Alberto Tomba durante una prova notturna della Coppa del Mondo del 1997 (AP Photo/GEPA/Franz Pammer)
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  • lunedì 19 Dicembre 2016

Alberto Tomba ne fa 50

Storia di una delle ultime superstar dello sport italiano, che vinse come pochi altri e fece parlare di sé per molte altre cose

Alberto Tomba durante una prova notturna della Coppa del Mondo del 1997 (AP Photo/GEPA/Franz Pammer)

Il 23 dicembre del 1984 sul Monte Stella a Milano, noto anche come Montagnetta di San Siro, dal nome del quartiere della città in cui è collocato, si tenne il Parallelo di Natale: un’esibizione organizzata in occasione delle feste natalizie che si svolge tuttora e a cui tradizionalmente partecipano gli atleti della nazionale italiana di sci alpino maschile e femminile. È un parallelo, quindi a ciascuna gara partecipano due sciatori che competono lungo due percorsi paralleli facendo lo slalom fra le porte. Il punto è che a Milano nevica pochissimo e quindi mancava la neve per poter costruire la pista: le tecniche di innevamento artificiali avevano cominciato a prendere piede negli anni Settanta ma molte soluzioni adottate all’epoca risultavano comunque ancora poco efficaci e soprattutto non adatte a tutte le situazioni. A Milano venne usata quella che fu definita “una gigantesca macchina tritaghiaccio”: riuscì a produrre neve sufficiente almeno per costruire la pista, che vista oggi assomiglia più a una sottile lingua di neve circondata da erba, appena sufficiente per gareggiarci sopra.

Il Parallelo di Natale del 1984 divenne uno degli eventi più ricordati nella storia degli sport invernali italiani perché lo vinse un diciottenne sconosciuto, uno sciatore emiliano membro della nazionale B di sci alpino, nemmeno la nazionale A. Il diciottenne vinse il Parallelo dopo aver sconfitto nelle due manche della finale il più esperto Roberto Erlacher. Ne nacque un piccolo caso: nessuno se lo aspettava, Alberto Tomba.

In una lettera spedita alla Gazzetta dello Sport nel 2006, per celebrare i 110 anni del giornale, Tomba scrisse:

«Con me la Gazzetta non ha iniziato bene: non trovò il coraggio di scrivere nel titolo il mio nome quando vinsi il Parallelo di Natale a Milano, ma si è riscattata ampiamente. Ricordo quella prima pagina durante i Giochi di Albertville ’92, “Re e Regina”, quando io e Deborah Compagnoni, vincendo lo stesso giorno gigante e superG riuscimmo per un giorno a far sloggiare il calcio dalla prima pagina»

Dalla Montagnetta di San Siro, Alberto Tomba – nato in provincia di Bologna il 19 dicembre di cinquant’anni fa – divenne anno dopo anno il miglior sciatore italiano di sempre, nonché uno dei primi al mondo. Gareggiò ai massimi livelli dal 1987 al 1998 e iniziò a vincere fin dalla sua prima partecipazione alla Coppa del Mondo, in cui ha ottenuto cinquanta vittorie, risultato che oggi lo inserisce al terzo posto per numero di successi nella competizione dopo i due sciatori più forti di sempre, lo svedese Ingemar Stenmark e l’austriaco Hermann Maier.

Con le cinquanta vittorie nella Coppa del mondo di sci alpino Tomba ottenne un titolo assoluto, quattro titoli mondiali nello slalom speciale e altri quattro nello slalom gigante. Tomba detiene anche tre ori olimpici e due argenti, vinti alle Olimpiadi invernali di Calgary del 1988, ad Albertville nel 1992 e a Lillehammer nel 1994. Detiene il record come atleta olimpico più medagliato nello slalom gigante e in quello speciale. Inoltre è l’unico sciatore nella storia ad aver vinto due medaglie d’oro nella stessa specialità in due edizioni consecutive dei giochi invernali.

Oltre ai numerosi successi sportivi, Tomba è stato un personaggio pubblico esuberante e propenso allo spettacolo, una novità per lo sci italiano degli anni Ottanta e Novanta abituato fino ad allora a professionisti dal carattere più rigido, in maggioranza provenienti dalle zone alpine. Tomba è stato anche protagonista di diversi episodi controversi, come quando nel 1994 venne giudicato e multato di otto milioni di lire dopo che, nei pressi di Cortina, cercò di evitare il traffico facendosi strada guidando la sua automobile con un lampeggiante blu, uno di quelli usati dalle forze dell’ordine, fissato sul tettuccio. Oppure quando, nel 2003, cercò di falsificare il suo passaporto scaduto per imbarcarsi a tutti i costi in un volo per le Seychelles. Fu anche condannato per aver evaso il fisco, a un certo punto: ma Tomba rientra in quella categoria di grandi campioni – in cui rientra gente come Diego Armando Maradona, per esempio — di cui ci si ricorda soprattutto le imprese, e si tende a dimenticare tutto il resto.