(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

La musica classica che sappiamo tutti

Antologia per profani di sinfonie, ouverture, concerti, che conosciamo senza saperne niente: fino a oggi

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Appassionati ed esperti di musica classica, spostatevi. Questo è un momento di orgoglio di ignoranti, ma anche di umile aspirazione alla crescita. Un manuale minimo perché la gran parte di noi, che conosce grandi composizioni di musica classica solo perché le ha sentite in certi film o in certi spot pubblicitari, registri un minimo di informazioni almeno su quelle: e poi magari si incuriosisca ad altro. Oppure no, ma almeno possa dire di cosa si tratta con aria saputa all’amico con cui sta guardando per la centesima volta Apocalypse Now.

Inno alla Gioia – Ludwig van Beethoven
Si chiama più esattamente Sinfonia numero 9 (o più frequentemente “la Nona”): è l’ultima sinfonia completata da Beethoven, nel 1824, a 53 anni, tre anni prima di morire (la Decima non la finì). Era già sordo.
La Nona ha quattro movimenti (lo diciamo una volta sola: sono le parti successive di una composizione, quelle che non bisogna applaudire tra una e l’altra, ma solo alla fine). Hanno diversi passaggi noti, ma la parte famosa è il Quarto Movimento che contiene il coro noto come “Inno alla Gioia”, per il quale Beethoven mise in musica un’ode con questo nome del 1785 del poeta tedesco Friedrich Schiller.

La gazza ladra – Gioacchino Rossini
La parte più famosa è l’ouverture dell’opera: ovvero l’introduzione orchestrale tradizionale in quasi ogni opera lirica settecento-ottocentesca. Gioacchino Rossini, di Pesaro, ha ottenuto su questo fronte una notorietà impareggiabile, grazie a tre ouverture molto vivaci e memorabili (vedi le altre più avanti) che superano in notorietà popolare tutte quelle di Verdi, per dire. La gazza ladra fu presentata alla Scala nel 1817.

Eine Kleine Nachtmusik – Wolfgang Amadeus Mozart
Raro caso di brano che ha mantenuto il nome originale nella sua notorietà mondiale e anche italiana, invece di essere tradotto (“Una piccola musica notturna”, ma di solito tradotto in “serenata”, dal tipo di composizione). La melodia canticchiabile più celebre è quella che apre già il primo movimento, “Allegro”.

Adagio di Albinoni – Remo Giazotto
Melodia malinconica di mille usi, e la cosa per cui è famoso Tomaso Albinoni, compositore veneziano vissuto tra il Seicento e il Settecento. Ma la storia vera e non abbastanza nota è che l’Adagio di Albinoni non è di Albinoni: lo compose il musicologo novecentesco Remo Giazotto, pubblicandolo nel 1958 e sostenendo di averlo costruito a partire da frammenti di spartiti di Albinoni ritrovati nella biblioteca di Dresda: ma questa versione non fu mai provata e oggi gli studiosi attribuiscono l’Adagio a Giazotto.

Marcia di Radetzky – Johann Strauss
Lo Strauss di cui si parla è il padre (il figlio omonimo è invece l’autore tra l’altro di Sul bel Danubio blu, vedi più avanti). Strauss, viennese, compose la marcia in onore del maresciallo Josef Radetzky, governatore del Lombardo-Veneto e protagonista (a 82 anni) della riconquista di Milano nel 1848, dopo le Cinque Giornate. La Marcia rinnova la sua popolarità ogni anno, quando viene suonata a conclusione del Concerto di Capodanno viennese col direttore che guida il pubblico.

La Primavera – Antonio Vivaldi
Vivaldi era veneziano e visse tra il Seicento e il Settecento: intorno al 1723 compose successivamente dodici concerti, i cui primi quattro dedicati alle Quattro Stagioni, e divennero le sue opere più famose. Ciascun concerto è fatto di tre movimenti piuttosto brevi, e quelli notissimi sono diversi, a cominciare dall’Allegro che apre la Primavera.

