Gustavo Gomez e Gabriel Paletta (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 3 ottobre 2016

La settima giornata di Serie A: cinque cose di cui parlare

La bella partita tra Roma e Inter, una tipica sconfitta del Napoli, l'Udinese che non è più quella che conoscevamo e il terzo posto delle squadre sottovalutate

Gustavo Gomez e Gabriel Paletta (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Con la partita vinta dalla Roma sull’Inter per 2 a 1, domenica sera è finita la settima giornata di Serie A. Nei due anticipi di sabato il Pescara ha perso in casa contro il Chievo per 2 a 0 e la Lazio ha vinto in trasferta contro l’Udinese. Domenica alle 12.30 la Juventus ha vinto 3 a 0 contro l’Empoli, mentre nelle partite delle 15 l’Atalanta ha battuto il Napoli 1 a 0, il Bologna ha perso in casa contro il Genoa, il Cagliari ha battuto il Crotone e la Sampdoria ha pareggiato in casa contro il Palermo. Alle 18 il Milan ha vinto per 4 a 3 contro il Sassuolo, dopo essersi ritrovato in svantaggio 3 a 1 all’inizio del secondo tempo, e il Torino ha vinto 2 a 1 contro la Fiorentina.

Ora la Serie A si fermerà per una settimana in concomitanza con le gare delle qualificazioni ai Mondiali del 2018, che l’Italia giocherà contro la Spagna, il 6 ottobre a Torino, e contro la Macedonia, tre giorni dopo a Skopje.

Sabato
Ore 18
Pescara 0 – Chievo 2
Ore 20.45
Udinese 0 – Lazio 3

Domenica
Ore 12.30
Empoli 0 – Juventus 3
Ore 15
Atalanta 1 – Napoli 0
Bologna 0 – Genoa 1
Cagliari 2 – Crotone 1
Sampdoria 1 – Palermo 1
Ore 18
Milan 4 – Sassuolo 3
Torino 2 – Fiorentina 1
Ore 20.45
Roma 2 – Inter 1

I limiti del Napoli
La sconfitta del Napoli a Bergamo – contro un’Atalanta che fino a ieri era sembrata parecchio in difficoltà – è il tipo di sconfitta a cui il Napoli ci ha abituato da anni. La squadra di Sarri si trovava in un buon momento e dopo aver battuto nettamente il Benfica in Champions League avrebbe dovuto continuare la sua crescita sotto tutti i punti di vista, come dichiarato da Sarri. Invece è arrivata una sconfitta dopo una prestazione non paragonabile alle ultime partite disputate. Il Napoli subisce sconfitte del genere fin dai tempi di Mazzarri e Benitez (quelle contro il Chievo Verona, per esempio) ma quest’anno, come in parte accadde l’anno scorso, ci sono delle attenuanti e diverse ragioni che potrebbero evitare al Napoli ulteriori sconfitte del genere.

In estate il Napoli ha ceduto Higuain alla Juventus per novanta milioni di euro e per rinforzare la rosa ne ha spesi quasi cento. Ha preso un sostituto di Higuain in attacco, il centravanti polacco Arkadiusz Milik, i giovani centrocampisti Amadou Diawara, Marko Rog e Piotr Zieliński, l’ala della nazionale italiana Emanuele Giaccherini e il difensore serbo Nikola Maksimovic, attualmente uno dei giocatori più forti nel suo ruolo. Con ogni probabilità nessun giocatore del Napoli riuscirà ad avvicinarsi alla spaventosa quantità di gol segnati da Higuain la scorsa stagione, e l’allenatore Maurizio Sarri ha per questo preparato la squadra diversamente per poter comunque migliorare i risultati della scorsa stagione. Ha mantenuto la stessa formazione dell’anno scorso, il 4-3-3, perché in attacco ha ancora giocatori come Insigne, Mertens e Callejon, che sono più adatti a giocare come attaccanti esterni. Quello che è cambiato di più è il centrocampo, a cui è stata allargata la base permettendo così a Sarri di variare più spesso e di avere più opzioni di gioco. Diawara, Rog e Zielinski si sono aggiunti a Hamsik, Allan e Jorginho: quest’abbondanza a centrocampo potrebbe portare dei benefici nel lungo termine e rimediare a uno dei problemi principali del Napoli negli ultimi anni, e cioè la mancanza di ricambi adeguati. La difesa è la stessa dell’anno scorso, cioè la seconda migliore del campionato, con in più un giocatore all’altezza dei titolari, e forse anche più forte (Maksimovic), e Lorenzo Tonelli, un’ottima riserva.

