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  • lunedì 19 dicembre 2016

Le scuole finlandesi non funzionano più bene come una volta

Fino a qualche anno fa erano considerate un modello, ora il rendimento degli studenti è in calo: cosa è cambiato?

di Joe Heim – The Washington Post
Un bambino finlandese con un testo scolastico di matematica a Vaasa (OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)

Cosa è successo alle scuole della Finlandia? È la domanda che gli insegnanti di tutto il mondo si stanno facendo dopo la diffusione degli ultimi risultati di uno studio continuo che misura il rendimento accademico in 73 paesi. Per gran parte del Ventunesimo secolo la Finlandia è stata uno dei paesi con i risultati più alti nel Program for International Student Assessment (PISA), uno studio condotto ogni tre anni dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che esamina le competenze in termini di lettura, matematica e scienze degli studenti di 15 anni nelle nazioni sviluppate. Il PISA non misura le conoscenze che vengono memorizzate, ma il modo in cui gli studenti applicano la teoria e il ragionamento nel rispondere alle domande. Gli ottimi risultati ottenuti in passato dagli studenti finlandesi aveva spinto insegnanti e leader di altri paesi a guardare alla Finlandia come a un esempio di gestione efficace del sistema dell’istruzione. Alcuni titoli di giornali mostrano come il mondo fosse affascinato dall’approccio finlandese:

“La Finlandia ha infranto tutte le regole creando un sistema scolastico di primo livello”

“Cosa può insegnare la Finlandia alla Cina sull’istruzione”

“E se i grandi insegnanti finlandesi insegnassero nelle scuole americane?”

“Insegnare e imparare felici: 13 segreti del successo finlandese”

Con risultati dell’edizione 2015 del PISA, che sono stati diffusi lunedì 5 dicembre, la Finlandia però prosegue il declino iniziato nel 2012, quando per la prima volta il punteggio nei test matematici del paese non rientrò nelle prime dieci posizioni. Dal 2009 al 2012 il calo in matematica è stato del 2,8 per cento, il punteggio scientifico è peggiorato del 3 per cento e quello in lettura dell’1,7 per cento. Nei risultati del 2015 il punteggio della Finlandia è calato in tutte le tre categorie: 11 punti in scienze, 5 in lettura e 10 in matematica. Tra i paesi con i risultati migliori, solo il Vietnam ha registrato un calo simile. Tutti gli altri paesi di prima fascia hanno ottenuto gli stessi risultati o sono leggermente migliorati. Oggi la Finlandia è dodicesima in matematica, quinta in scienze e quarta in lettura (risultati comunque migliori di quelli dell’Italia, che in lettura e in scienze ha un punteggio inferiore alla media degli altri paesi esaminati dallo studio).

Sono in corso dibattiti su cosa i risultati del PISA dicano davvero sul sistema dell’istruzione in paesi diversi e su quanto debbano essere presi sul serio. Gli studenti finlandesi e i loro alti risultati, però, erano visti, soprattutto dai paesi occidentali, come un esempio da emulare. Ora ci si chiede cosa abbia causato il calo e come affrontarlo. Il Washington Post ha fatto alcune di queste domande a Pasi Sahlberg, docente finlandese, figura di spicco nelle politiche dell’istruzione della Finlandia e autore del best-seller Finnish Lessons 2.0 What can the world learn from educational change in Finland.

Domanda: Secondo lei qual è la spiegazione migliore del calo della Finlandia nei risultati del PISA? Sono aumentati i paesi che hanno iniziato a fare quello che la Finlandia già faceva, o c’è stato un cambiamento fondamentale per quanto riguarda le cose che i bambini finlandesi imparano e il modo in cui imparano?

Risposta: È difficile spiegare perché alcuni paesi, tra cui la Finlandia, abbiano ottenuto buoni risultati nei sistemi internazionali di valutazione scolastica, ed è ugualmente difficile spiegare con precisione perché ora alcuni paesi stanno scendendo in quelle stesse classifiche. Quando consideriamo i risultati del PISA dobbiamo sempre adottare un’ottica più ampia, e non limitarci a guardare semplicemente le medie dei punteggi. Una dimensione importante è l’equità dell’istruzione, chiedersi cioè quanto è equo un sistema scolastico per i bambini che arrivano da contesti diversi. Anche considerando questa prospettiva più ampia i risultati della Finlandia sono calati notevolmente, sia in termini di risultati dell’apprendimento degli studenti che di equità del sistema dell’istruzione (come oggi sappiamo queste due dimensioni vanno spesso di pari passo). Ho suggerito tre motivazioni per spiegare questo calo, che è iniziato circa otto anni fa.

