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  • domenica 4 settembre 2016

La storia da film dietro al film su Snowden

Lo ha girato Oliver Stone ed è una storia lunga, complicata e per certi versi emblematica, tra compromessi, liti, sospetti e mezzi ricatti

Il 16 settembre negli Stati Uniti uscirà Snowden, atteso e già molto discusso film di Oliver Stone in cui Joseph Gordon-Levitt interpreta Edward Snowden, l’ex consulente della NSA – l’agenzia per la sicurezza degli Stati Uniti – poi diventato la fonte della lunga inchiesta che ne ha rivelato i programmi di sorveglianza. Iniziò tutto nel giugno 2013 e da allora Snowden – che dall’estate 2013 vive in Russia, dove ha ottenuto asilo – è visto da qualcuno come un criminale e da qualcun altro come un eroe. Quella di Snowden è una delle storie più importanti di questi anni e Snowden è il primo film biografico su di lui: progettarlo, finanziarlo, girarlo e farlo uscire in tutto il mondo (da noi arriverà a dicembre) è stato molto complicato. In più lo dirige Stone: un regista bravissimo – ha vinto tre Oscar – e con idee politiche di sinistra molto esibite e inserite nei suoi film.

Irina Aleksander ha raccontato sul New York Times Magazine la lunga e intricata storia di come Stone sia riuscito a fare un film su Snowden: l’articolo è intitolato “Il lungo e strano viaggio di Edward Snowden verso Hollywood“. La storia riguarda Stone e Snowden – che non ha voluto farsi intervistare da Aleksander – ma anche Anatoly Kucherena, avvocato russo di Snowden e autore di un romanzo chiaramente ispirato alla sua storia, e Ben Wizner, avvocato statunitense di Snowden. Il New York Times Magazine ha riassunto così il ruolo dei quattro:

Oliver Stone voleva fare un film di successo e mettere sul grande schermo il più iconico dissidente statunitense. Il soggetto del film voleva avere la possibilità di veto sulle cose raccontate. L’avvocato russo voleva qualcuno che comprasse i diritti del romanzo che aveva scritto. L’avvocato americano voleva solo che tutto quel folle progetto non andasse in porto. In qualche modo ne è venuto fuori un film.

La storia di Snowden in breve, per cominciare
Edward Snowden ha 33 anni ed è cresciuto nel Maryland, figlio di impiegati statali: secondo il New York Times Magazine la sua è la storia della «trasformazione di un timido e pallido ventenne – pieno dell’idealismo che si può avere a quell’età – che è diventato l’eroico paladino degli anti-establishment di sinistra». Nel 2003 si arruolò nell’esercito per entrare nelle Forze Speciali ma disse in seguito di esserne rimasto deluso perché «la maggior parte di chi ci addestrava sembrava esaltata per uccidere gli arabi, non per aiutare qualcuno». A causa di un incidente durante l’addestramento venne esonerato e trovò lavoro in un ufficio della NSA all’Università del Maryland.

Dopo poco ottenne un lavoro come informatico della CIA, che nel 2007 lo mandò a Ginevra, in Svizzera, per occuparsi di spionaggio. In seguito lavorò per Dell e di nuovo per la NSA. Disse di aver deciso di rendere pubbliche le cose che sapeva dopo aver visto che «Obama portava avanti le stesse politiche che speravo avrebbe moderato». Prima di diffondere le informazioni che aveva, Snowden decise però di trasferirsi a Hong Kong, dove rimase fino a quando si spostò in Russia. L’articolo che rivelò le cose che sapeva Snowden fu scritto da Glenn Greenwald, giornalista statunitense del Guardian, e Snowden decise di rivelare la sua identità pochi giorni dopo in un video girato da Laura Poitras, la regista di Citizenfour, il documentario del 2014 su di lui. Da allora Greenwald ha aperto il sito The Intercept e ha pubblicato No Place to Hide: Edward Snowden, the N.S.A. and the U.S. Surveillance State, un libro sulla storia sua e di Snowden.

L’avvocato russo e il suo libro
Anatoly Kucherena ha 56 anni e si mise in contatto con Snowden poco dopo che lui arrivò in Russia. Kucherena era già un avvocato esperto e famoso, considerato piuttosto vicino a Vladimir Putin. Aleksander ha scritto nel suo articolo che Kucherena è stato l’avvocato di oligarchi russi, di famosi registi, di un ministro russo e anche di alcuni cantanti pop. Disse a Snowden di volergli fare da avvocato subito dopo che lui arrivò in Russia. Da allora è il suo avvocato russo (c’è anche quello statunitense) e per certi versi anche il suo portavoce e agente.