Una sola sconfitta nelle prime sette partite è da mettere in conto e potrebbe non intaccare la crescita della squadra di Sarri, che al termine della partita di ieri ha detto: “Dobbiamo migliorare contro avversari aggressivi, che ci portano a giocare una partita di duelli. Le partite contro squadre fisiche, con dei terreni di gioco difficili, sono il nostro limite. La nostra crescita deve passare da queste gare, dobbiamo essere bravi a portare a casa dei punti anche in queste condizioni. È un passo in avanti da fare”.

L’Udinese che conoscevamo
Fra il 2010 e il 2013 l’Udinese terminò il campionato in quarta, terza e quinta posizione, giocò i preliminari di Champions e arrivò una volta alla fase a eliminazione diretta di Europa League. La squadra era allenata da Francesco Guidolin, uno dei più apprezzati allenatori italiani, e in quegli anni il club friulano acquistò e cedette decine e decine di giocatori che oggi giocano nelle più importanti squadre europee, come Alexis Sánchez, Guilherme Siqueira, Samir Handanovic, Antonio Candreva, Medhi Benatia, Roberto Pereyra e Juan Cuadrado. Anche se per sostenersi economicamente era costretta a venderli tutti, prima o poi, l’Udinese veniva considerato come un club da imitare. Da tre anni però la squadra non va oltre il 13esimo posto in classifica e l’anno scorso ha raggiunto il peggior piazzamento in classifica dall’ultima retrocessione in Serie B, avvenuta nel 1994. Nel frattempo la società ha terminato la costruzione del nuovo Friuli, che al momento può essere considerato il miglior stadio italiano di categoria media, e la famiglia Pozzo ha portato in Premier League la seconda squadra di sua proprietà, il Watford.

Tuttavia la rosa dell’Udinese da almeno due anni è di un livello nettamente più basso rispetto a quella della gestione Guidolin, e nell’ultima partita giocata in casa e persa 3 a 0 contro la Lazio i tifosi friulani hanno iniziato a cantare cori contro i giocatori stranieri, che storicamente rappresentano la maggioranza della squadra dell’Udinese, e che i tifosi, non solo la parte organizzata, ritengono non così migliori degli italiani. Quest’anno quindi sembra debba ripetersi un’altra brutta annata, e ieri l’allenatore Giuseppe Iachini è stato esonerato dall’incarico.

Gino Pozzo, figlio del proprietario Giampaolo, recentemente ha parlato delle difficoltà incontrate dall’Udinese nelle ultime stagioni:

Siamo stati un modello negli ultimi vent’anni, adesso dobbiamo adeguarci alle nuove realtà di mercato. Ci sono squadre con capacità economiche elevatissime; dove una volta arrivavamo prima di tutti oggi ci sono anche gli altri. Il fatto di avere la possibilità di sfruttare la collaborazione con il Watford deve essere considerata una ricchezza. Due anni fa avevamo fatto la scelta di puntare su giocatori più affermati. È andata male non per il valore dei singoli giocatori, ma perché non si è creata la giusta chimica e lo spirito all’interno della squadra. Abbiamo sbagliato allenatori? Tutti ci abbiamo messo qualcosa. Dall’inizio del 2016 abbiamo riaggiustato il tiro mettendo sotto contratto una ventina di giocatori Under 23. Mi sembra un dato importante, non certo quello di una società in via di smantellamento. Gli italiani? Se si punta sulla qualità, quella oggi in Italia scarseggia. Ciò non toglie che negli ultimi anni abbiamo fatto un lavoro importante a livello di vivaio che ha prodotto tre giovani tutti portieri, come Scuffet, Meret e Perisan.

Paghiamo stipendi troppo bassi per la serie A? Dipende dal modello che vuoi impiegare. Il nostro è un calcio autosostenibile. Non credo che due stagioni sofferte debbano spingerci a cambiare un modello che ha dato risultati eccezionali. Oggi il riferimento è il Sassuolo? Sì, ma con uno sponsor come la Mapei che porta ogni anno 20 milioni di euro. Lo vedo come un modello più vicino al Parma che a quello dell’Udinese.

Il terzo posto delle sottovalutate?
Escludendo la Roma, ora in terza posizione si trovano tre squadre che a inizio stagione, per un motivo o per l’altro, avevano dato l’impressione di cominciare il campionato in salita: il Milan per la confusione societaria e per il modesto mercato, la Lazio per il mancato ingaggio di Marcelo Bielsa e la chiamata all’ultimo momento di Simone Inzaghi, il Chievo perché era il solito Chievo. Sette giornate non sono molte per dare un giudizio che tenga in considerazione tutti gli aspetti di una squadra e la stagione è lunga, ma cominciare bene è già qualcosa.

