Una vista aerea della miniera di Gahcho Kué, in Canada (De Beers)
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  • domenica 9 Ottobre 2016

Perché De Beers vuole cercare diamanti in Canada

Ha una nuova miniera, la più grande aperta nel mondo da diversi anni, soprattutto per venire incontro alla richiesta mondiale di diamanti di "origine etica"

di Alan Freeman – The Washington Post
Una vista aerea della miniera di Gahcho Kué, in Canada (De Beers)

De Beers – l’azienda fondata negli anni Ottanta dell’Ottocento da Cecil Rhodes e diventata sinonimo del commercio di diamanti – ha aperto la più grande miniera del mondo da oltre dieci anni a questa parte, nel Canada settentrionale. La miniera da un miliardo di dollari è la quinta miniera di diamanti in attività del Canada ed è una risposta alla ricerca globale di nuove risorse in grado di rimpiazzare le miniere del Sudafrica – che stanno lentamente esaurendo i loro giacimenti – oltre che un tentativo di soddisfare il desiderio dei clienti che vogliono “diamanti puliti”, non legati cioè alle guerre e agli abusi dei diritti umani che hanno dato al settore una cattiva fama. «È molto difficile trovare una nuova miniera di diamanti davvero ricca», ha detto Bruce Cleaver, CEO di De Beers, durante un’intervista radiofonica da Calgary, nella provincia canadese dell’Alberta, dove ha sede l’affiliata canadese di De Beers.

Il giacimento di Gahcho Kué fu scoperto quasi vent’anni fa, ma il suo sviluppo nelle spoglie distese nei Territori del Nord-Ovest del Canada – a oltre 280 chilometri dal capoluogo Yellowknife – è stato lungo e difficile. È un’operazione cosiddetta di “fly-in, fly-out”, quelle in cui i dipendenti non vivono sul posto in cui lavorano ma vengono portati avanti e indietro con degli aerei: i 530 lavoratori impiegati nella miniera non hanno un alloggio fisso e si sposteranno dal sud del Canada per lavorare in turni di alcune settimane. Rifornimenti come carburante, attrezzature pesanti e materiali edili possono essere trasportati solo con camion su una strada ghiacciata lunga 120 chilometri e percorribile solo durante l’inverno. Ci si aspetta che la miniera, di cui De Beers è socio al 51 per cento, arrivi a produrre 4,6 milioni di carati all’anno in diamanti grezzi. La maggior parte della produzione di diamanti di De Beers arriva ancora dalle miniere in Botswana, Namibia e Sudafrica, ma l’azienda è contenta della diversificazione resa possibile dal Canada. «Il Canada ha un governo e un regime fiscale stabili», ha detto Cleaver. La Russia è un altro dei maggiori produttori di diamanti al mondo, ma De Beers non ha miniere nel paese.

Cleaver concorda sul fatto che i clienti sono «sempre più interessati a diamanti “etici”», e ha sottolineato che De Beers garantisce ai suoi clienti che tutti i suoi diamanti sono prodotti seguendo gli standard più elevati. È un aspetto particolarmente importante nel mercato americano, da dove arriva il 45 per cento della domanda del mercato globale dei gioielli, un settore dal valore di 79 miliari di dollari. Negli ultimi tempi il mercato cinese, il secondo al mondo, è stato instabile per via della crescita più lenta, che ha portato a un abbassamento dei prezzi dei diamanti, che però secondo Cleaver ora si stanno stabilizzando.

Offrire ai clienti un’alternativa etica ai “diamanti insanguinati”, considerati un modo per finanziare signori della guerra e ribellioni in Angola e Sierra Leone, è il motivo per cui è stata fondata Brilliant Earth, un rivenditore di gioielli di San Francisco che vende i suoi prodotti online e in negozi a San Francisco, Los Angeles e Boston. «I clienti vogliono un prodotto per il quale non debbano sentirsi in colpa», ha detto Beth Gerstein, uno dei CEO di Brilliant Earth. Gerstein ha raccontato che i prodotti della sua azienda seguono standard superiori a quelli del Kimberley Process, una certificazione pensata per eliminare dal commercio legale i diamanti che provengono dalla guerre, e che i diamanti della società devono rispettare le norme su lavoro e ambiente. È il motivo per cui a Gerstein piacciono i diamanti prodotti in Canada. Un cliente di Brilliant Earth può richiedere un anello di fidanzamento con un diamante canadese della miniera di Diavik o da quella di Ekati, gestite dalle società concorrenti di De Beers nei Territori del Nord-Ovest. «Le persone possono comprare i diamanti canadesi con la massima tranquillità», ha detto Gerstein, sottolineando che entrambe le miniere hanno stipulato accordi con le comunità indigene che prevedono l’assegnazione di posti di lavoro ai loro membri.

Nonostante l’entusiasmo per Gahcho Kué, De Beers non identifica i diamanti della miniera in modo specifico come canadesi, ma preferisce dire che tutti i suoi diamanti hanno un’origine etica. Il 90 per cento della produzione di De Beers verrà poi trasportata in aereo in Botswana, dove i diamanti verranno smistati. Secondo Cleaver il processo serve a garantire un’offerta costante dei diamanti che sono poi venduti ai lucidatori. De Beers ha comunque avuto anche qualche problema con le sue tre miniere canadesi. La miniera sotterranea di Snap Lake, non lontana da Gahcho Kué, è stata chiusa a dicembre per via di una serie di problemi operativi. Nei suoi sette anni di attività, Snap Lake non ha mai ottenuto guadagni. Cleaver è fiducioso del fatto che per la miniera di Gahcho Kué – che è a cielo aperto e dove secondo Cleaver l’«attività di estrazione sarà più facile» – le cose saranno diverse.

© 2016 – The Washington Post