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  • martedì 27 settembre 2016

Il paradiso fiscale del calcio

Ogni anno una piccola squadra uruguaiana vende giocatori per decine di milioni di euro, senza che questi abbiano mai messo piede in Uruguay

di Pietro Cabrio
Il portiere argentino Geronimo Rulli, uno dei giocatori passati per il Deportivo Maldonado (ALEJANDRO PAGNI/AFP/Getty Images)

Quella del Club Deportivo Maldonado, una squadra di calcio uruguaiana, è una storia che va avanti ormai da anni: se ne è cominciato a parlare dopo che nel 2012 Alex Duff e Lucia Baldomir di Bloomberg pubblicarono un’inchiesta sui metodi di gestione della squadra, e successivamente se ne è scritto molto anche in Italia. È la storia di una piccola squadra di calcio con sede nella città di Maldonado, sessantamila abitanti nel sud-est dell’Uruguay, che da alcuni anni compra e poi vende giocatori provenienti da tutto il Sudamerica ad alcune delle più famose squadre di calcio europee, per somme che nemmeno i club più importanti del paese riescono ad ottenere. Il Deportivo Maldonado però non è una grande squadra: è un piccolo club seguito da un centinaio di tifosi che gioca nella seconda divisione uruguaiana e che nella sua storia non ha mai raggiunto alcun risultato rilevante.

Dal 1928 fino a sei anni fa, del Deportivo Maldonado non si era mai occupato nessuno di rilevante; ora invece è il tema di inchieste giornalistiche, trasferimenti milionari ed è diventato noto per essere usato come “club d’appoggio” da fondi d’investimento, procuratori e club di calcio per sfruttare le tassazioni agevolate che hanno le società sportive anonime uruguaiane (cioè non riconducibili a una proprietà unica) sulla compravendita di calciatori.

Di società usate per questo scopo ne esistono a decine – soprattutto in Sudamerica ma anche in Europa – e vengono usate per pagare meno tasse sui trasferimenti: si acquistano i diritti di giocatori tesserati da club che hanno sede in paesi in cui la tassazione per la compravendita di giocatori è considerata alta, per poi trasferirli in piccole società che hanno sede in paesi dove si paga anche il venti per cento di tasse in meno. Gli stessi giocatori vengono poi rivenduti a una cifra superiore al loro prezzo di acquisto o vengono mandati in prestito per far aumentare il loro valore. Qualche anno fa, per esempio, prima di passare dal River Plate al Real Madrid, il 50 per cento dei diritti del calciatore Gonzalo Higuain vennero acquistati dal piccolo club svizzero del Locarno per circa 13 milioni di euro, evitando così di pagare parte della tasse argentine. Spesso ci si riferisce a queste società con il termine di “club off-shore”, perché tutte le maggiori operazioni che compiono non riguardano la loro prima squadra e non avvengono nel paese in cui hanno sede. Inoltre, queste squadre agiscono in paesi considerati dei “paradisi fiscali del calcio”.

Il Deportivo Maldonado ha iniziato a essere usato come club d’appoggio per operazioni di mercato nel 2010, dopo essere stato comprato da Malcom Caine, imprenditore inglese residente nel Principato di Monaco, e dall’avvocato inglese Graham Shear, che in passato è stato il legale della Media Sports Investments, società che detenne per un periodo parte del cartellino del calciatore Carlos Tevez e che trattò il suo discusso trasferimento dal Corinthians al West Ham, nel 2007. Caine e Shear secondo molti esperti sono aiutati economicamente dallo Stellar Group, una delle agenzie sportive più importanti del mondo. Secondo quanto riportato da Bloomberg in un articolo di due anni fa, Caine disse che il suo gruppo stava aiutando lo sviluppo del Deportivo Maldonado e che fino ad allora non aveva ancora generato profitti dalla compravendita di giocatori.

L’ultima importante cessione del Deportivo Maldonado è l’emblema delle tipologie di operazioni che il club uruguaiano è solito fare. L’attaccante brasiliano Willian José è stato comprato ufficialmente dal Deportivo Maldonado nel 2009 per un milione di euro da una squadra brasiliana. Dal 2009 a oggi, però, Willian José non ha mai giocato una partita ufficiale con il Deportivo, e in sette anni è stato mandato in prestito a sei diverse squadre, fra cui San Paolo, Santos, la squadra riserve del Real Madrid e il Real Saragozza. Nel frattempo il suo valore di mercato è cresciuto e quest’estate è stato comprato dalla Real Sociedad per sei milioni di euro. Se fosse stato comprato da una squadra brasiliana o da una squadra argentina, le parti coinvolte nella cessione avrebbero dovuto pagare una percentuale di tasse più alta di quella che invece hanno pagato concludendo la trattativa in Uruguay.

Dal 2010 il Deportivo Maldonado ha trattato la cessione di Marcelo Estigarribia alla Juventus nel 2011 e nei due anni successivi alla Sampdoria, al Chievo e all’Atalanta (sempre in prestito fino al 2014), del terzino brasiliano Alex Sandro al Porto per poco meno di 10 milioni, dell’attuale centrocampista del Napoli Allan al Granada, del portiere argentino Geronimo Rulli alla Real Sociedad prima e al Manchester City poi, di Ivan Piris alla Roma e all’Udinese, di Hernan Toledo alla Fiorentina e di Jonathan Calleri al West Ham, il cui prestito è stato pagato quasi 5 milioni. Nessuno di questi giocatori ha mai giocato una partita in Uruguay.

Le operazioni che conduce il Deportivo Maldonado sono al limite del regolamento della FIFA. Infatti è concesso a un giocatore di essere tesserato per tre diverse squadre in una sola stagione e di giocare solo per due di queste, ma dallo scorso maggio sono state vietate le Third Party Ownership (TPO) e le Third Party Investments (TPI), cioè i prestiti forniti da società private alle squadre di calcio per l’acquisto di giocatori in cambio di una percentuale concordata sulla loro futura cessione o della semplice restituzione del prestito a dei tassi concordati. Chi sospetta che il Deportivo Maldonado sia coinvolto in questo tipo di pratiche sostiene che i proprietari del club permettano a procuratori, agenzie sportive e fondi d’investimento di usare la loro società come copertura per aggirare il divieto imposto dalla FIFA. In questo modo le terze parti possono continuare a svolgere le loro attività nel calcio e servendosi di una società uruguaiana pagano tra il dieci e il venti per cento di tasse in meno rispetto a quelle che pagherebbero in un altro paese.

Tre anni fa il governo uruguaiano ha alzato le imposte sulle compravendite dei calciatori dal 4 al 12,5 per cento, ma rimangono ancora molto più basse degli altri paesi sudamericani. Da tempo la FIFA sta cercando di impedire la creazione di club come il Deportivo Maldonado e negli ultimi mesi a questo scopo ha sanzionato diversi club, soprattutto uruguaiani. Il caso del Deportivo però è diverso e più difficile da affrontare per la FIFA, perché non si ha ancora la certezza di quale sia la provenienza dei soldi usati dalla società per comprare i calciatori.

L’acquisto più costoso nella storia del Deportivo Maldonado, la cui prima squadra non viene toccata da nessuna delle operazioni della società, è stato l’attaccante argentino Jonathan Calleri, comprato lo scorso inverno dal Boca Juniors per 11 milioni di euro: per capire la sproporzione rispetto alle altre operazioni di mercato nel paese basti sapere che l’acquisto più costoso nella storia del campionato di prima divisione uruguaiano è quello di Alexis Rolin, comprato a luglio dal Nacional de Montevideo per un milione.

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