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  • mercoledì 7 dicembre 2016

10 grandi giocate di Larry Bird

Oggi compie sessant'anni uno dei giocatori più forti e spettacolari della storia della NBA, capace di fare di tutto in campo, e di farlo sembrare facile

(AP Photo/F. Carter Smith)

Larry Joe Bird nacque il 7 dicembre 1956, sessant’anni fa, a West Baden Springs, una città di meno di 600 abitanti dell’Indiana. Crebbe a French Lick, una piccola città lì vicino: erano posti di campagna, e Bird passò la sua adolescenza andando a scuola e giocando a basket, allenandosi maniacalmente a tirare da ogni posizione possibile. La sua non era una famiglia ricca, i suoi genitori erano divorziati e lui aveva cinque fratelli. Aveva tuttavia un bel rapporto con suo padre, un veterano della guerra in Corea con molti problemi economici. Nell’autunno 1974 Larry Bird cominciò il college alla Indiana University, dove avrebbe potuto essere la stella della squadra di basket: il posto era però troppo grande e caotico, e decise di tornarsene a casa. Il 3 febbraio suo padre si suicidò e Bird ne rimase sconvolto. Smise di giocare a basket, ma dopo qualche mese passato a lavorare come dipendente municipale a French Lick, decise di riprovarci e si iscrisse a Indiana State, un college più piccolo: lì si trovò bene, portò la squadra in NCAA, il massimo campionato dei college americani, arrivando in finale nel 1979. Persero contro Michigan State, in cui giocava un playmaker altissimo di nome Earvin “Magic” Johnson Jr. L’anno dopo entrambi entrarono in NBA: Bird finì ai Boston Celtics, che lo avevano già scelto al draft l’anno precedente, mentre Johnson andò ai Los Angeles Lakers. Le due squadre erano da sempre grandi avversarie, dai tempi delle sei finali NBA giocate contro negli anni Sessanta, tutte vinte dai Celtics di Bill Russell. Dopo diversi anni in cui entrambe le squadre non avevano più raggiunto le finali, con Bird e Johnson sarebbero diventate protagoniste della NBA degli anni Ottanta.

Bird restò a Boston per tutte le tredici stagioni della sua carriera NBA, e intorno alla metà degli anni Ottanta fu il giocatore più forte di una delle squadre più forti della storia del basket, insieme a Kevin McHale e Robert Parish. Vinse tre titoli NBA, perse due finali, vinse due volte il premio come MVP delle finali e tre volte quello di MVP della stagione regolare. Ma soprattutto Bird fu uno dei giocatori più efficaci e spettacolari della storia della NBA: giocava come ala piccola, ma – come fece anche Magic Johnson – reinventò il ruolo, anticipando per molti aspetti evoluzioni nel gioco che si sarebbero compiute solo molti anni dopo. Bird era un giocatore completo, che a seconda delle esigenze poteva coprire ruoli diversi: come guardia sapeva palleggiare bene, e soprattutto sapeva fare degli assist incredibili ai suoi compagni, e come “lungo” era un ottimo rimbalzista. Aveva un tiro da tre diventato leggendario, anche questa una caratteristica non comune negli anni Ottanta ma che lo sarebbe diventata a partire dagli anni Novanta, e un’intelligenza tattica e una visione di gioco incredibili. Negli ultimi anni della sua carriera ebbe gravi problemi fisici e giocò poco, ma fu scelto comunque nel Dream Team che vinse l’oro alle Olimpiadi di Barcellona del 1992. Dopo il suo ritiro allenò per tre anni gli Indiana Pacers, con grandi risultati: per tre anni di fila raggiunse la finale della Eastern Division, che i Pacers vinsero nel 2000 andando a giocarsi la finale contro i Lakers di Kobe Bryant e Shaquille O’Neal. Oggi è presidente dei Pacers, che hanno vissuto fortune alterne negli ultimi anni.

Bird era famoso per come provocava gli avversari in campo, per esempio anticipando a parole le giocate che avrebbe fatto. Il 30 dicembre 1986, in un momento in cui i Celtics giocavano un basket eccezionale e Bird era al meglio della sua forma, giocarono contro i Seattle Supersonics (che non era uno squadrone, quell’anno) fuori casa. Mancavano 10 secondi e le squadre erano 102 a 102. Bird andò da Xavier McDaniel, allora alla sua seconda stagione NBA, che lo stava marcando, e gli disse: «La prendo proprio qui e ti segno in faccia», indicando il punto del campo dal quale voleva tirare. McDaniel provò a rispondergli, dicendogli che l’avrebbe aspettato. Iniziò l’azione, Bird si smarcò senza blocchi dei compagni, solo appoggiandosi a McDaniel, e ricevette la palla nell’esatto punto che aveva indicato. Fece un palleggio, arretrò di un passo per crearsi un po’ di spazio e tirò cadendo leggermente all’indietro, mentre nel frattempo un altro giocatore dei Supersonics era andato a marcarlo. Segnò, e i Celtics vinsero 104 a 102. «Non volevo lasciare due secondi sul cronometro», disse a McDaniel.

