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  • sabato 17 settembre 2016

Cosa si è deciso a Bratislava

Ieri si è tenuto un summit informale dei leader europei: secondo Renzi si è parlato poco di economia e immigrazione, ma forse l'obiettivo dell'incontro era un altro

(VLADIMIR SIMICEK/AFP/Getty Images)

Il 16 settembre i leader dei 27 paesi dell’Unione Europea – Regno Unito escluso – si sono riuniti a Bratislava, in Slovacchia, per un incontro informale, invitati dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Il tema dell’incontro era il futuro dell’Unione dopo che i cittadini britannici hanno votato per l’uscita del loro paese dall’UE lo scorso giugno: fra gli altri argomenti di cui si doveva parlare c’erano le politiche economiche e la gestione dell’immigrazione. Sui giornali italiani di oggi è stato dato molto spazio alle critiche del presidente del Consiglio Matteo Renzi, secondo cui questi due temi non sono stati approfonditi a sufficienza. Renzi ha accompagnato le critiche con un gesto molto simbolico: al termine del summit non ha voluto tenere una conferenza congiunta assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al presidente francese François Hollande.

Secondo un articolo di Politico, però, lo scopo principale dell’incontro era un altro: dare un’idea di un’Europa unita nonostante la futura uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Nel documento finale del vertice di ieri sono elencati gli obiettivi della Dichiarazione di Bratislava, cioè riuscire a riottenere il pieno controllo dei confini esterni dell’Unione, garantire la sicurezza interna e combattere il terrorismo, aumentare la cooperazione tra i paesi dell’Unione nel campo della difesa e potenziare il mercato unico. Non sono state prese decisioni particolarmente significative o originali, anche perché sono stati evitati gli argomenti su cui i leader europei sono in maggior disaccordo, proprio per evitare scontri evidenti. Su Twitter, la giornalista di Politico Tara Palmeri ha citato una frase pronunciata da un diplomatico che avrebbe addirittura detto che non si può «essere formalmente d’accordo in un incontro informale».

Renzi non era soddisfatto dell’esito del summit e non lo ha nascosto. Su Twitter ha parlato di un «passo in avanti, ma piccolo piccolo», lamentandosi del fatto che non si sia parlato efficacemente delle politiche economiche e relative all’immigrazione. Invece in una conferenza stampa dopo l’incontro – che Renzi ha tenuto da solo, contrariamente alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al presidente francese François Hollande, che hanno parlato ai giornalisti insieme – Renzi ha detto che il vertice «non è stato tempo perso» ma anche che «definire il documento sui migranti un passo avanti richiede della fantasia» degna dei «funamboli da vocabolario. Si sono ridette le solite cose»: «in questo momento l’Italia ha fatto tutto quello che doveva fare, l’Europa no, sulla questione dell’immigrazione». Renzi, come altre volte in passato, ha anche criticato l’eccessiva attenzione delle autorità europee sulle politiche di austerità economica, che a suo dire rallentano la ripresa economica.

In effetti gli obiettivi stabiliti nel documento finale sono molto generici, soprattutto sull’immigrazione: evitare che possa accadere di nuovo un flusso incontrollato come quello dell’estate 2015, rimettere in piedi il sistema di controllo delle frontiere e «allargare il consenso a lungo termine sulle politiche di migrazione». Palmeri ha twittato un’altra roadmap, più dettagliata di quella ufficiale, spiegando che contiene le proposte della Commissione: sono indicate misure più dettagliate, come ad esempio quella di rendere operativa la nuova guardia costiera europea entro ottobre, ma se non sono state pubblicate nel documento finale è improbabile che saranno applicate (riguardo la guardia costiera, per esempio, il documento finale pone come limite la fine del 2016).

Anche il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbán è stato critico sui risultati del vertice e ha detto che le politiche europee sull’immigrazione sono «autodistruttive e ingenue». Per il 2 ottobre Orbán ha organizzato un referendum sul piano dell’UE per la ricollocazione dei migranti, secondo cui l’Ungheria dovrebbe accogliere 1.294 richiedenti asilo. Insieme a Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, l’Ungheria fa parte del gruppo Visegrád, che nell’ultimo periodo è stato molto critico sul peso che Germania e Francia hanno nell’UE.

Secondo Donald Tusk invece l’incontro di Bratislava è stato un successo. Il presidente del Consiglio europeo ha ripetuto che: «L’Unione Europea non è perfetta ma siamo d’accordo sul fatto che sia il meglio che abbiamo». Angela Merkel ha detto che nel corso dell’incontro non si è parlato solo «della storia e dei valori dell’Unione Europea», lasciando intendere che tutti i problemi più importanti siano stati affrontati.

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