Massimo Carrera, allenatore dello Spartak Mosca (Epsilon/Getty Images)
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  • lunedì 21 Novembre 2016

Cosa succede negli altri campionati

C'è un italiano che allena la squadra in testa al campionato russo, un nuovo giovane dell'Ajax che promette bene e in Svezia Henrik Larsson ha visto giorni migliori

Massimo Carrera, allenatore dello Spartak Mosca (Epsilon/Getty Images)

La Serie A ha appena giocato la sua 13ma giornata di questa stagione e si trova allo stesso punto di tanti altri campionati europei, dalla Spagna alla Russia. I campionati scandinavi invece, a eccezione della Danimarca, iniziano fra marzo e aprile e stanno finendo in questi giorni, se non sono già terminati. Ieri per esempio l’Helsingborg, squadra che molti ricorderanno per aver eliminato l’Inter ai preliminari di Champions League del 2000, è stato retrocesso: i suoi tifosi, che al termine della sconfitta nello spareggio salvezza hanno invaso il campo, se la sono presa soprattutto con Henrik Larsson, ex attaccante svedese ora allenatore della squadra, e con il figlio 19enne Jordan.

Per un brutto episodio però, nell’ultimo mese in giro per l’Europa ce ne sono stati altri di piacevoli, come la nuova promessa danese dell’Ajax, Kasper Dolberg, e lo Spartak Mosca allenato da Massimo Carrera che è in testa al campionato russo. In Francia invece, dopo un inizio diverso dagli altri, il Paris Saint-Germain sta cominciando a ingranare e a riportarsi in alto: l’allenatore basco Unai Emery ha fatto quindi una lunga chiacchierata con i giornalisti al termine della vittoria contro il Nantes, per spiegare alcune cose. In Germania invece c’è una neopromossa in testa e soprattutto davanti al Bayern Monaco, mentre in Spagna, dove il Real Madrid ora è primo con quattro punti di vantaggio sul Barcellona, si è rivisto Michu, che dopo una breve esperienza fallimentare al Napoli sembrava sparito, e ora invece gioca in seconda divisione con la squadra della sua città, il Real Oviedo, e segna pure.

Il nuovo talento dell’Ajax
Da un paio di stagioni l’Ajax sta vivendo un periodo di transizione, in attesa che una nuova generazione di giocatori cresca e formi una squadra nuovamente competitiva. È un processo a cui l’Ajax ci ha abituati ormai da anni: nelle ultime tre stagioni ha venduto tutti i suoi giocatori più forti e maturi, come Daley Blind, Siem de Jong, Viktor Fischer, Jasper Cillessen e Arkadiusz Milik e ora ne sta facendo crescere altri, fra cui Vaclav Cerny, Riechedly Bazoer, Anwar El Ghazi e Kasper Dolberg. Quest’ultimo è un attaccante danese di 19 anni la cui crescita nei primi mesi di questa stagione è stata impressionante. È il capocannoniere della squadra, con otto gol segnati in dodici partite, e del campionato olandese, e sta adeguatamente rimpiazzando Arkadiusz Milik, che prima di trasferirsi al Napoli era l’attaccante più importante della rosa. Nell’ultima partita di campionato ha segnato tre dei cinque gol con cui l’Ajax ha battuto il NEC: uno di potenza, uno di precisione e l’ultimo di testa.

dolberg

In questo momento sta rubando la scena a tutti gli altri giovani interessanti del campionato olandese, fra cui diversi compagni di squadra, e in molti lo considerano in grado di raggiungere livelli molto alti. Nella partita contro il NEC è diventato il più giovane giocatore nella storia dell’Ajax ad aver segnato una tripletta, dopo quella realizzata da Rafael van der Vaart nel dicembre del 2001. Ora l’Ajax è secondo in classifica a due punti di distanza dal Feyenoord e con quattro punti di vantaggio sul PSV.

L’Helsingborg di Henrik Larsson è stato retrocesso
Domenica scorsa l’Helsingborg allenato dall’ex attaccante svedese Henrik Larsson è stato retrocesso in seconda divisione, per la prima volta dopo ventitré anni di permanenza in Allsvenskan, la massima serie del campionato svedese. Ha perso in casa il ritorno dello spareggio per la retrocessione contro l’Halmstad: è andato in vantaggio a meno di dieci minuti dalla fine grazie a un gol di Jordan Larsson, figlio di Henrik, ma a pochi secondi dal termine della partita ha subito i due gol che sono costati la sconfitta e la retrocessione. Al termine della partita i tifosi dell’Helsingborg hanno invaso il campo, sfilando le magliette indossate dai giocatori e tentando di aggredire i componenti della squadra. Al fischio finale Jordan Larsson si è ritrovato in mezzo ai propri tifosi, che incappucciati gli si sono avvicinati e gli hanno sfilato la maglietta strattonandolo. A quel punto Henrik si è avvicinato al figlio, andando quasi a contatto con i tifosi della squadra che allena e in cui è cresciuto.

