Lo stranissimo Klaus Kinski

Forse era mezzo matto, forse faceva solo finta, e ce lo ricordiamo tutti per quei cinque film con Herzog (ma avrebbe potuto fare molto di più)

Klaus Kinski con una macchina fotografica in un prato, 2 settembre 1969 (Rowan/picture-alliance/dpa/AP Images)

Klaus Kinski, per la maggior parte degli appassionati di cinema, è due cose, e due soltanto: il protagonista di cinque meravigliosi film del regista tedesco Werner Herzog, e uno degli attori più eccentrici e controversi del secolo scorso. Ne fece altri, di film belli – c’era ad esempio in Per qualche dollaro in più di Sergio Leone – ma nessuno che venga in mente prima di Aguirre, furore di Dio, Nosferatu, il principe della notte, Woyzeck, Fitzcarraldo e Cobra Verde. Il rapporto tra Herzog e Kinski fu complicato e spesso violento, a causa dell’impulsività e dell’imprevedibilità dell’attore: nel 1999 Herzog ci fece anche un documentario, intitolato Kinski, il mio nemico più caro. Nacque il 18 ottobre 1926, novant’anni fa, a Sopot, in quella che allora era la città stato di Danzica. Morì 65 anni dopo a Lagunitas, in California, per un attacco di cuore.

Il padre di Kinski aveva origini polacche, ed era un farmacista, mentre sua madre era un’infermiera tedesca. Si trasferirono a Berlino quando lui era piccolo, e a 17 anni dovette arruolarsi nella Wehrmacht, l’esercito tedesco. Della Seconda guerra mondiale vide però poco: fu catturato dagli inglesi nel suo secondo giorno di combattimenti, e venne trasferito in un campo di prigionia nell’Essex. Fu qui che cominciò a recitare, in alcuni spettacoli organizzati nel campo. Tornato a Berlino, scoprì che i suoi genitori erano morti nella guerra, e che la sua casa era stata distrutta nei bombardamenti. Voleva fare l’attore di cinema, e cominciò a recitare nei teatri e a fare monologhi, sempre faticando a mantenersi e passando lunghi periodi senza lavoro, e sostanzialmente povero. Aveva già un carattere irascibile e lunatico, e a un certo punto fu anche ricoverato per tre giorni in un ospedale psichiatrico, perché credevano fosse schizofrenico. Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta ebbe i suoi primi ruoli cinematografici, e per un breve periodo visse nello stesso palazzo in cui viveva Herzog, che aveva 13 anni. Il regista ha raccontato che Kinski terrorizzava tutti, e distruggeva qualsiasi cosa in mille pezzi.

Fu negli anni Sessanta che cominciò ad avere ruoli importanti, che accompagnò con altri in film di qualità discutibile. Kinski infatti accettava di recitare quasi esclusivamente in film in cui poteva impersonare cattivi, pazzi, reietti o tiranni, parti che gli venivano bene anche per i tratti spigolosi del viso e per lo sguardo indemoniato. Spesso preferiva partecipare a film che gli garantissero lauti compensi, piuttosto che in quello dei registi più famosi e apprezzati. Fu un attore che si costruì la propria fama, anche attraverso la stampa scandalistica, alimentando le storie – in parte vere, in parte no – sulla sua presunta follia e sul suo carattere violento. Circolavano molte storie sulle sue relazioni sessuali disinibite, su suoi tentati omicidi, e nella sua autobiografia del 1988 Kinski parlò addirittura di un suo rapporto incestuoso con la sorella, che i suoi fratelli smentirono. I giornali che si occupavano di spettacolo, negli anni della sua notorietà, amavano raccontare le sue smattate sul set, e lui forniva loro il materiale per mantenere la sua reputazione di attore difficile. Herzog ha anche detto che aiutò Kinski a scrivere alcuni paragrafi della sua autobiografia in cui l’attore insultava il regista.

Va detto che Kinski era comunque uno che davvero faceva scenate durante le riprese dei film, fino a diventare violento. Herzog ha raccontato che sul set di Aguirre, furore di Dio, ambientato nella foresta Amazzonica, a un certo punto Kinski disse che si era stufato e voleva andarsene via, a costo di farlo in canoa. Herzog tirò fuori una pistola e gli disse che se fosse scappato gli avrebbe sparato otto colpi, lasciando l’ultimo per se stesso. Per i suoi film ambientati in Sud America, Herzog faceva vivere gli attori e i membri della troupe per lunghi periodi in capanne e in tende nella foresta. Durante le riprese di Fitzcarraldo, Kinski si rifiutò spesso di recitare. Trattava male le persone del posto che aiutavano nella produzione, e una di loro propose a Herzog di ucciderlo. Un’altra volta, girando Cobra Verde, Kinski attaccò Herzog con una pietra in mano. Il rapporto tra i due fu sicuramente conflittuale, ma anche di amicizia e stima reciproca. È grazie a Herzog se oggi Kinski è ricordato come uno degli attori più talentuosi degli anni Settanta e Ottanta, e c’è chi crede che alcune delle storie che il regista ha raccontato nel suo documentario sul loro rapporto, e nelle varie interviste sull’attore, siano in parte romanzate, per preservare la sua fama. Assieme ai molti che ne parlano come di un mezzo pazzo e violento, ci sono infatti diversi attori e registi che hanno raccontato un lato tranquillo e gentile di Kinski, e che hanno detto di averci stretto rapporti di amicizia sinceri.

Nel 1965 Kinski ebbe i suoi primi due ruoli in film davvero importanti: nel Dottor Zivago e in Per qualche dollaro in più. Negli anni successivi alternò alcuni spaghetti western – come Quién sabe? di Damiano Damiani e Il grande silenzio di Sergio Corbucci – a moltissimi film di serie B del genere exploitation, fatti di violenza e sesso, finché arrivò a recitare con Herzog in Aguirre, un film su un conquistatore spagnolo alla ricerca di El Dorado, in Sud America nel Cinquecento. Sempre in mezzo a molti film dozzinali, nei quindici anni successivi fece gli altri quattro film con Herzog, uno più bello dell’altro. La sua parte più famosa è probabilmente quella in Fitzcarraldo, considerato uno dei più bei film di sempre, in cui interpreta un irlandese con l’ossessione di costruire un teatro di opera lirica in mezzo all’Amazzonia. Nella scena più famosa del film, la spedizione di Fitzcarraldo sposta una grossa nave da un fiume a un altro, tirandola su per una montagna. Tra i suoi ultimi film, il più famoso fu La tamburina, di George Roy Hill e con Diane Keaton. Morì il 23 novembre 1991 a Lagunitas, in California, per un attacco di cuore.

Nel 2013 Pola Kinski, la figlia maggiore di Kinski, avuta con la cantante Gislinde Kühlbeck, disse che suo padre la violentò ripetutamente, per un periodo di 14 anni e a partire da quando lei ne aveva 5. Nastassja Kinski, un’altra figlia dell’attore, disse che suo padre spesso la abbracciava in modo sessuale da piccola. Entrambe dissero che da piccole avevano paura di loro padre, che descrissero come un “tiranno”.

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