— Innanzitutto negli ultimi dieci anni c’è stata una tendenza negativa visibile e preoccupante nei risultati scolastici degli studenti maschi finlandesi. In Finlandia questo fenomeno fastidioso è più forte che in qualsiasi altro paese OCSE. Di conseguenza la Finlandia è l’unico paese in cui le ragazze ottengono risultati significativamente migliori dei ragazzi non solo nella lettura ma anche in matematica e scienze. Un fattore che spiega questo divario di genere nel rendimento scolastico della Finlandia è legato al fatto che i bambini maschi leggono meno per piacere. Fino ai primi anni Duemila gli studenti finlandesi delle elementari erano i migliori lettori del mondo, ma ora non è più così. Le prove del PISA sono basate molto sulla capacità di comprensione del testo degli studenti. Probabilmente l’arrivo delle tecnologie portatili tra i bambini in età scolastica in questo decennio, come gli smartphone, ha accelerato questa tendenza.

— Secondo, spesso il rapido aumento del “tempo passato davanti a uno schermo” toglie tempo ai libri e alla lettura in generale. Secondo alcune statistiche nazionali, in Finlandia la maggior parte degli adolescenti passa più di quattro ore al giorno su internet (a cui va aggiunto il tempo davanti alla televisione). In Finlandia il numero di persone che trascorre molto tempo su internet e su altri media sta aumentando, come succede anche altrove. Secondo le nuove ricerche sugli effetti di internet sul cervello, e quindi anche sull’apprendimento, le conseguenze principali sono tre: un processo di elaborazione delle informazioni più superficiale, una maggiore tendenza alla distrazione e un’alterazione dei meccanismi di autocontrollo. Se così fosse, ci sono ragioni per credere che l’aumento dell’utilizzo di tecnologie digitali per la comunicazione, l’interazione e l’intrattenimento renderà più difficile concentrarsi su questioni concettuali complesse, come quelle affrontate nella matematica e nelle scienze. È interessante notare come la maggior parte dei paesi sia alla prese con lo stesso fenomeno di distrazione digitale tra i giovani.

— Terzo, la grave recessione economica che la Finlandia sta vivendo dal 2008 ha colpito l’istruzione più di ogni altro settore pubblico. L’austerità ha obbligato la maggior parte degli oltre 300 comuni finlandesi a tagliare la spesa, unire le scuole, aumentare le dimensioni della classi e a limitare l’accesso allo sviluppo professionale e al miglioramento scolastico. La conseguenza più dannosa di questi vincoli è la diminuzione del personale di sostegno, degli assistenti didattici e del personale che si occupa della cosiddetta “pedagogia speciale”. In passato la forza della Finlandia era il numero relativamente ridotto di studenti con uno scarso rendimento scolastico. Oggi il numero degli studenti che ottengono risultati non adeguati nella lettura, in matematica e in scienze si sta avvicinando alle medie internazionali. In Finlandia probabilmente è la causa più significativa dell’aumento dell’inuguaglianza nell’istruzione. Per spiegare questa situazione adattando un proverbio finlandese si potrebbe dire che nell’istruzione l’equità arriva a piedi ma se ne va in sella a un cavallo. Credo che ad aver influito negativamente sulla posizione della Finlandia a livello internazionale sia stato il fatto che la maggior parte dei paesi OCSE ha plasmato le loro politiche nazionali nel settore dell’istruzione – cioè i corsi di studio, il tempo dedicato all’insegnamento e gli esami – in modo che fossero allineate con il PISA, nella speranza di migliorare i loro punteggi nel test. In Finlandia le politiche dell’istruzione non sono assolutamente mirate a ottenere buoni risultati nel PISA.

Domanda: i nuovi risultati del PISA hanno generato preoccupazione tra i responsabili nel settore dell’istruzione in Finlandia?

Risposta: Il PISA è visto più come una misurazione che conferma le scoperte fatte da valutazioni e ricerche nazionali, che come una metrica a sé stante. Questo vuol dire, per esempio, che la maggior parte dei dati emersi con il PISA del 2015 erano già noti in Finlandia. Il PISA di quell’anno non è stato ripreso come una notizia importante nei mezzi d’informazione finlandesi. Le autorità hanno commentato i risultati dicendo che a livello di istruzione la Finlandia era ancora tra i migliori paesi dell’OCSE, ma allo stesso tempo hanno espresso preoccupazione per la diminuzione dell’uguaglianza che è stata il marchio di fabbrica delle scuole finlandesi, evidenziando anche il problema dei risultati degli studenti maschi, scesi a livelli preoccupanti, e le disparità regionali in aumento.

