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  • lunedì 23 gennaio 2017

Chi è Benoît Hamon

Cose da sapere sul "frondeur" che ha vinto il primo turno delle primarie della sinistra francese

Il vincitore del primo turno delle primarie della sinistra francese Hamon, Parigi, 22 gennaio 2017 (BERTRAND GUAY/AFP/Getty Images)

Benoît Hamon ha vinto il primo turno delle primarie francesi per la scelta del candidato che parteciperà alle presidenziali del prossimo aprile e andrà al secondo turno del 29 gennaio con Manuel Valls, primo ministro della Francia fino a qualche settimana fa. Benoît Hamon rappresenta l’ala più di sinistra del partito ed è considerato uno dei “frondeur”, cioè un socialista interno al partito ma critico del governo di Valls e di Hollande.

Chi è Hamon
Benoît Hamon ha 49 anni, è originario di Saint-Renan nel dipartimento del Finistère nella regione della Bretagna, ed è stato ministro dell’Istruzione nel primo e brevissimo governo Valls del 2014. Ha cominciato a fare politica nell’associazione SOS Racisme, nata nel 1984 per denunciare gli atti di discriminazione razziale, e nel 1987 si è iscritto all’UNEF, il principale sindacato francese degli studenti. Nel 1993 è diventato il primo presidente del Movimento dei giovani socialisti, incarico che ha mantenuto fino al 1995.

Scelto come delegato nazionale dei giovani del Partito Socialista, Hamon si è avvicinato in quegli anni a Lionel Jospin, che lo scelse come consulente durante la campagna presidenziale del 1995. Hamon è stato poi eletto deputato europeo tra il 2004 e il 2009 e consigliere regionale dell’Ile-de-France tra il 2010 e il 2014. Tra il 2008 e il 2012 è stato portavoce del Partito Socialista. Durante la sua carriera politica Hamon ha cominciato ad essere identificato come uno dei rappresentanti principali dell’ala riformista del partito, in particolare del cosiddetto “Nuovo PS”, una corrente interna che Hamon aveva fondato insieme a Arnaud Montebourg e a Vincent Peillon dopo l’aprile del 2002, quando cioè la sinistra venne eliminata al primo turno delle elezioni presidenziali.

Hamon è stato ministro delegato dell’Economia sociale e solidale (2012-2014) e poi della Pubblica Istruzione (aprile-agosto 2014): ha sempre rivendicato di essere un politico di sinistra ed è stato molto critico verso il governo di cui ha fatto parte e verso Manuel Valls, in particolare. Hamon è stato anche uno dei primi ad annunciare la sua candidatura alle primarie. Tra le leggi più importanti che ha proposto e fatto approvare quando era ministro, c’è quella sull’economia sociale e solidale (ESS) che ha fornito un quadro di riferimento a un settore fino a quel momento piuttosto confuso. L’altro suo progetto più importante è stato la legge sui consumi, adottata nel marzo del 2014: offre una serie di strumenti per migliorare la protezione dei consumatori e per le azioni di gruppo. Hamon lasciò il suo posto poco dopo l’adozione di questa legge per diventare ministro della Pubblica istruzione, incarico che mantenne per soli 147 giorni, fino alla crisi di governo e al conseguente rimpasto dell’agosto 2014.

Cosa pensa Hamon
Il “reddito universale” – quello che da noi viene chiamato reddito di cittadinanza, cioè un reddito base mensile per tutti o per certe categorie di persone, indipendentemente dal fatto che abbiano un lavoro o meno – è stato il tema principale della campagna elettorale di Benoît Hamon. Il reddito minimo di cittadinanza oggi è tornato di attualità in molti paesi del mondo, per i timori che i robot e l’intelligenza artificiale siano una minaccia per intere categorie professionali e per separare, di fatto, la sussistenza dal lavoro. La proposta, in Francia, è associata da molti proprio a Benoît Hamon, che è riuscito a imporla nel dibattito pubblico in generale costringendo i suoi avversari a prendere una posizione. Tutti l’hanno criticata, chi nella forma chi nella sostanza, ma «chiaramente», scrive Le Monde, nessuno è riusciti con i suoi argomenti a screditarla, né a mettere in difficoltà Hamon nonostante lui abbia più volte cambiato i termini della proposta a pochi giorni dal voto.

Quello proposto da Hamon, in realtà, non è un vero e proprio “reddito universale” per tutti i francesi, almeno all’inizio. Il candidato ha parlato per il 2018 di una Revenu de Solidarité Active (RSA) rinnovata: nelle sue intenzioni dovrebbe essere aumentata di circa il 10 per cento per arrivare a 600 euro mensili e dovrebbe essere versata senza condizioni a tutti gli aventi diritto. La RSA è un tipo di aiuto dato dallo stato francese e in vigore dal 2009: serve a completare uno stipendio troppo basso per certe categorie di cittadini in difficoltà e a incoraggiare l’attività professionale nel momento in cui si ritrova un lavoro. Chi ne ha diritto viene stabilito secondo diversi parametri che tengono conto dell’età o della situazione familiare.

Tra gli altri temi principali della campagna di Benoît Hamon ci sono una serie di riforme istituzionali tra cui, per esempio, la limitazione al ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione francese, una specie di meccanismo di fiducia che evita discussioni e voti in aula. Hamon vorrebbe limitarla alle leggi di bilancio. Propone poi un numero massimo di mandati consecutivi di ciascun eletto e di ristabilire un mandato di sette anni, non rinnovabile, per il presidente della Repubblica (ora dura cinque anni ed è rinnovabile). Vorrebbe anche dare il diritto di voto agli stranieri alle elezioni locali, modificare il sistema elettorale rendendolo più proporzionale, limitare il ricorso alle procedure d’urgenza durante i dibattiti parlamentari, introdurre una serie di meccanismi per favorire la democrazia diretta.

Hamon si è occupato molto anche di ambiente: propone di abbandonare il diesel entro il 2025, di ridurre la quota del nucleare nella produzione di elettricità, di chiudere alcuni impianti e di introdurre un’IVA agevolata per i prodotti che rispettano l’ambiente. Infine ha proposto di lottare contro lo spreco alimentare e i pesticidi. Hamon è favorevole alla creazione di un nuovo corpo di polizia specializzato nella lotta contro la discriminazione nelle strutture pubbliche e private, alla legalizzazione dell’eutanasia attiva, alla procreazione medicalmente assistita per donne single e coppie omosessuali e alla legalizzazione della cannabis. Non è favorevole invece alla gestazione per altri. Nei cinque anni del suo futuro eventuale governo, ha promesso l’assunzione di 40 mila nuovi insegnanti e un maggior coinvolgimento dei sindacati nelle decisioni strategiche.

In temi economici ha parlato di rottura rispetto al precedente governo di Hollande e Valls: vorrebbe per esempio abrogare la legge del lavoro, una delle riforme più contestate degli ultimi anni che è passata senza voto e senza discussione all’Assemblea nazionale. Vorrebbe poi un diritto “incondizionato” al part-time e una riforma dell’imposta sul reddito per renderla più progressiva. La critica principale che è stata fatta al suo programma è che sia troppo poco dettagliato per quanto riguarda costi e benefici attesi dalla misure che ha proposto. La politica internazionale, infine, è un tema poco sviluppato nelle sue proposte, tranne che per esempio per quanto riguarda il riconoscimento dello Stato palestinese da parte della Francia.

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