Preseason della stagione 1986/1987: i Celtics giocano contro gli Houston Rockets, battuti pochi mesi prima in finale NBA. In un contropiede Sam Vincent dà la palla troppo lunga a Bird, che perde per un attimo il controllo. La palleggia per terra e la riprende in mano a pochi centimetri dalla linea di fondo, ma ha poco equilibrio e sta cadendo fuori. Si gira su un piede, e senza neanche guardare i compagni la tira facendola passare sopra il tabellone, come si fa di solito quando ci si annoia prima di un allenamento.

Bird era un giocatore incredibilmente completo in attacco: sapeva tirare benissimo da lontano, aveva un controllo del corpo che gli permetteva di segnare fuori equilibrio resistendo ai contrasti, e una freddezza micidiale nei momenti più delicati delle partite. Ma era anche un gran passatore. In gara 1 delle semifinali di Conference del 1987, contro i Milwaukee Bucks, pochi minuti dopo l’inizio della partita, fece uno dei suoi assist più spettacolari: ricevette palla sulla destra, fece un palleggio sul fondo, e la fece rimbalzare sotto le gambe di Jack Sikma, servendo Robert Parish che segnò in schiacciata.

Bird, oltre che un gran tiratore e un eccezionale passatore, era famoso anche per la sua incredibile tenacia in campo. Non era un difensore molto atletico, ma aveva un’intelligenza tattica fuori dal comune, che gli permetteva di prevedere spesso come si sarebbe sviluppata un’azione, e di agire di conseguenza. Nelle finali di Conference del 1987, giocate contro i Detroit Pistons di Isaiah Thomas (conosciuti come “bad boys”), le due squadre erano sul 2 a 2, e gara 5 si giocava a Boston. A pochi secondi dalla fine, i Pistons erano in vantaggio 107 a 106: stavano per portarsi sul 3 a 2, aggiudicandosi il vantaggio di giocare in casa gara 6, che se vinta avrebbe garantito le prime finali NBA nella storia della società. Bird aveva palla sulla sinistra, penetrò in area per tirare in terzo tempo ma venne stoppato, e la palla finì fuori, sul lato dell’area. La rimessa era dei Pistons, a soli 5 secondi dalla fine: la partita era praticamente persa per i Celtics. Thomas prese la palla, e la passò a un compagno che sembrava libero. Bird stava marcando un altro giocatore, ma aveva capito cosa stava per fare Thomas: si buttò sulla palla, intercettò il passaggio, si girò e con naturalezza la passò a Dennis Johnson, che la appoggiò al tabellone, segnando. I Celtics vinsero la partita, persero gara 6 a Detroit ma vinsero gara 7 in casa, andando in finale, in cui persero poi contro i Lakers. I Pistons avrebbero raggiunto le tre successive finali di NBA, vincendone due.

Bird diede una delle migliori dimostrazioni della sua capacità di prevedere come si sarebbe sviluppata un’azione nelle finali del 1981 contro gli Houston Rockets di Moses Malone. Durante gara 1, a sette minuti dalla fine, i Celtics erano in vantaggio 87 a 84. Bird tirò dalla media distanza, ma si accorse subito che era storto. Pochi istanti dopo aver lasciato la palla, corse verso il punto in cui aveva intuito sarebbe caduto il rimbalzo. La palla finì proprio lì: lui saltò, la prese al volo, se la passò di mano e tirò di sinistro da posizione molto angolata, segnando. I Celtics vinsero le finali 4 a 2.