Il Lipsia sulla falsa riga del Leicester
Dopo la sconfitta subita dal Bayern Monaco in casa del Borussia Dortmund e grazie alla vittoria in rimonta contro il Bayer Leverkusen nell’ultima giornata di campionato, il RasenBallsport Lipsia, la squadra tedesca della Red Bull, si trova da solo in testa alla Bundesliga con tre punti in più del Bayern Monaco ed è la più grande sorpresa dei principali campionati europei, in quanto fino all’anno scorso non aveva mai giocato una partita di Bundesliga e, di fatto, esiste solamente da sette anni.

Lipsia, che con più di mezzo milione di abitanti è uno dei centri urbani più popolati dell’ex Germania Est, venne scelta da Red Bull perché non aveva nessuna squadra particolarmente importante e nonostante ciò aveva uno stadio nuovo da 44 mila posti già pronto (costruito per i Mondiali del 2006). Inoltre, il livello delle squadre di calcio dell’ex Germania Est era, ed è ancora oggi, di molto inferiore a quello delle occidentali e con degli investimenti azzeccati il Lipsia sarebbe potuto diventare in breve tempo la squadra più importante della parte orientale del paese. In un primo momento Red Bull tentò di comprare la storica squadra di Lipsia dell’FC Sachsen, ma i suoi tifosi si opposero. Allora provò con il SSV Markranstädt, piccola squadra di un paesino appena fuori Lipsia. Anche qui i tifosi tentarono di opporsi ma alla fine l’acquisizione venne completata dopo che fu garantita la rifondazione di un altro SSV Markranstädt per i tifosi contrari alla vendita della proprio squadra. Per via delle norme della federazione calcistica tedesca, Red Bull non poté inserire il suo nome in quello della squadra ma con un gioco di parole in qualche modo ci riuscì: chiamò il club RasenBallsport Lipsia (dove RasenBallsport sta per “sport della palla sul campo”) in modo da poterlo abbreviare in RB Lispia. Per via del modo in cui Red Bull ha creato la squadra e più in generale per i metodi di gestione dell’azienda austriaca, il Lipsia è ora una delle squadre più osteggiate della Bundesliga.

Il club può disporre di un budget secondo solo a quello del Bayern Monaco e del Borussia Dortmund, anche se la dirigenza, pur potendo spendere molto fin da subito, in estate ha scelto di condurre un mercato oculato e non così dispendioso: dei dieci nuovi acquisti, nove hanno meno di 24 anni e complessivamente sono costati cinquanta milioni di euro. La rosa ha un’età media di 23,9 anni ed è composta da molti giocatori di cui sentiremo parlare spesso, come Timo Werner, Oliver Burke, Marcel Sabitzer e Naby Keïta. Oltre a non aver mai perso, il Lipsia è, insieme al Real Madrid, l’unica squadra dei cinque più importanti campionati europei ad aver segnato in ogni partita disputata in questa stagione.

Lo Spartak Mosca allenato da Massimo Carrera è primo
Dopo essere stato uno degli assistenti di Antonio Conte, prima alla Juventus e poi in nazionale, quest’estate Massimo Carrera non ha seguito Conte al Chelsea ma è stato assunto dallo Spartak Mosca come assistente di Dmitri Alenichev, con il compito di allenare la difesa della squadra. Poi lo Spartak è stato eliminato nei turni preliminari di Europa League dai ciprioti dell’AEK Larnaca e la dirigenza ha deciso di esonerare Alenichev e rimpiazzarlo proprio con Carrera. Lo Spartak non vince un campionato russo dal 2001 ma rimane una delle squadre di calcio più importanti del paese, insieme alle altre tre con sede a Mosca e allo Zenit di San Pietroburgo. Nonostante il buon livello medio della squadra e la solidità economica della dirigenza, che ha permesso di assumere allenatori come Michael Laudrup e Unai Emery, nelle ultime stagioni lo Spartak si è sempre piazzato dietro alle principali rivali.

