto bene quello che per una squadra nella sua posizione dovrebbe essere naturale fare.

Atalanta - SampdoriaFilippo Melegoni contro la Sampdoria (LaPresse/Mauro Locatelli)

Crotone, Palermo e Pescara
A meno che l’Empoli infili una serie di sconfitte così lunga da farla avvicinare alle ultime tre in classifica, per quello che si è visto finora e quello che ci si può aspettare nei prossimi mesi, Crotone, Palermo e Pescara si stanno avviando verso una inevitabile retrocessione. Per evitarla dovrebbero vincere molte partite, ma non lo fanno mai: il Pescara fin qui ne ha vinta solo una e per giunta a tavolino, il Palermo due così come il Crotone. Hanno delle rose visibilmente più deboli: il Crotone, per esempio, in attacco gioca con due giovani italiani prestati che nella loro squadra, il Sassuolo, probabilmente non avrebbe trovato spazio quest’anno: quindi due riserve di una squadra di metà classifica. Paradossalmente però, il Crotone, pur essendo la squadra più debole, sembra essere quella meno rassegnata delle tre, anche se probabilmente non basterà.

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