Quella del 1984 fu la prima delle tre finali NBA giocate dai Boston Celtics di Larry Bird contro i Los Angeles Lakers di Magic Johnson. Vinsero i Celtics, mentre le due successive, nel 1985 e nel 1987, le vinsero i Lakers. Quella del 1984 fu una delle serie più spettacolari della storia della NBA: al livello altissimo delle due squadre, si aggiungevano la storica rivalità tra Boston e Los Angeles e quella tra Johnson e Bird, che cinque anni prima si erano incontrati nella finale di NCAA. In quell’occasione aveva vinto Johnson, e la finale del 1984 era una specie di rivincita. I Lakers conducevano la serie per 2 a 1, dopo una gara 1 vinta in trasferta di pochi punti, una gara 2 persa in trasferta dopo un overtime e una gara 3 dominata in casa. Gara 4 si giocava a Los Angeles: a meno di un minuto dalla fine dei tempi regolamentari i Lakers erano in vantaggio di cinque punti, ma fecero – soprattutto Johnson – una serie di errori e si fecero recuperare. Si andò all’overtime, in cui Kareem Abdul-Jabbar, il giocatore più forte dei Lakers insieme a Johnson, fece il sesto fallo e uscì dal campo. Era stata una partita molto tesa, e all’inizio dell’overtime Johnson aveva sbagliato due tiri liberi. Sul 123 pari, a 30 secondi dalla fine, Bird si smarcò bene e ricevette un pallone libero a cinque metri dal canestro. Era il suo tiro, ma preferì passarla nell’angolo a Dennis Johnson. Bird si mise in posizione di post basso per ricevere, marcato da Magic Johnson: ricevette palla e si girò, tirando all’indietro. Segnò, e i Boston passarono in vantaggio, vincendo poi 129 a 125.

(il video comincia nel momento dell’azione)

All’inizio degli anni Ottanta, durante una partita contro i Washington Bullets, Bird intercettò un rimbalzo difensivo, facendo schizzare in aria la palla: la prese al volo a circa un metro dalla linea di fondo, la fece roteare in aria e la passò dall’altra parte del campo al compagno Nate Archibald, che a sua volta la diede a Michael Leon Carr, che segnò.

Bird e Jordan non si incontrarono mai in una finale NBA, semplicemente perché entrambi giocavano nella Eastern Division, il primo ai Celtics e il secondo ai Chicago Bulls (in NBA arrivano in finale sempre e solo una squadra dell’Est e una dell’Ovest). Giocarono comunque moltissime partite memorabili, tra cui quella giocata il 4 novembre 1989, quando Bird era ormai nella fase discendente della sua carriera (subì gravi infortuni che gli fecero saltare molte partite), e Jordan stava per cominciare a dominare l’NBA. La partita era pari, a 15 secondi dalla fine: era uno di quei momenti in cui era scontato che fosse Bird a risolverla. Infatti ricevette palla appena fuori dall’area pitturata, si girò e tirò cadendo all’indietro, per evitare la stoppata di Jordan che stava arrivando. La palla entrò, e i Celtics vinsero 102 a 100.

(il video comincia nel momento dell’azione)

In una partita giocata in casa contro i Los Angeles Clippers nel febbraio del 1982, Bird prese il rimbalzo offensivo di un suo stesso tiro, dopo che la palla era stata deviata da Jerome Whitehead e Michael Wiley, i “lunghi” dei Clippers di allora. Mentre Bird stava saltando per il rimbalzo, guardò in mezzo all’area e vide il compagno Kevin McHale da solo: fece un palleggio come per uscire dall’area, poi la passò con entrambe le mani sopra la sua testa, all’indietro. La palla schiacciò per terra e arrivò a McHale, che segnò indisturbato.

Nel 1991, quando Bird ormai non era più il giocatore dominante che era stato negli anni Ottanta, i Celtics si qualificarono per i playoff come seconda miglior squadra dell’Est. Incontrarono al primo turno gli Indiana Pacers, cioè la squadra dello stato natale di Bird, che avrebbe poi allenato dal 1997 al 2000, e di cui oggi è presidente. La serie arrivò a gara 5, e all’epoca superava il primo turno la prima squadra che vinceva 3 partite, e solo nei turni successivi si doveva arrivare a 4: era quindi la partita decisiva. Si giocava a Boston, ma i problemi alla schiena di Bird, che si portava avanti da anni, si erano aggravati di molto. Quell’anno aveva già saltato più di venti partite, ma volle giocare quella gara 5. Nel secondo quarto, mentre si buttava su un pallone perso, colpì per terra e si fece molto male. Dovette uscire, e a molti sembrò la fine della sua carriera. I Pacers cominciarono a dilagare, e i Boston erano in grande difficoltà. Ma Bird rientrò in campo, accolto da un’ovazione del Boston Garden. Giocò alla grande, facendo cose inimmaginabili per un giocatore di 35 anni nel mezzo di un grave infortunio. I Boston vinsero, passarono il turno e furono poi eliminati dai Pistons. Bird giocò ancora i playoff l’anno successivo, prima di ritirarsi.