Pochi mesi dopo l’arrivo di Snowden in Russia, Kucherena pubblicò il suo romanzo, Il tempo della piovra: si svolge tutto in una sola notte e il protagonista è Joshua Cold, un uomo che viene interrogato nel bunker di un aeroporto russo. È il pretesto per raccontare tutta la storia di Cold e dei file segreti e compromettenti che ha nella sua valigetta. Cold è in pratica Snowden: “cold” vuol dire freddo in inglese, e la neve (“snow” in inglese) è fredda. Allo stesso modo c’è il giornalista Greywold e un’associazione chiamata Mikileaks, guidata da un certo Augusto Cassangie. Aleksander ne parla come di un romanzo «con un tono chiaramente post-sovietico» e spiega:

È una dichiarazione d’amore per la cultura americana — si citano Steven Spielberg, B.B. King, Terminator, Penthouse, Braccio di Ferro, ­X-Files, Paul Newman, Bon Jovi, Spider Man, Braveheart, Quentin Tarantino e Tupac — ma anche un’allegra presa in giro del suo governo.

Nel libro Cold mangia pizza e beve whiskey nel bunker e uno degli avvocati russi con cui parla gli dice: «Credimi, la Russia non è la peggiore delle tue opzioni. Non dovresti guardarci con questa diffidenza». C’è un lieto fine, con Cold che vive in Russia felice e sicuro. Kucherena ha detto ad Aleksander di aver deciso di scrivere il libro dopo essere stato contattato da molta gente di Hollywood – sceneggiatori e registi, di cui Kucherena ha detto però di non ricordare i nomi – che volevano gli raccontasse la storia di lui e di Snowden: «A un certo punto mi sono detto, perché non lo scrivo io, il libro?». Kucherena, che ha voluto precisare di essere meno vicino a Putin di quanto si dica, ha spiegato che per il suo romanzo si è ispirato ai suoi scrittori preferiti: Tom Clancy, Aldous Huxley e George Orwell. A chi gli chiede se non pensa che sia un problema essere sia l’avvocato di Snowden che l’autore di un romanzo chiaramente ispirato a lui, ha risposto: «Ho scritto un romanzo» e «non ho mai chiesto soldi a Snowden, perché non ne ha».

RUSSIA-US-DIPLOMACY-CHINA-INTELLIGENCEAnatoly Kucherena nel 2013 (KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/Getty Images)

Kucherena telefona a Stone
Nel gennaio 2014, ancora prima dell’uscita del romanzo, Kucherena si mise in contatto con Stone, chiedendogli se era interessato a comprare i diritti del libro per farlo diventare un film. Stone ha spiegato ad Aleksander che all’inizio non voleva nemmeno per sogno mettersi a fare un nuovo “docu-drama politico”: era demoralizzato perché dopo due decenni in cui aveva provato a fare un film biografico su Martin Luther King qualcuno era appena riuscito a fare Selma, ed era ancora scottato dalla mancata realizzazione – a causa della crisi economica del 2008, ma non solo – del suo progetto di film sul massacro di My Lai, nel 1968 in Vietnam. «Sono cicatrici che non se ne vanno», ha detto.

Stone aveva però bisogno di una grande storia da raccontare, perché i suoi ultimi film non erano andati benissimo o comunque non erano al livello dei suoi migliori film: PlatoonNato il quattro luglio, Wall Street e JFK – Un caso ancora apertoQuella di Snowden era una storia che aveva tutto, e in particolare tutto quello che di solito c’è nei migliori film di Stone: «Politica, cospirazioni governative e, in mezzo a tutto, un patriota che ha perso la fiducia nel suo paese», ha scritto Aleksander. Stone decise quindi che la proposta andava almeno presa in considerazione: ottenne una copia del libro e due biglietti in prima classe per Mosca, uno per lui e uno per il produttore Moritz Borman, che ha lavorato con Stone per molti suoi film. Aleksander ha scritto che Borman e Stone ottennero i loro visti con un’insolita velocità: Kucherena ha però negato di aver fatto qualcosa per sveltire le pratiche e anche di aver pagato i biglietti aerei per Mosca, cosa che invece sostiene Borman.

Stone incontra Kucherena
Pochi giorni dopo il loro primo contatto Kucherena e Stone si incontrarono in Russia. Stone dice di aver chiesto di poter anche incontrare Snowden, e di essersi sentito rispondere da Kucherena che avrebbe potuto farlo solo dopo aver comprato i diritti del romanzo; dopo alcuni giorni si arrivò a un compromesso in base al quale Stone avrebbe comprato i diritti per il romanzo a condizione che Kucherena gli concedesse un «regolare accesso» a Snowden. Aleksander non ha riportato la versione di Kucherena, ma ha scritto che Kucherena ha negato di aver detto a Stone che avrebbe potuto vedere Snowden solo dopo aver comprato i diritti del libro.