Nelle scuole finlandesi il numero degli studenti immigrati è in aumento. Al loro arrivo nessuno di loro parla finlandese, una lingua che richiede uno sforzo maggiore delle altre. I risultati del PISA 2015 hanno mostrato un ampio divario tra gli studenti che non sono nati in Finlandia e gli altri in tutte e tre le materie valutate. Nonostante nel campione esaminato dal PISA il numero degli studenti provenienti da un contesto di immigrazione non sia alto (circa il 4 per cento), il divario in termini di rendimento è un problema sempre più grande. Ma non è un fattore in grado di spiegare il calo complessivo della Finlandia.

Domanda: Riesce a prevedere dei cambiamenti che la Finlandia potrebbe prendere in considerazione per affrontare questo declino?

Risposta: In Finlandia il PISA non è visto come una ragione per adottare delle riforme nel settore dell’istruzione. Non ci saranno cambiamenti nelle politiche ispirati dal PISA. Il ministero dell’Istruzione ha avviato un programma nazionale con l’obiettivo di migliorare il sistema dell’istruzione fino ai 16 anni, che prevede una didattica più incentrata sullo studente, un maggiore coinvolgimento degli studenti a scuola, più attività fisica, e più tecnologia in classe. Secondo la logica finlandese il modo migliore per affrontare il problema dei risultati scolastici insufficienti non è alzare gli standard o aumentare il tempo dedicato all’insegnamento (o i compiti), ma rendere la scuola un posto più interessante e divertente per tutti. Motivare di più gli studenti e aumentare il benessere generale a scuola sono tra gli obiettivi principali delle politiche dell’istruzione finlandesi.

Domanda: Molti paesi hanno provato a trarre insegnamenti dai successi della Finlandia nel settore dell’istruzione. Questi nuovi risultati dovrebbero far riflettere gli altri paesi? Quale insegnamento dovrebbero trarre dal calo della Finlandia e quali lezioni pensa che dovrebbe trarre la Finlandia?

Risposta: In un certo senso quello della Finlandia rimane uno dei sistemi scolastici più efficienti del mondo. Direi che la Finlandia continua a essere un esempio interessante per altri paesi, perché da molti punti di vista il suo sistema scolastico è molto diverso rispetto a quello del Giappone o del Canada, paesi che ottengono ottimi risultati nel PISA. Bisogna sottolineare che il PISA ci dice solo una piccola parte di quello che succede nel settore dell’istruzione di un paese. Per esempio la maggior parte di quello che fa la Finlandia non emerge nel PISA. Sarebbe poco lungimirante concludere che le buone idee e l’ispirazione si possano trovare solo esaminando i risultati del PISA. L’istruzione infantile finlandese, la grande considerazione che ha la professione dell’insegnamento, l’attenzione sul benessere e sullo sviluppo complessivo dei bambini, e modelli alternativi di responsabilizzazione continuano a essere settori interessanti per altri paesi.

Secondo me oggi per gli altri paesi è molto interessante guardare da vicino il modo in cui la Finlandia gestirà il calo nei risultati internazionali, che per il paese è una situazione nuova. La prima lezione da trarre è sicuramente il fatto che il miglior modo di reagire non è adattare il sistema scolastico per cercare di ottenere punteggi più alti nel PISA. Nei prossimi anni gli osservatori stranieri avranno modo di vedere un insegnamento e un apprendimento interdisciplinare più integrati nelle scuole finlandesi, che porteranno a una riduzione del tempo dedicato all’insegnamento della matematica e delle scienze, oltre a una maggiore attenzione sull’arte e l’attività fisica in tutte le scuole. La seconda cosa da imparare è che il miglioramento sostenibile dell’istruzione richiede la tutela e l’aumento dell’equità e della parità nell’istruzione. Probabilmente i visitatori internazionali vedranno un dibattito maggiore tra i partiti e le opinioni politiche finlandesi su come far sì che il sistema dell’istruzione offra a tutti un servizio migliore. Per finire, l’ultima cosa che la Finlandia dovrebbe imparare dai recenti risultati del PISA è che la riduzione della spesa nell’istruzione ha sempre delle conseguenze. Pensare che gli alti risultati scolastici e il continuo miglioramento delle scuole siano possibili quando le risorse si riducono è una cosa davvero poco lungimirante. Rimane da vedere se i politici e i funzionari finlandesi prenderanno queste lezioni sul serio.

© 2016 – The Washington Post

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