Dopo quattordici partite di campionato, lo Spartak di Carrera si trova in prima posizione con tre punti di vantaggio sullo Zenit e la miglior difesa del campionato. Non perde una partita da un mese e mezzo, dopo averne perse tre di fila fra settembre e ottobre: specialmente nella sconfitta contro lo Zenit, tifosi e società avevano accusato gli arbitri e la federazione di favorire lo Zenit, e si era parlato anche di sottoporre gli arbitri criticati al test del poligrafo (la macchina della verità). Ora lo Spartak si è rimesso in careggiata e continua a vincere senza sosta. Nell’ultima partita ha sconfitto l’Amkar Perm grazie a questo gran tiro da fuori di Denis Glushakov nei minuti di recupero.

glushakov

Si rivede Michu
Michu è il nome con cui in Spagna, Inghilterra e Italia è conosciuto Miguel Pérez Cuesta, attaccante spagnolo che si fece notare tra il 2012 e il 2014 in Premier League con lo Swansea City, squadra del Galles. Nel 2014, dopo la miglior stagione della sua carriera, il Napoli lo aveva acquistato in prestito. In Italia però Michu non si era più visto in campo dal 23 ottobre dello stesso anno, quando dopo una partita di Europa League aveva acutizzato i suoi problemi alle ginocchia. Non aveva più giocato, con il Napoli, e a fine stagione era tornato allo Swansea per poi rescindere il contratto. I problemi fisici lo hanno costretto a un anno di inattività, che ha interrotto nell’inverno del 2016, quando è tornato a giocare in quarta divisione spagnola con il Langreo, squadra allenata dal fratello. Al Langreo Michu si è rimesso in sesto e in estate ha firmato con il Real Oviedo, squadra della sua città in cui iniziò a giocare a calcio. Sabato scorso ha segnato il suo primo gol stagionale con il Real Oviedo nella vittoria per 2 a 0 contro il Levante.

michu

Unai Emery parla del Paris Saint-Germain
Il PSG, abituato da anni a dominare il campionato francese, quest’anno è partito più lentamente del solito e ora condivide la seconda posizione della Ligue 1 con Monaco, dietro il Nizza. La squadra, non più allenata da Lauren Blanc ma da Unai Emery, ex allenatore del Siviglia, è stata anche criticata nelle prime settimane di campionato dopo non aver vinto contro squadre di bassa classifica. Da almeno un mese però la squadra è migliorata molto e dopo la vittoria nell’ultimo turno di campionato, Unai Emery ha parlato a lungo alla stampa, dicendo alcune cose molto interessanti, sul suo modo di allenare e sulla gestione di una squadra così forte e ricca come il PSG:

Il Paris Saint-Germain mi ha assunto per il mio curriculum, per quello che ho ottenuto in Europa League, per come sono cresciuto come allenatore e per come ho fatto crescere i giocatori che ho allenato. Sono qui essenzialmente perché ho una storia vincente. Anche qua c’è una storia vincente e questo club vuole diventare più grande in Europa, ed eventualmente aspirare a vincere la Champions League.

Devi preparare al meglio i tuoi giocatori e metterli nelle migliori condizioni per fare bene, dal punto di vista fisico, tecnico, tattico e mentale. Alle volte funziona bene, altre invece no. Cavani può segnare in una partita e in un’altra no. La miglior ricetta è essere costanti. Si tratta di imprimere le proprie idee nella squadra: quando ti elogiano, segui le tue idee, quando ti criticano, segui le tue idee.

Una delle ragioni per cui sono voluto venire al PSG è perché il club ha già un’idea di come giocare. Ho allenato squadre che praticavano un sacco di possesso palla, altre ne facevano meno, e difendevano molto con o senza la palla. Questo è il bello, ho sempre dovuto continuare a cercare nuove variazioni tattiche con ogni nuova squadra.

Da quando sono un allenatore di calcio sono io a mettermi addosso la pressione. Per diventare un buon allenatore devi vincere molto. Essere un allenatore vuol dire vivere al centro delle attenzioni dei media, attraverso lodi e critiche. Questo è ciò con cui vivo, è intenso e veramente impegnativo.

Ho tre assistenti che lavorano con me, sono i miei occhi in più. Riguardo le nostre partite tre o quattro volte di solito, perché perdi molte cose quando stai a bordo campo. Anche i miei assistenti le guardano tre o quattro volte, poi insieme analizziamo quello che abbiamo visto. Complessivamente ci riguardiamo una partita per circa dodici volte.

I migliori gol che ci siamo persi
Domenica il Benfica ha battuto 6 a 0 il Maritimo nella Coppa di Portogallo, e questo è il gol segnato da Gonçalo Guedes:

guedes

Questo invece è uno dei tre segnati Aleksandar Jevtić del Cukaricki contro il Radnicki Nis nell’ultima giornata del campionato serbo:

jevtic

Il pallonetto da fuori area di Yerson Candelo del Querétaro nella partita del campionato messicano contro il Tigre UANL:

queretaro

Miroslav Radović, centrocampista serbo del Legia Varsavia, dopo aver segnato in Champions League contro il Real Madrid si è ripetuto anche in campionato:

radovic