De Luca e il clientelismo al referendum costituzionale

Il Fatto ha pubblicato una registrazione in cui il governatore della Campania esorta gli amministratori della sua regione a portare gli elettori a votare in blocco per il Sì, sfruttando la propria influenza

(ANSA / CIRO FUSCO)

Il Corriere della Sera di domenica riprende una registrazione pubblicata dal Fatto Quotidiano di una riunione a porte chiuse avvenuta martedì 15 novembre all’Hotel Ramada di Napoli, a cui hanno partecipato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e trecento amministratori locali campani definiti dal Fatto “vicini” a De Luca. Nel suo intervento, durato circa 25 minuti, De Luca inizia dicendo che visto che non ci sono giornalisti può parlare “chiaramente”, e parlando del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre dice che c’è la necessità di tenere unita la Campania «sugli interessi fondamentali, al di là delle bandiere di partito». De Luca spiega la necessità di provare a fare vincere il Sì in Campania, spiegando che «in questo momento abbiamo un’interlocuzione con il governo che è sicuramente privilegiata, poi vi piace Renzi, non vi piace, a me non me ne fotte niente».

Quindi De Luca elenca tutti i finanziamenti del governo ricevuti dalla Campania, da quelli per Bagnoli a quelli per la cosiddetta “Terra dei fuochi”, e dice che ogni amministratore deve fare una stima di quanti elettori, «comune per comune, porta a votare». Si rivolge poi a Franco Alfieri, sindaco di Agropoli (un comune di 20mila abitanti in provincia di Salerno) indagato per corruzione nel 2015, e ora anche consulente della Regione Campania con delega all’agricoltura e alla pesca.

«Prendiamo uno notoriamente clientelare, Franco Alfieri, che lui sa fare la clientela bene, come Cristo comanda, in maniera organizzata, scientifica, razionale. Ah, queste cose belle. (…) Bene, l’impegno che assume formalmente qui davanti a voi Franco Alfieri è di portare a votare 4000 cittadini di Agropoli (la metà degli elettori, ndr), in blocco, armati, con le bandiere, entusiasti. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, le barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma tu devi portare 4000 persone a votare, se ne porti di meno, di fronte al popolo, sei condannato».

Parlando di altri modi per portare gli elettori a votare al referendum, De Luca dice che gli amministratori devono fare un lavoro “porta a porta”, e poi spiega:

«Comparto della sanità: abbiamo cercato di spiegare a due teste di sedano che hanno la funzione di commissari in questo momento che non siamo la Toscana: qui la sanità privata è il 25 per cento, sono migliaia di persone. Io credo sinceramente che per come ci siamo mossi in questi mesi, ci sia rispetto da parte dei titolari di strutture private e qualificate. E possiamo permetterci di chiedere a ognuno di loro di fare una riunione con i propri dipendenti. Parliamo di migliaia di persone, quindi parliamo di un blocco abbastanza localizzato (…). Fare l’elenco dei dieci-venti imprenditori che uno chiama sul piano dell’amicizia, sul piano del rapporto personale, dell’amministrazione, al di là di tutte le questioni: per cortesia, fai questo lavoro, dimmi (…) quanti voti porti. Se non vuoi dare una mano, massima libertà, però massima chiarezza tra di noi».

La pratica a cui si riferisce De Luca, il clientelismo, consiste in un sistema di scambi di favori di vario tipo, e di assegnazioni mirate di risorse da parte di politici per crearsi una base elettorale. È una pratica che è stata molto diffusa in Italia nel corso del Novecento, e che funziona ancora oggi in certe zone, soprattutto del Sud. Lo stesso De Luca è stato spesso accusato di basare il suo consenso in Campania su una rete clientelare molto estesa.

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