• Cultura
  • domenica 25 settembre 2016

Un po’ di foto della mostra di Hokusai a Milano

È aperta da qualche giorno, chiuderà a gennaio: oltre alle sue sono esposte le opere di altri due famosi incisori giapponesi

di Francesco Marinelli
Katsushika Hokusai Cardellino e ciliegio piangente, dalla serie “Piccoli fiori”, 1832 circa Silografia policroma, 25,1 x 18,2 cm Honolulu Museum of Art

Il 22 settembre scorso è stata inaugurata a Palazzo Reale a Milano la mostra “Hokusai, Hiroshige, Utamaro”, in cui sono esposte le opere più importanti di tre fra i principali artisti giapponesi del XIX secolo: Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige e Kitagawa Utamaro, considerati tra i maggiori esponenti dell’ukiyo-e, che in giapponese significa “immagine del mondo fluttuante”, e che al contempo indica un genere di stampa artistica giapponese molto popolare tra il 17esimo e il 20esimo secolo. Le opere esposte riguardano circa 200 xilografie policrome e diversi libri illustrati, provenienti per la maggior parte dalla collezione dell’Honolulu Museum of Art. La mostra chiuderà il 29 gennaio 2017, il biglietto di ingresso costa 12 euro, ma ci sono diverse riduzioni.

La mostra
È divisa in cinque sezioni. La prima è dedicata ai paesaggi e ai luoghi celebri raffigurati nelle opere di Hokusai e Hiroshige, mettendo a confronto i temi comuni e le diversità nello stile e sottolineando l’influenza delle tecniche occidentali. Nelle opere sono raffigurati diversi soggetti fra cui cascate, ponti e la celebre serie della Trentasei vedute del Monte Fuji di Hokusai, la cui xilografia più famosa è quella della “grande onda”. Nella seconda sezione sono esposte le xilografie policrome appartenenti a due famose serie di Hokusai (Specchio dei poeti giapponesi e cinesi e Cento poesie per cento poeti in racconti illustrati della balia), con riferimenti ai classici della poesia e della letteratura cinese e giapponese. La terza sezione è dedicata al filone più classico della pittura giapponese, chiamato kachōga, ovvero “pittura di fiori e uccelli”, con le produzioni che raffigurano immagini naturali. La quarta sezione racconta il tema della bellezza femminile nelle xilografie policrome di Utamaro, mentre la quinta sezione è dedicata ai quindici volumi di Manga realizzati da Hokusai.

La diffusione dell’ukiyo-e
Gli editori che operavano nel mercato dell’arte giapponese tra il XVIII e il XIX secolo richiedevano agli artisti di trattare soggetti precisi, disegnare luoghi e volti noti al pubblico, temi ricorrenti e personaggi alla moda. Accadeva così che tra gli stessi artisti ci fosse un’accesa rivalità ad accaparrarsi le migliori commesse e da parte loro gli editori stessi erano costretti a contendersi i pittori migliori, gli incisori e gli stampatori per cercare di soddisfare un mercato sempre più ampio ed esigente. È soprattutto per questi motivi che le xilografie realizzate da Hokusai, Hiroshige e Utamaro trattano temi ricorrenti, spesso con gli stessi soggetti: a cambiare erano principalmente i formati e le inquadrature.

Un caso particolare riguarda la serie più famosa di Hiroshige, le Cinquantatré stazioni di Tōkaidō, edita nel 1833-1834, che fu riproposta dallo stesso autore con editori diversi e in formati variegati: scorci di ponti, cascate, quartieri di Edo e di Kyoto, l’eleganza dei kimono. Tutti elementi che sostanzialmente hanno contribuito a omogeneizzare l’idea dell’identità culturale del Giappone. Queste immagini, soprattutto per quanto riguarda le vedute di Hiroshige o i quindici volumi di manga realizzati da Hokusai, divennero in seguito dei fondamentali punti di riferimento per i fotografi giapponesi e per quelli occidentali, grazie ai loro colori e le inquadrature: quelle erano le “immagini” del Giappone. Queste stampe ebbero una larga diffusione anche in Occidente, in particolare tra gli artisti parigini di fine Ottocento, fino ad assumere un’influenza importante per i pittori impressionisti.

