(Joe Raedle/Getty Images)

L’ultimo dibattito Clinton-Trump: i dieci momenti più interessanti

Trump è stato ambiguo sul riconoscimento di un'eventuale sconfitta, mentre gli attacchi di Hillary Clinton sono stati insolitamente efficaci

(Joe Raedle/Getty Images)

Quando in Italia erano le tre del mattino di giovedì 20 ottobre, si è svolto il terzo e ultimo dibattito tra i due principali candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton e Donald Trump. Come i precedenti confronti, anche questo secondo i sondaggi è stato vinto dalla candidata Democratica Hillary Clinton, che è sembrata più preparata e a suo agio del candidato Repubblicano Donald Trump. Il dibattito di stanotte ha dato molti spunti alla discussione degli ultimi venti giorni di campagna elettorale: dall’ambiguità di Trump sul riconoscimento del risultato delle elezioni, alle risposte di Clinton sulle donne e sulla sua esperienza fino ai molti apprezzamenti circolati per il moderatore, il giornalista di Fox News Chris Wallace. Abbiamo messo insieme le dieci cose più interessanti del dibattito, e di cui probabilmente si parlerà di più nei prossimi giorni.

1. Le prime domande del dibattito hanno riguardato le proposte di legge sul controllo delle armi e le prossime nomine dei giudici della Corte Suprema (a causa dell’età avanzata di alcuni membri della Corte, il nuovo presidente potrebbe nominarne due o perfino tre). Clinton ha risposto inizialmente cercando di rassicurare i Repubblicani moderati: ha detto per esempio che il diritto di portare un’arma non è in contraddizione con leggi più severe sul loro utilizzo. La domanda che ha causato una risposta decisa di Clinton è stata invece quella sull’aborto: Clinton ha detto in maniera netta che nessun governo dovrebbe intromettersi nella decisione di una donna su come gestire una gravidanza. Trump ha mantenuto la sua posizione sostanzialmente contraria all’aborto – che ha preso solo da alcuni anni a questa parte – sostenendo che fare abortire una donna nelle ultime fasi di una gravidanza «non va bene».

2. Nel primo momento bizzarro della serata, in risposta a una domanda sull’immigrazione, Trump ha spiegato che gli Stati Uniti sono pieni di spacciatori stranieri e che si impegnerà ad espellere i cosiddetti bad hombres (un’espressione ibrida fra spagnolo e inglese per dire “brutta gente”, con riferimento implicito ai messicani).

3. La prima domanda che ha davvero scaldato il dibattito è stata quella sulla recente diffusione di materiale rubato alla campagna Clinton da parte di Wikileaks. Wallace ha chiesto conto a Clinton di una frase di un suo discorso privato e diffuso da Wikileaks in cui dice che desidera un mondo «senza confini». Clinton ha precisato che in quel passaggio si riferiva al mercato energetico, e ha attaccato Trump accusandolo di avere legami politici e commerciali con la Russia, che in questa campagna elettorale è stata accusata di aver ordinato diversi attacchi informatici contro Clinton e il partito Democratico. Trump ha cercato di smarcarsi dicendo di non conoscere il presidente russo Vladimir Putin, e che però con lui avrebbe di certo dei rapporti migliori di quelli che riuscirebbe a ottenere Clinton. «Beh, perché [Putin] come presidente [degli Stati Uniti] preferirebbe un fantoccio», gli ha risposto Clinton.

Trump ha iniziato a perdere la calma, ripetendo più volte: «sei tu il fantoccio».

Alla fine della sua difesa Trump è arrivato persino a lodare Putin – cosa impensabile per un candidato Repubblicano, solo fino a qualche mese fa – spiegando che a Clinton sta antipatico solo perché è più intelligente di lei.

4. Dopo uno scambio di domande e risposte sull’economia, Trump ha chiuso uno dei suoi interventi chiedendo direttamente a Clinton perché nella sua decennale carriera politica non ha attuato le misure che propone oggi. Trump ha attaccato Clinton sostenendo che per lungo tempo è stata coinvolta nelle decisioni più importanti prese per il paese, che però si sono rivelate sbagliate. Clinton ha cercato di ribaltare l’attacco di Trump in un punto a suo favore paragonando le sue esperienze passate con quelle di Trump: quando lei faceva la volontaria in una ONG a favore dei bambini afroamericani, lui affrontava una causa per discriminazione; quando lei sedeva in Senato, lui era impegnato in un reality show; e così via. È stata una risposta efficace, anche se forse un po’ troppo evidentemente studiata per avere effetto.

