Il secondo giuramento di Obama nel 2013, a Washington (Alex Wong/Getty Images)

Il costoso insediamento dei presidenti americani

La cerimonia costa un sacco di soldi, pagati in parte con le tasse: oltre al giuramento, ci sono pranzi, balli, concerti ed eventi vari

di Roxanne Roberts – The Washington Post
Il secondo giuramento di Obama nel 2013, a Washington (Alex Wong/Getty Images)

Negli Stati Uniti le cerimonie d’insediamento dei presidenti sono costose. Molto costose. Il pacifico trasferimento dei poteri dal presidente uscente a quello subentrante ha un prezzo enorme: sommando tutte le voci di spesa, si calcola che la cerimonia del 2017 costerà dai 175 ai 200 milioni di dollari (circa dai 167 ai 191 milioni di euro). La somma comprende il costo di feste e cene ufficiali, e poi il concerto, il giuramento al Campidoglio, la parata, i balli d’insediamento e tutto il personale di polizia, dell’esercito e di sicurezza necessario a garantire l’incolumità di tutti i partecipanti. Circa 70 milioni di dollari arriveranno da donazioni private, ma il resto del conto sarà pagato con fondi pubblici. Il processo si ripete ogni quattro anni, e tutte le volte i critici – cioè chi ha perso le elezioni, il più delle volte – urlano contro lo spreco e gli eccessi. La verità è che entrambi i partiti americani, Repubblicani e Democratici, negli anni hanno speso più o meno le stesse cifre per la cerimonia quadriennale, se si adegua la spesa all’inflazione.

Il conto totale della cerimonia si scompone in due parti: le spese coperte dal Presidential Inaugural Committee (PIC, il comitato che si occupa della cerimonia d’insediamento) e quelle a carico del governo federale, e quindi dei contribuenti americani. Il comitato paga tutto quello che circonda la cerimonia di giuramento, cioè tutti le parti affascinanti dell’insediamento. Quest’anno tra gli eventi ci saranno una cena a lume di candela con il presidente e il vicepresidente, un pranzo con i membri del governo Trump, un concerto e i balli. I pacchetti per partecipare all’evento partono da 25mila dollari e raggiungono un milione: questo fa sì che la maggior parte dei biglietti e i posti migliori vadano a vip e ricchi finanziatori. Il PIC del presidente eletto Donald Trump non ha detto esattamente quanti soldi spera di raccogliere, ma sulla base degli anni scorsi una cifra compresa tra i 65 e i 75 milioni di dollari è una buona stima. Non saranno accettate donazioni da parte di persone iscritte nel registro americano delle lobby, ma le società potranno donare fino a un milione di dollari e pare che non ci sia un limite per le persone. Il portavoce del comitato, Boris Epshteyn, ha detto che il nome di chiunque faccia donazioni pari o superiori ai 200 dollari va segnalato alla Federal Election Commission, l’agenzia indipendente statunitense che regola le leggi sui finanziamenti alle campagne elettorali, entro 90 giorni dall’insediamento e che tutti i soldi che non verranno usati dovranno essere donati in beneficenza.

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Il primo ballo di insediamento del presidente Obama con la moglie Michelle, nel 2009 a Washington (Mark Wilson/Getty Images)

Come succede per tutto il resto, il prezzo delle cerimonie di insediamento continua a salire. Nel caso del primo insediamento di Obama, nel 2009, il suo comitato raccolse la cifra record di 53 milioni di dollari in donazioni private, nonostante l’allora presidente eletto si fosse rifiutato di accettare soldi da lobbisti, società e comitati d’azione politica (i PAC), e avesse limitato le donazioni dei singoli a 50mila dollari. Nel 2013, dopo la campagna elettorale presidenziale più costosa della storia, il comitato di Obama raccolse 44 milioni di dollari e consentì a società e singoli donazioni al massimo da 250mila dollari. Quelle di Obama sono cifre in linea con le precedenti cerimonie d’insediamento: nel 2001 i sostenitori di George W. Bush raccolsero circa 40 milioni di dollari per il suo primo insediamento nel 2001 e 42 milioni di dollari per il secondo nel 2005. I comitati per l’insediamento di Bill Clinton riuscirono a ottenere 33 milioni di dollari nel 1993 e 30 milioni di dollari nel 1997. Nel 1989 George H.W. Bush raccolse 30 milioni di dollari. I comitati per Ronald Reagan riuscirono a mettere insieme 19 milioni di dollari nel 1981 e 20 milioni nel 1985.

Il giuramento vero e proprio del 20 gennaio è organizzato dal Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies – uno speciale comitato parlamentare – costa poco più di un milione di dollari ed è finanziato dal governo federale, che si occupa sia della costruzione dell’elaborato palco sul lato occidentale del Campidoglio sia del pranzo ufficiale con i leader del Congresso per il nuovo presidente e il nuovo vicepresidente (i biglietti per la cerimonia esterna sono distribuiti dai membri del Senato e della Camera, solitamente tra i loro elettori).

La fetta più grande dei costi, però, è di gran lunga quella per l’ampia rete di sicurezza, i trasporti, i servizi di emergenza e le pulizie. Secondo alcuni resoconti dei giornali, il governo federale spese 115 milioni di dollari nel 2005 e 124 milioni nel 2009 (la città di Washington e gli stati della Virginia e del Maryland vengono rimborsati per la maggior parte delle spese che sostengono). È difficile capire con esattezza quanto paghino invece i contribuenti, dal momento che la somma totale comprende gli stipendi di tutte le forze di polizia locali, del personale d’emergenza e dei dipendenti federali che non lavorano il giorno della cerimonia d’insediamento.

Indipendentemente da chi sia a prestare giuramento, l’insediamento può dare una spinta enorme all’economia locale. Anche se i numeri esatti non sono disponibili, tra hotel, ristoranti, servizi di catering, aziende di limousine e altro, ci si aspetta che l’evento porterà diverse centinaia di milioni di dollari nella regione di Washington, stando a quanto dice “Destination DC”, l’ente della città che si occupa di congressi e turismo.

© 2016 – The Washington Post