La vita e le opere di Hokusai, Hiroshige e Utamaro
Katsushika Hokusai nacque nel 1760 e dopo un periodo di apprendistato in una bottega di intagliatori di matrici divenne allievo, nel 1778, dell’allora famoso pittore e incisore Katsukawa Shunshō. Iniziò a produrre stampe teatrali, surimono, e a illustrare testi di narrativa popolare. La fase di maggior produzione e di maggior successo arrivò però tardi, intorno al 1820, quando aveva sessant’anni: è in questo periodo che realizzò una serie di stampe dedicate ai paesaggi, tra cui Trentasei vedute del monte Fuji, Viaggio tra le cascate giapponesi, Vedute insolite di famosi ponti giapponesi. Il tema dei luoghi celebri assunse un nuovo tipo di concezione, in cui il paesaggio divenne un genere autonomo, di cui “La grande onda” rappresenta l’opera simbolo. Nel 1835 produsse una trilogia sugli eroi cinesi e giapponesi, concentrandosi sulla ricerca dei movimenti del corpo e delle espressioni del viso. Morì nel 1849.

Utagawa Hiroshige nacque a Edo nel 1797 e iniziò la sua carriera artistica nel 1810, dopo aver fatto domanda di ammissione nell’atelier di Toyoharu, fondatore della scuola Utagawa (da cui trasse il proprio nome d’arte). Nei primi anni di attività la produzione di Hiroshige si concentrò sulle stampe di attori, guerrieri e bellezze femminili, i soggetti più in voga in quel periodo. Dopo la morte del suo maestro, nel 1828, la natura divenne il tema centrale delle sue opere, nella rappresentazione di fiori, uccelli e paesaggi. Nel 1833, in concorrenza con le Trentasei vedute del Monte Fuji di Hokusai, produsse le Cinquantatrè stazioni di posta del Tōkaidō: la serie ebbe un successo straordinario e venne ristampata più volte negli anni seguenti. I paesaggi disegnati da Hiroshige rappresentavano una sintesi fra panorami umani e naturali, in contesti armonici e dall’atmosfera spirituale. Questo approccio ebbe una grande influenza sui primi fotografi del Giappone e sui pittori europei di fine Ottocento, come gli impressionisti e i post-impressionisti: Van Gogh, Monet e Toulouse Lautrec ne copiarono le stampe e le inquadrature. Utagawa Hiroshige morì nel 1858.

Kitagawa Utamaro è considerato l’esponente più rappresentativo del genere di ritratto di bellezze femminili (bijinga) tra gli artisti del “Mondo Fluttuante”. Nacque a Edo nel 1753. Negli anni Settanta del Settecento decise di dedicarsi al filone pittorico dell’ukiyo-e e realizzò il primo ritratto nel 1777, mentre tra i libri illustrati più famosi ci sono il Libro illustrato di insetti scelti del 1788 e l’album erotico Canto del guanciale, dello stesso anno. Tra le sue opere ebbero molto successo anche i ritratti femminili a mezzo busto (ōkubie), in cui Utamaro descriveva non solo l’aspetto fisico dei personaggi che raffigurava, ma anche i comportamenti, studiando nel dettaglio gli abiti, le acconciature e le espressioni dello sguardo. Utamaro morì nel 1806.

“La grande onda”
L’opera più famosa Hokusai è la xilografia La grande onda di Kanagawa, realizzata negli anni Trenta dell’Ottocento e inclusa nella serie Trentasei vedute del Monte Fuji: ne esistono circa cento esemplari, sui più di cinquemila che furono prodotti all’epoca. La xilografia venne realizzata con una tecnica di stampa su legno e raffigura un tratto di mare molto agitato in cui navigano due barche di pescatori vicino a Kanagawa, mentre sullo sfondo si vede il Monte Fuji, il monte più alto del Giappone. “La grande onda” divenne molto famosa già alla fine dell’Ottocento, quando le riproduzioni delle stampe di Hokusai venivano usate come carta d’imballaggio per oggetti preziosi spediti dal Giappone, fino a diventare “virale” – come riporta il Wall Street Journal – essendo stata utilizzata negli ambiti più diversi, dalla pubblicità fino alla sua stilizzazione in una emoji.

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