Per quanto riguarda il Chievo, gran parte del merito per le sue prestazioni va a Rolando Maran, che lo allena dal 2014 e in queste sette partite di campionato ha sempre saputo adattare la propria squadra a ogni tipo di avversario, sfruttandone le debolezze come è successo con l’Inter alla prima giornata o con il Pescara, battuto in trasferta sabato sera. La squadra è praticamente la stessa dell’anno scorso e quest’estate ha addirittura abbassato il monte ingaggi societario di un milione di euro, posizionandosi al terzultimo posto nella classifica delle squadre di Serie A che spendono di più per pagare gli stipendi ai propri tesserati.

Anche i risultati del Milan sono da attribuire all’allenatore, visto che la squadra è praticamente la stessa dell’anno scorso. Con Montella nessun giocatore del Milan dà l’idea di trovarsi fuori dalla sua posizione e soprattutto tutti i giocatori del reparto offensivo possono sfruttare a pieno le loro caratteristiche: due cose che nel Milan degli ultimi anni spesso non accadevano. Manca ancora intensità a centrocampo e la difesa non sempre è affidabile, ma ci sono le condizioni perché la squadra possa crescere. Carlos Bacca, inoltre, si è confermato essere un grande finalizzatore del gioco e un giocatore indispensabile per il Milan, nonostante la sua permanenza in Italia sia stata in dubbio fino a qualche settimana fa: ora è capocannoniere della Serie A con sei gol, insieme a Higuain e a Icardi. Lo stesso Bacca ha affermato più volte che all’interno dello spogliatoio del Milan la situazione è cambiata e che ora c’è un clima sereno fra giocatori e allenatore. Oltre a questo, il Milan ha la rosa più giovane della Serie A e sta facendo giocare tre giovani italiani – Donnarumma, Calabria e Locatelli — che per quello che si è visto finora, un giorno potremmo vedere titolari anche in nazionale.

Dopo aver segnato il gol del pareggio nella vittoria di ieri contro il Sassuolo per 4 a 3, Manuel Locatelli ha fatto l’intervista del dopo partita che tutti vorremmo fare:

La Lazio è probabilmente quella che ha meno impressionato delle tre, perché fin qui ha avuto un calendario più semplice e perché quando ha giocato contro squadre più quotate ha perso. Ma ha degli ottimi giocatori in tutti i reparti, a partire da De Vrij in difesa fino ad arrivare a Ciro Immobile, comprato per appena otto milioni, che fin qui ha segnato quattro gol e fornito due assist decisivi. È riuscita inoltre a reintegrare un talento come Keita Balde, messo fuori squadra qualche settimana fa ma ora già fondamentale per i risultati della squadra.

Tutto sommato, una gran bella partita
Nel posticipo di ieri sera la Roma ha battuto l’Inter per 2 a 1 grazie ai gol segnati da Edin Dzeko nei primi minuti della partita e da Kostas Manolas a un quarto d’ora dal termine, dopo che l’Inter aveva segnato il momentaneo 1 a 1 con il centrocampista argentino Ever Banega, il migliore in campo dei suoi. Nel primo tempo c’è stata quasi una chiara occasione da gol a ogni azione delle due squadre e un ritmo elevatissimo, che è continuato anche nel secondo tempo. La Roma è riuscita a vincere una partita molto difficile e a reggere l’intensità degli avversari; l’Inter invece ha perso ed è scesa in nona posizione, ma tutto sommato ha giocato una buona partita, a eccezione della sua difesa, che ha commesso troppi errori. Ha inoltre confermato i progressi della squadra sotto la gestione di Frank de Boer.

La classifica alla settima giornata di campionato

In classifica la Juventus rimane in testa con quattro punti in più del Napoli. Al terzo posto c’è la Roma, che ha gli stessi punti di Chievo, Lazio e Milan. Genoa e Fiorentina continuano ad avere una partita in meno delle altre diciotto squadre, e la recupereranno soltanto il prossimo 15 dicembre.

1) Juventus 18
2) Napoli 14
3) Roma 13
4) Lazio 13
5) Chievo 13
6) Milan 13
7) Torino 11
8) Genoa 11*
9) Inter 11
10) Cagliari 10
11) Bologna 10
12) Atalanta 9
13) Sassuolo 9
14) Fiorentina 8*
15) Sampdoria 7
16) Udinese 7
17) Pescara 6
18) Palermo 6
19) Empoli 4
20) Crotone 1

* Una partita in meno

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