Canone – Johann Pachelbel
Pachelbel visse nella seconda metà del Seicento ed era tedesco di Norimberga. Quindi non si pronuncia Pàcelbel, ma Pahèlbel, aspirando molto la acca. Il suo Kanon è una delle cose più melodiche e adattabili della storia della musica classica, per cui è stato usato e rivisitato in mille modi da grandi compositori successivi ma anche da musicisti di tutt’altri generi (memorabilmente dal rapper Coolio, un po’ di anni fa).

Carmina Burana – Carl Orff
Anche Carl Orff era tedesco, ma è vissuto nel Novecento e presentò i cosiddetti Carmina Burana nel 1937. Sono 24 composizioni musicali basate su brani poetici medievali in gran parte in satira della corruzione della Chiesa (Carmina Burana è latino, traducibile con “canti di Benediktbeuern”, dove furono trovati i manoscritti). Il più famoso è quello iniziale, travolgente, O Fortuna.

Sinfonia n.40 – Wolfgang Amadeus Mozart
Mozart fu assai prolifico in termini di composizioni musicali, ma nell’estate del 1788 in particolare completò tre sinfonie importanti, la 39, 40 e 41 (a 32 anni: morì tre anni dopo). Tra queste, la melodia diventata più familiare nel mondo è quella del primo movimento, Molto allegro, della numero 40.

Carmen – Georges Bizet
Bizet morì ad appena 36 anni, nel 1875, di una malattia respiratoria che aveva da molto, dopo una vita di molti dolori e fatiche, e con un successo appena avvicinato proprio con Carmen, la sua opera più famosa, che era da poco andata in scena tra molte critiche e che sarebbe poi diventata la sua cosa più ammirata, con diverse aria famose e il vivace preludio (il preludio ha un ruolo simile a quello dell’ouverture, nelle opere, con qualche differenza nella relazione con le composizioni che lo seguono).

Sul bel Danubio blu – Johann Strauss
Questo Strauss è il figlio, appunto, di quello della Marcia di Radetzky: tutti e due grandi compositori viennesi. Pubblicò questo che è diventato il valzer più famoso del mondo nel 1867, per un festival all’indomani della sconfitta dell’Impero contro la Prussia, quindi con richieste contraddittorie di allegria in tempi difficili. L’introduzione celestiale la aggiunse dopo, mentre il nome tanto romantico fu scelto non da lui, un po’ pretestuosamente.

Il mattino – Edvard Grieg
Il Peer Gynt non è un’opera, ma un poema del grande scrittore norvegese Henrik Ibsen, che chiese al compositore Edvard Grieg di scrivergli una “colonna sonora” per la sua esecuzione pubblica (la prima fu nel 1876). L’ultimo dei brani della musica di scena, Il mattino, è diventato famosissimo e usato in molte declinazioni (in Italia divenne assai familiare a tutti negli anni Settanta per una pubblicità dell’Olio Sasso): un altro brano celebre è questo. Quella che conosciamo è di solito la riduzione a due suite sinfoniche di quei successivi brani, composte dallo stesso Grieg.

Notturno Op.9 No.2 – Fryderyk Chopin
Chopin era polacco, ma lo chiamiamo tutti Sciopèn, alla francese, perché visse a Parigi da quando aveva vent’anni e là diventò famoso, come pianista e compositore soprattutto per pianoforte solo. I Notturni sono composizioni che prendono questo nome da un’ispirazione appunto notturna, non per ragioni costruzione o formato. Quello più famoso e amato di venti non ha un nome proprio facilmente rammentabile e fu composto tra il 1829 e il 1830, quando Chopin viveva ancora a Varsavia.

Dal Nuovo Mondo – Antonin Dvorak
Antonin Dvorak era ceco, e si dovrebbe pronunciare con l’accento sulla “i” e la erre trasformata un po’ in una “j”. La sua cosa più famosa è la Sinfonia n.9, che compose a New York nel 1893 e chiamò appunto “Dal nuovo mondo”, usando influenze della musica nera americana. È fatta di quattro movimenti, ma quello più famoso è il quarto, Allegro con Fuoco, trionfale e incalzante, e quindi usatissimo come colonna sonora.

