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  • mercoledì 28 settembre 2016

Shimon Peres è morto

È stato uno dei più importanti politici nella storia di Israele e nel 1994 vinse il premio Nobel per la pace: aveva 93 anni

(AP Photo/Dan Balilty, File)

Shimon Peres, uno dei politici più importanti nella storia di Israele, di cui era stato tra l’altro primo ministro e Presidente della Repubblica, è morto nelle prime ore di mercoledì 28 settembre, a 93 anni. Da due settimane Peres era ricoverato in un ospedale vicino a Tel Aviv a causa di un ictus. Peres era sopravvissuto all’ictus e a un certo punto era anche stato messo in coma indotto, ma le sue condizioni sono progressivamente peggiorate. L’attuale primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha espresso il suo “personale dolore per la morte di un uomo amato dall’intera nazione”. Le condoglianze sono state inviate da numerosi capi di governo e di stato del mondo, con il presidente statunitense Barack Obama che ha definito Peres un suo “caro amico”, ricordando che “era guidato da una visione della dignità umana e del progresso con la consapevolezza che le persone con buone intenzioni possono ottenere buoni risultati insieme”. Venerdì ci saranno i funerali: parteciperanno tra gli altri Obama, l’ex presidente statunitense Bill Clinton, il presidente francese Francois Hollande, quello canadese Justin Trudeau, e l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea Federica Mogherini.

Peres ha ricoperto praticamente tutti i ruoli di alto livello della politica israeliana, ma viene ricordato soprattutto per aver contribuito ai negoziati per gli accordi di Oslo, il primo trattato di pace mai stipulato da israeliani e palestinesi. Per via del suo contributo agli accordi in qualità di ministro degli Esteri, nel 1994 ricevette il premio Nobel per la pace assieme all’allora primo ministro Yitzhak Rabin e al leader palestinese Yasser Arafat. Il Nobel per la pace fu il culmine della carriera politica di Peres: l’anno successivo perse le elezioni da leader del Partito Laburista e non ricoprì più una carica di governo. Nel 2007 fu eletto presidente di Israele, una carica quasi esclusivamente cerimoniale che mantenne fino al 2014.

Peres era nato nel 1923 come Shimon Perski a Wiszniew, che allora era in Polonia e adesso è in Bielorussia. Arrivò in Palestina nel 1932, quando ancora Israele non esisteva. Frequentò per anni la scuola di Ben Shemen, fondata dal medico tedesco Siegfried Lehman e citata ancora oggi come esempio di una piccola comunità ebraica che viveva in pace e collaborazione con i suoi vicini arabi. Più tardi si unì ai fondatori di un kibbutz che sopravvive ancora oggi – quello di Alumot, vicino al lago di Tiberiade – e nei primi anni Quaranta cominciò a impegnarsi a tempo pieno alla politica e alle attività militari. A 23 anni divenne il segretario di un’associazione giovanile tenendo posizioni politiche vicine a David Ben Gurion, il primo ministro nella storia di Israele, che un po’ a sorpresa in quello stesso anno lo nominò segretario di Mapei, il principale partito di sinistra dell’epoca. Nel 1959, dopo aver esaurito la carriera militare, entrò nella Knesset, il parlamento israeliano: ci rimase fino al 2007, cosa che lo ha reso il politico israeliano con più anni di servizio al parlamento. In mezzo, fu due volte primo ministro: fra il 1984 e il 1986 e il 1995 e il 1996. Dopo la nascita del partito Laburista, di cui Mapei fu antenato, si scontrò spesso per la presidenza del partito con Yitzhak Rabin, l’ex primo ministro di Israele che venne assassinato il 4 novembre 1995 da un fanatico religioso sionista.

Peres fa parte di una generazione di politici israeliani arrivati al potere prestissimo – Peres divenne il capo della marina israeliana a 24 anni – e rimasti molto influenti per tutta la vita, a prescindere dai risultati politici. Peres, ad esempio, non ha mai vinto un’elezione da capo del partito Laburista. Come Rabin, a cui nel 1995 succedette da primo ministro dopo il suo assassinio, era considerato un socialista “pragmatico”: in quegli anni il Partito Laburista spingeva per espandere il welfare statale e costruiva decine di complessi di case popolari, mentre al contempo si preparava per la guerra successiva con i palestinesi e gli stati arabi confinanti. Peres in particolare fu tra i responsabili del progetto di costruzione del reattore nucleare di Dimona, attivo ancora oggi nel deserto del Negev, unanimemente considerato il deposito dell’arsenale nucleare di Israele (che però non ha mai ammesso esplicitamente di possedere armi nucleari).

Nonostante la sua educazione in una scuola molto bendisposta nei confronti dei palestinesi, all’inizio della sua carriera Peres fu molto diffidente dei vicini arabi di Israele. Prima del 1977 si diceva contrario a ogni compromesso con i palestinesi: cambiò idea dopo la visita dell’allora presidente egiziano Anwar Sadat a Gerusalemme, che portò alla sottoscrizione del primo trattato di pace nella storia di Israele con uno stato arabo (l’Egitto, nel 1979). Da allora Peres è rimasto un grande sostenitore della soluzione a due stati, che ancora in un’intervista con TIME del 2016 ha definito «l’unica cosa che può far cessare il terrorismo, la violenza e l’odio». Fino all’ultimo ha tenuto una posizione molto aperta nei confronti dei palestinesi e della ripresa dei negoziati di pace: nella stessa intervista di TIME ha definito il presidente palestinese Mahmud Abbas – che governa senza mandato dal 2010, è stato indebolito da moltissime accuse di corruzione e ambiguità con le famiglie dei terroristi palestinesi – «un uomo straordinario che vuole davvero trattare per la pace».