Il font di Google per scrivere in tutti gli alfabeti

Si chiama Noto, è gratis e funziona per 800 lingue, dal fenicio al tibetano: serve a evitare quei fastidiosi rettangoli sui programmi di scrittura

Caratteri nel font Noto (Google)

Il 6 ottobre Google ha presentato un nuovo font, cioè uno stile di caratteri tipografici, su cui ha lavorato con la società di design Monotype negli ultimi cinque anni: il font si chiama Noto e ha la particolarità di potere essere usato per la maggior parte delle lingue del mondo, più di 800, e degli alfabeti, più di 100. La maggior parte dei font esistenti non possono essere usati in qualsiasi lingua: spesso alcuni caratteri particolari creano quei fastidiosi rettangoli (tipo questi: ). Con Noto invece si possono usare centinaia di migliaia di caratteri in tutte le lingue, tra cui lingue morte e scritture come quella cuneiforme usata dai Sumeri nell’antica Mesopotamia. Il font è stato pensato per permettere a chiunque in tutto il mondo di creare testi digitali senza avere problemi legati ai caratteri usati.

Lo stesso nome Noto è un riferimento allo scopo del progetto: è un’abbreviazione di «No More Tofu», cioè “Niente più Tofu”, dove con “Tofu” si intendono appunto quei fastidiosi rettangoli di prima, dato che ricordano dei pezzetti di formaggio di soia. Fu con questa frase che Google presentò a Monotype l’idea di disegnare un font con cui poter scrivere in tutte le 800 lingue riconosciute dall’Unicode Consortium, l’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di mantenere un sistema comune standard per la scrittura dei caratteri sui sistemi informatici.

Tra le lingue in cui si può scrivere usando Noto ci sono il fenicio, la lineare B (un sistema di scrittura usato nell’antica Grecia tra il quattordicesimo e il tredicesimo secolo a.C. e decifrato negli anni Cinquanta) e l’Ogham (un’antica scrittura irlandese usata tra il primo e il sesto secolo e fatta di soli 28 caratteri). Per le lingue più importanti incluse nel progetto, Noto mette a disposizione lettere con grazie (o “serif“, cioè nel linguaggio dei grafici le stanghette decorative che si vedono in alcuni font, come quello con cui è scritto questo articolo) o senza (“sans serif“), in grassetto e corsive, oltre ai numeri. Ci sono poi anche le emoji, i vari simboli matematici e le notazioni musicali.

Centinaia di persone hanno collaborato alla creazione di Noto, tra cui ricercatori, grafici e linguisti. Ad esempio, per creare i caratteri tibetani Monotype ha chiesto l’aiuto di monaci tibetani e studiosi del buddismo. Per alcune lingue, come quella dei Fulani, un’etnia nomade dell’Africa occidentale, quella fatta in Noto è la prima trascrizione digitale mai realizzata. Il font è stato pubblicato con una licenza open source OFL (sta per Open Font Licence) che permette a tutti di scaricarlo e usarlo. Google dice che è importante raggiungere tutti i luoghi del mondo e rendere noti i suoi servizi anche a chi vive nei posti più remoti: Noto è un progetto in linea con questa strategia, la stessa per cui Google nel 2016 ha allargato il suo servizio di traduzione automatica a 100 lingue.

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