5. Poco dopo si è passati a parlare di uno dei temi più discussi di queste ultime settimane: le accuse di molestie contro Trump da parte di una decina di donne, quasi tutte avanzate dopo la diffusione del video del 2005 in cui il candidato Repubblicano dice cose sessiste e si vanta di molestare le donne. Trump si è nuovamente difeso negando tutte le accuse, sostenendo persino che non si è nemmeno scusato con sua moglie a riguardo, perché non c’è niente di cui scusarsi.

Insistendo sulle accuse a Trump, Clinton ha dato una delle risposte migliori della serata: fra le altre cose ha fatto notare che durante i suoi comizi Trump si è difeso spiegando che le donne che lo accusano non sono sufficientemente belle per i suoi gusti. «Trump pensa che umiliare le donne lo renda più forte», ha aggiunto Clinton. «Prende di mira la loro dignità, la loro autostima: e non penso che al mondo esista una donna che non sa cosa si provi in questi casi».

6. Da qui in poi, Trump è sembrato avere sempre meno il controllo di sé stesso e dei toni delle sue risposte. A una domanda di Wallace sulle sue affermazioni che le prossime elezioni saranno “truccate”, Trump ha risposto che i media stanno cercando di distruggere la sua candidatura e che Clinton non doveva ricevere il permesso di candidarsi a presidente per via di un’imprecisata condanna «per un crimine molto molto grave». Poi Trump ha detto che non sa ancora se accetterà il risultato delle elezioni, facendo intuire che in caso di sconfitta potrebbe non riconoscere la vittoria di Clinton.

È stato un momento abbastanza surreale. Appena un’ora prima del dibattito il candidato vicepresidente Repubblicano Mike Pence aveva ripetuto per l’ennesima volta che lui e Trump avrebbero accettato l’esito delle elezioni. Poche ore prima anche Ivanka Trump, figlia di Donald, aveva detto la stessa cosa. Lo stesso Trump lo aveva assicurato alla fine del primo dibattito. In molti hanno fatto notare che è la prima volta nella storia moderna della politica americana che un candidato mette in dubbio la regolarità del processo elettorale. È probabile che data la mole della notizia – gonfiata dal fatto che Trump ha cambiato idea – l’ambiguità di Trump sarà il tema principale dei prossimi giorni.

7. Rispondendo alle domande sulla politica estera e soprattutto sul Medio Oriente, Trump ha infilato una serie notevole di bugie: ha alluso al fatto che sostanzialmente l’attacco di varie forze internazionali per liberare la città irachena di Mosul dall’ISIS è iniziato in questi giorni per fare apparire Clinton più forte, che la situazione gravissima di Aleppo è stata causata direttamente da Clinton e che molti siriani che vogliono entrare negli Stati Uniti «sono allineati con l’ISIS».

Vox in particolare ha definito la risposta di Trump su Aleppo una «insalata di parole».

8. Verso la fine del dibattito Trump ha anche preso una posizione quasi certamente controproducente, per un candidato Repubblicano: ha detto di non essere d’accordo con Ronald Reagan – forse il presidente Repubblicano più popolare della storia contemporanea – sugli accordi internazionali di libero scambio. Clinton ha avuto buon gioco a spiegare di essere d’accordo con Reagan.

9. In molti stanno facendo i complimenti al giornalista Chris Wallace per come ha gestito il dibattito: Wallace è riuscito a stimolare e guidare la discussione senza dominarla, ha fatto fact checking su alcuni dei temi principali ma senza intralciare i candidati, senza perdere il polso della conversazione e dei tempi televisivi.

Wallace si è probabilmente attirato le simpatie di qualche elettore quando ha soffocato una risata alla fine di un’efficace risposta di Clinton a Trump, che aveva suggerito che persino Bernie Sanders la riterrebbe poco affidabile. Clinton ha risposto: «Dovresti chiedere a Bernie Sanders quale candidato presidente appoggia, visto che ti definisce “la persona più pericolosa che si sia mai candidata a presidente nella storia moderna americana”. E sono d’accordo con lui».

10. Quasi tutti hanno notato che Trump ha cambiato atteggiamento man mano che andava avanti il dibattito. Nella prima mezz’ora ha parlato in tono calmo e sicuro, riuscendo a rispondere nel merito alle domande del moderatore. Nella seconda parte del dibattito si è lasciato andare – forse attratto dalle provocazioni di Clinton – e le sue repliche si sono fatte sempre più sconnesse e aggressive. A un certo punto ha anche definito Clinton una «nasty woman», dove «nasty» sta per brutta, sporca, cattiva, disgustosa: un insulto che probabilmente avrebbe distrutto la campagna elettorale di qualsiasi altro candidato.