Stone, Kucherena e Snowden raggiunsero un accordo e nel giugno 2014 Stone comprò i diritti del libro: secondo Wikileaks costarono circa un milione di dollari. Sono tanti soldi anche per Hollywood e sono tanti soprattutto se si pensa che si sta parlando di un romanzo che Stone ha ammesso di aver usato solo per avere accesso a Snowden, per portarlo a bordo del progetto. Nel film c’è infatti pochissimo di quello che c’è nel libro (il protagonista è Snowden, non Cold). Il milione di dollari è quindi il prezzo che si pensa sia stato pagato a Kucherena per incontrare Snowden.

In quei mesi Snowden incontrò anche Poitras – la regista di Citizenfour, il documentario su Snowden – e Greenwald, che nel frattempo aveva venduto i diritti del suo libro alla Sony Pictures. Poitras ha sostenuto che Stone la incontrò per convincerla a posticipare l’uscita del suo documentario dicendo che il suo film sarebbe stato quello vero, perché era un film di Hollywood. Stone ha dato una versione opposta, dicendo di averla incontrata per proporle di finanziare il suo documentario. Greenwald ha invece detto di essere contento che alla fine il film su Snowden lo faccia Stone, perché non c’è il rischio che venga fuori una cosa filo-governativa.

Un altro problema, intanto
Stone aveva però bisogno di fare tutto piuttosto in fretta perché un mese prima – nel maggio 2014 – la Sony Pictures aveva comprato i diritti di No Place to Hide, il libro di Greenwald. Si rischiava quindi di veder uscire in pochi mesi due film sulla stessa storia, un po’ come successe con i due film su Steve Jobs: quello pessimo con Ashton Kutcher e quello non male con Michael Fassbender (che però uscì dopo). Il rischio in questi casi è fare le cose di fretta per uscire prima e finire col fare un film brutto. Grazie al fatto che alcune mail interne della Sony Pictures vennero trafugate da un gruppo di hacker e diffuse alcuni mesi dopo, sappiamo che Amy Pascal, co-direttrice della Sony Pictures, scrisse di essere preoccupata dalla concorrenza di Stone: «Oliver Stone non è Ashton Kutcher». Pascal provò anche a convincere George Clooney a dirigere un eventuale film della Sony su Snowden e lui rispose: «Stone farà del film un attacco al governo, ma quello sarà comunque il film di Snowden». Per ora sembra che Sony Pictures abbia abbandonato l’idea di fare un film su Snowden.

L’avvocato statunitense: furioso e a disagio
Dopo aver comprato i diritti del libro, Stone iniziò a preparare il film: e tra le cose da fare c’era anche incontrare Snowden, come da accordi presi con Kucherena. Aleksander ha scritto che nel giugno 2015 – un anno dopo l’acquisto dei diritti da parte di Stone – si mise in contatto con Stone, per chiedergli di poter andare con lui in Russia da Snowden. Stone disse sì e il New York Times Magazine contattò quindi Ben Wizner – l’avvocato statunitense di Snowden – per chiedergli se una volta arrivato in Russia Aleksander avrebbe potuto intervistare Snowden.

Wizner ha 45 anni e dal 2001 lavora per l’American Civil Liberties Union (ACLU), un’organizzazione non governativa specializzata nella difesa dei diritti civili dei cittadini statunitensi. Si occupava di problemi legati alla sorveglianza già da prima di difendere Snowden. Aleksander ha scritto che «a Wizner piace dire di aver passato più di un decennio a sbattere la testa contro un muro, e che poi è arrivato Snowden e ha buttato giù quel muro».

Aleksander ha scritto che quando il New York Times Magazine contattò Wizner per chiedergli se poteva intervistare Snowden a Mosca, lui era «furioso»: «Non solo perché Stone aveva invitato un giornalista a Mosca, ma anche perché l’idea che ne veniva fuori era che Snowden avrebbe avuto a che fare con un film di Hollywood e che tutto era nelle mani di un avvocato con legami con il Cremlino». Kucherena a Wizner non piace per niente, se non si fosse capito. Successivamente Wizner spiegò con più calma – questa volta direttamente ad Aleksander – che una delle regole di Snowden era sempre stata non vendere i diritti legati alle sue vicende, per non dare possibilità a chi lo critica di dire che è “un narcisista che non vede l’ora di trarre profitto dalla sua storia”.