Concerto per pianoforte e orchestra N. 1 – Petr Ilic Tchaikovski
Tchaikovski è il più grande e famoso compositore russo di sempre, e ha fatto una quantità enorme di cose, nei 53 anni in cui è vissuto, dal 1840 al 1893 (non fosse morto misteriosamente a 53 anni, sarebbe arrivato a vivere nel Novecento): molte sono assai conosciute, come Lo Schiaccianoci (vedi più avanti), le melodie della Sinfonia n.6 o l’ouverture 1812 (quella di V for Vendetta, per dire). Ma questo concerto è probabilmente – soprattutto nel suo attacco – la cosa diventata più famosa malgrado le traversie iniziali: il direttore del Conservatorio di Mosca lo rifiutò e stroncò, ma Tchaikovski non diede retta alle sue critiche.

Cavalcata delle Valchirie – Richard Wagner
La prima cosa che sanno tutti della Cavalcata delle Valchirie è la scena di Apocalypse Now. Fa parte di un’opera di Richard Wagner – grande e discusso compositore tedesco ottocentesco – che si chiama La Valchiria, e che a sua volta appartiene a quella che viene chiamata “La tetralogia dell’Anello del Nibelungo” insieme ad altre tre opere – drammi musicali, vengono chiamati – di Wagner.

Guglielmo Tell – Gioacchino Rossini
Un’altra ouverture famosissima di Rossini, tonante e inventiva abbastanza da essere usata poi moltissimo, spesso ironicamente. L’opera fu presentata nel 1829: il finale è anche molto noto per essere stato usato a lungo come inizio dei programmi Rai.

Toccata e Fuga – Johann Sebastian Bach
Si chiama esattamente “Toccata e fuga in Re minore”: Bach la scrisse ed eseguì per la prima volta a soli diciott’anni, nel 1703. È una composizione per organo, anche questa molto recuperata in opere cinematografiche e video di tanti generi.

Bolero – Maurice Ravel
Maurice Ravel, francese, è uno dei compositori più recenti di questa raccolta: morì a Parigi nel 1937 a 62 anni. Il Bolero fu composto per un balletto, ma divenne poi anche un brano da concerto. È molto originale e riconoscibile, soprattutto per il suo incedere (che ha il nome tecnico di “ostinato”) che accompagna la melodia. Un bolero è tecnicamente una danza spagnola con un tempo e ritmo e ben definiti.

Valzer dei fiori – Petr Ilic Tchaikovski
Tchaikovski concluse le musiche per il balletto Lo Schiaccianoci nel 1892 (sarebbe morto un anno dopo), e poi ne trasse una suite per orchestra che raccoglie quelle musiche. Quelle arcinote sono tante (grazie anche al film di Walt Disney Fantasia), ma su tutte c’è il Valzer dei fiori.

Marcia di Pompa e Circostanza – Edward Elgar
Delle diverse marce “di pompa e circostanza” del compositore inglese Elgar, la più nota è la N.1, composta nel 1901 e da allora diventata una specie di inno britannico non ufficiale (con i versi che furono poi aggiunti, “Land of hope and glory”, cantati in questo video dallo sterminato pubblico del festival dei Proms a Londra), ma anche una musica da molte cerimonie: negli Stati Uniti è usata spesso per le lauree nei college. Fuori dai paesi anglosassoni fu ulteriormente diffusa dal film Arancia meccanica.

Sinfonia n.5 – Ludwig van Beethoven
La “Quinta”, Beethoven la finì nel 1808 (intanto stava lavorando anche alla “Sesta”, quella detta Pastorale). Il primo movimento, Allegro con brio, ha quell’inizio di quattro note drammatico, perfetto per molte evocazioni e abusatissimo: e che il segretario di Beethoven stesso definì in modo imbattibile “il destino che bussa alla porta”, attribuendo la frase a Beethoven (attribuzione molto screditata). Tra le varie declinazioni, ebbe un grosso successo anche una versione disco inclusa nella colonna sonora della Febbre del sabato sera.

Il barbiere di Siviglia – Gioacchino Rossini
Il barbiere di Siviglia è quell’opera che spesso si confonde con le Nozze di Figaro di Mozart, perché sono tratte da due commedie di Beaumarchais, che hanno lo stesso personaggio, Figaro, barbiere e “factotum della città”. L’opera – e l’ouverture celeberrima – fu presentata con risultati rocamboleschi nel 1816.

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