La giornalista inglese Katie Hopkins durante la conferenza annuale dell'UKIP del 2015, a Doncaster, in Inghilterra (Ian Forsyth/Getty Images)
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  • mercoledì 28 dicembre 2016

Un tabloid inglese ha risarcito una famiglia musulmana per una bufala

Dopo quasi un anno il Daily Mail si è scusato e ha rimosso due odiose notizie false su un loro viaggio mancato a Disneyland

di Derek Hawkins – The Washington Post
La giornalista inglese Katie Hopkins durante la conferenza annuale dell'UKIP del 2015, a Doncaster, in Inghilterra (Ian Forsyth/Getty Images)

Quando a dicembre dell’anno scorso dei funzionari statunitensi impedirono a una famiglia britannica musulmana di 11 persone di imbarcarsi su un volo da Londra a Los Angeles, Katie Hopkins, una giornalista inglese che interviene spesso in tv, ha dato per scontato che sotto ci fosse qualcosa di sinistro. La storia era questa: il 15 dicembre del 2015, dopo aver messo da parte i soldi del viaggio per mesi, Mohammed Tariq Mahmood, suo fratello e nove dei loro figli avevano in programma una vacanza a Disneyland. Le autorità dell’aeroporto Gatwick di Londra, però, li respinsero senza spiegazioni, generando l’indignazione di chi pensava che i Mahmood fossero stati bloccati per via della loro religione.

Hopkins, che scrive per il tabloid conservatore Daily Mail, trovò la versione della famiglia molto improbabile, e scrisse che le autorità dovevano aver avuto una buona ragione per bloccarli. In due articoli Hopkins non solo sostenne che i Mahmood avessero mentito sulla natura del loro viaggio, ma li accusò anche di avere legami con al Qaida. «Non si può biasimare l’America perché non ha permesso che andassero a Disneyland: avrei fatto lo stesso anch’io», scrisse Hopkins in un articolo del 23 dicembre 2015, poi rimosso dal sito del giornale. Sempre a dicembre, Hopkins pubblicò una foto della casa della famiglia Mahmood e accusò uno dei figli di aver pubblicato su una pagina Facebook dei «contenuti estremisti» che simpatizzavano con al Qaida. Le accuse della giornalista erano totalmente false: i Mahmood non avevano legami con estremisti.

Dopo aver lasciato online quelle frasi infondate per quasi un anno, il sito del Daily Mail le ha rimosse e ha accettato di pagare alla famiglia 150mila sterline (circa 178mila euro) come risarcimento per la diffamazione, ha scritto BBC. In un comunicato di lunedì 19 dicembre, il tabloid ha ammesso che le accuse erano false e si è scusato con i Mahmood, dicendo di essere «contento di chiarire» che i componenti della famiglia non sono estremisti e non hanno legami con al Qaida. Il giornale si è scusato anche per aver pubblicato la foto della casa della famiglia e per aver accusato uno dei figli di aver avuto a che fare con una pagina estremista di Facebook. Nel comunicato si legge che i Mahmood «stavano andando negli Stati Uniti per andare a trovare uno dei loro fratelli nel corso di una vacanza in California, e avevano in programma di andare a Disneyland», aggiungendo poi: «sia noi che Katie Hopkins facciamo le nostre scuse alla famiglia Mahmood per i problemi e il disagio che abbiamo causato». Hopkins non si è espressa direttamente, ma lunedì 19 dicembre ha pubblicato su Twitter un link del comunicato.

Mohammed Tariq Mahmood e suo fratello Mohammed Zahid hanno detto di essere contenti che il Daily Mail abbia rettificato «dopo averla tirata per le lunghe», ma hanno chiesto che Hopkins si scusi con la famiglia. In un’intervista a BBC, Tariq Mahmood ha detto di essere preoccupato del fatto che il clima anti-musulmani in giro non sparisca.

A dicembre dell’anno scorso aveva raccontato al Washington Post che il giorno della partenza la famiglia era riuscita a fare il check-in in aeroporto senza problemi. A qualche minuto dall’imbarco, però, un impiegato della sicurezza di frontiera aveva comunicato loro che dei funzionari di Washington avevano revocato il loro permesso di ingresso negli Stati Uniti. «I bambini hanno notato subito che avevamo la testa bassa», aveva raccontato Mahmood al Washington Post, «non ci avevano mai visto così e capirono che qualcosa non andava. Avevano le lacrime agli occhi». Le autorità americane non hanno chiarito i motivi del divieto di ingresso, negando però che avesse qualcosa a che fare con la religione. La decisione portò diverse organizzazioni a chiedere che fosse aperta un’indagine per capire se l’episodio fosse legato alla promessa dell’allora candidato presidente Trump di vietare ai musulmani l’ingresso negli Stati Uniti.

Gli articoli in cui attacca i Mahmood non sono i primi di Hopkins a generare polemiche. Ex concorrente della versione inglese di “The Apprentice”, Hopkins ha fatto delle sue bizzarre opinioni un marchio personale: negli ultimi anni è stata criticata per avere deriso le persone sovrappeso, per aver detto che non permetterebbe ai suoi figli di giocare con dei bambini poveri e per aver paragonato i migranti a degli «scarafaggi». Poco prima che scrivesse i suoi articoli sui Mahmood, Donald Trump l’aveva elogiata su Twitter per i suoi «potenti articoli sul problema dei musulmani nel Regno Unito», a cui Hopkins ha risposto scrivendo: «La ringrazio, signore. Nel Regno Unito la sostengono».

Il 19 dicembre Tariq e Zahid Mahmood hanno scritto in un comunicato di non conoscere ancora il motivo per cui non è stato permesso loro di andare a Disneyland. Nell’ultimo anno gli articoli di Hopkins sono stati come il sale sulle ferite, hanno detto. «Pubblicare articoli sensazionalisti e francamente islamofobici, che causano disagi e ansia, non aiuta», hanno detto, «siamo molto contenti che sia stata fatta chiarezza».

© 2016 – The Washington Post

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