Secondo la versione di Wizner, Snowden aveva deciso di collaborare con Stone – pur senza riceverne alcun compenso – solo per evitare che il film raccontasse cose false. Nel suo articolo Aleksander ha però fatto capire che Wizner era a disagio nel dover spiegare una cosa su cui non era d’accordo. Quando Wizner parlò con Aleksander, era infatti già stato deciso che Stone sarebbe andato a Mosca per riprendere Snowden e inserire una scena con il-vero-Snowden alla fine del suo film. Aleksander disse quindi a Wizner: «Il fact-checking è una cosa, un cameo è un’altra». Wizner rispose: «Lo è, e la cosa mi mette un po’ a disagio». Wizner ci tenne però a precisare che era riuscito a negoziare la possibilità di veto su ogni immagine del vero Snowden che sarebbe comparsa nel film.

Padilla Terror ChargesBen Wizner nel 2011 (AP Photo/Bruce Smith)

Wizner vs. Kucherena e Kucherena ♥ Wizner (più o meno)
Ad Aleksander fu vietato di incontrare Snowden ma non di andare a Mosca: ci andò, con il permesso di Wizner, per parlare con Stone e Kucherena. Parlò però solo con Stone, che gli disse: «Ho delle brutte notizie, non posso farti parlare con Anatoly [Kucherena]». La sintesi è: Wizner aveva detto a Snowden che Aleksander avrebbe incontrato Kucherena; Snowden aveva litigato con Wizner e aveva detto che non voleva che Kucherena incontrasse Aleksander. Tutto questo lo spiegò Stone ad Aleksander. Un regista che parla con un giornalista per spiegare che un dissidente ha litigato con un suo avvocato perché quel suo avvocato ha dato il permesso al giornalista di incontrare un suo altro avvocato.

Aleksander ha scritto che per Wizner, Kucherena è un “peso”, perché è spesso esagerato e alle volte inaffidabile. Aleksander chiese anche a Wizner un’opinione sul romanzo di Kucherena. Wizner rispose: «Dovresti guardare l’espressione della mia faccia» e fece un sorrisetto corrucciato, aggiungendo che secondo lui Snowden non aveva nemmeno letto il libro: «Diciamocelo, Ed [Snowden] ha problemi ben più grossi. Se ci sono persone che dicono di volerti assassinare, è un problema. Se rischi di passare la vita da solo in una cella di isolamento, è un problema. Se qualcuno in Russia scrive un libro sulla tua storia che nessuno leggerà, te ne freghi».

Kucherena e Wizner non si sono mai incontrati. Quando Kucherena ha parlato di Wizner, ha detto: «Giochiamo nella stessa squadra, Ben [Wizner] lavora in America, io in Russia, Se lui volesse scrivere un libro, non sarebbe un problema». Wizner ha detto di non avere in mente di scrivere libri su Snowden.

E intanto Stone ha girato Snowden
Per girare il film Stone ha scelto di andare in Germania, nella primavera del 2015, pare perché convinto che girarlo negli Stati Uniti sarebbe stato pericoloso per via della presunta (in questo caso) sorveglianza da parte del governo degli Stati Uniti. Negli Stati Uniti – a Washington e alle Hawaii – sono state girate solo alcune parti del film. Altre scene sono state invece girate a Hong Kong. In tutto ci sono voluti 54 giorni per girare le circa 140 pagine della sceneggiatura. Durante le riprese Snowden era noto con il titolo in codice “Sasha” (è una cosa che si fa per molti film), ma Aleksander ha scritto che prima e durante i lavori Stone e Borman, il produttore, erano soliti evitare di parlare del film via computer o via telefono, per evitare un eventuale controllo da parte della NSA. Borman ha detto: «Era tutto fatto con lunghe note scritte a mano e lunghe passeggiate nel parco». Stone si è dedicato moltissimo al film: sua madre è morta mentre lui era in Germania per gli ultimi giorni di riprese e lui è rimasto in Germania saltando anche il funerale. Tornando negli Stati Uniti avrebbe perso almeno tre giorni di riprese.

E alla fine Stone ha girato la scena con Snowden
Finite le riprese del film restava solo da girare la scena finale, quella con il vero Snowden. Le riprese con Snowden sono state fatte in una giornata, nella casa di campagna di Kucherena e con una troupe ridotta al minimo indispensabile, per questioni di sicurezza e per evitare di mettere Snowden a disagio. Da allora Stone ha montato il film, l’ha fatto vedere in anteprima a Aleksander – che l’ha definito «una versione esplicitamente blockbuster delle vicende, raccontata in modo lucido, con musiche emozionali e con una trama digeribile, che piacerà al grande pubblica» – e l’ha fatto vedere a Snowden, al quale pare sia piaciuto. La frase che Snowden dice alla fine del film – almeno nella versione vista da Aleksander – è: «Non devo più preoccuparmi di cosa succederà domani, perché sono felice di quello che ho fatto oggi». Poi Snowden guarda fuori dalla finestra, con un tenue e imperscrutabile sorriso sul volto. Poi c’è una dissolvenza a nero.

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