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  • lunedì 29 agosto 2016

Terremoto: i morti sono 290 e si cercano gli ultimi dispersi

Ci sono ancora una decina di persone disperse, mentre si iniziano a studiare le sistemazioni per gli sfollati per i prossimi mesi

(ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Il terremoto di mercoledì 24 agosto nel Centro Italia ha causato la morte di 290 persone, cifra corretta dalla prefettura di Rieti rispetto ai 291 morti inizialmente comunicati domenica. Nelle ultime ore, dopo avere lavorato tra le macerie per tre giorni consecutivi, i vigili del fuoco sono riusciti a recuperare dall’Hotel Roma di Amatrice uno dei tre corpi rimasti ancora sotto i detriti, dopo il crollo dell’edificio. Nelle prossime ore si procederà con il recupero degli altri due corpi, ma si lavora con molta lentezza per non mettere a rischio la sicurezza delle squadre di ricerca. Secondo il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, è plausibile che ci siano ancora una decina di persone disperse. La stima è basata sulle valutazioni del sindaco di Amatrice, uno dei comuni più colpiti dal terremoto, che ha parlato di circa 10 persone “che mancano ancora all’appello: noi lavoriamo per ritrovarle”.

I lavori di ricerca e di rimozione delle macerie sono stati brevemente sospesi ieri, in alcuni paesi del terremoto, a causa di una nuova scossa piuttosto intensa con epicentro nei pressi di Arquata del Trontro, in provincia di Ascoli Piceno. La scossa è stata di magnitudo 4.4, si è verificata alle 17:55 ed è stata avvertita nei vari campi allestiti nelle Marche per accogliere gli sfollati. Ad Amatrice, una scossa precedente di magnitudo 3.7 aveva portato ad altri crolli, che hanno interessato anche alcune strutture già gravemente danneggiate come la scuola del paese. Nella notte non ci sono state scosse di magnitudo particolarmente intensa, anche se questa mattina intorno alle 8:20 in molti si sono accorti di una scossa di magnitudo 3.6 con epicentro a pochi chilometri da Accumoli e Arquata del Tronto.

I numeri del terremoto
Le persone assistite nei campi e nelle altre strutture allestite da Protezione Civile e istituzioni sono 2.925: 970 sono ospitate in strutture della regione Lazioni, 1.200 nelle Marche e 755 in Umbria. Nel complesso, ci sono posti disponibili per 5.400 persone e, all’occorrenza, la Protezione Civile ha annunciato di essere pronta ad allestire altri campi. Le persone morte a causa del terremoto sono 290, secondo il bilancio provvisorio della Protezione Civile: 229 ad Amatrice e 11 ad Accumoli, 50 morti nelle Marche. Si stima che ad Amatrice ci sia ancora una decina di dispersi.

Gli ultimi eventi sismici
Nel suo ultimo aggiornamento, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) segnala che dopo il terremoto di magnitudo 6.0 del 24 agosto, sono stati localizzati complessivamente 2280 eventi sismici: 125 terremoti con magnitudo tra 3.0 e 4.2, 12 con magnitudo tra 4.0 e 5.0 e uno con magnitudo superiore a 5.0, verificatosi sempre il 24 agosto. Dalle 18 di domenica 28 agosto, gli eventi con magnitudo maggiore di 3.0 sono stati tre.

Funerali ad Amatrice
I funerali per le perone morte ad Amatrice saranno celebrati nei pressi del paese distrutto dal terremoto, e non a Rieti come era stato annunciato in precedenza dalle autorità. La decisione iniziale aveva portato a diverse proteste da parte della popolazione di Amatrice, contraria a spostarsi fino a Rieti per i funerali. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha concordato con il sindaco Sergio Pirozzi che fosse opportuno tenere i funerali ad Amatrice, anche se i corpi di almeno 78 persone morte nel terremoto erano già state portate a Rieti, presso l’aeroporto Ciuffelli dove si era pensato di celebrare i funerali.

Moduli abitativi provvisori
Nell’area di Arquata del Tronto, intanto, si sta decidendo come organizzare la sistemazione delle quasi 2.500 persone sfollate che non possono tornare nelle loro case. La Protezione Civile è orientata verso la costruzione di una serie di case temporanee (Moduli abitativi provvisori, MAP), che dovrebbero consentire alle persone di restare nelle vicinanze dei loro paesi in attesa che sia effettuata la ricostruzione e messa in sicurezza. Si prevede di costruire i MAP entro tre mesi, seguendo il modello adottato nel 2009 a Onna: casette di legno con differenti metrature a seconda del numero di persone di ogni nucleo familiare da ospitare, con un costo stimato di 1.400 euro al metro quadrato per la realizzazione. Sistemazioni di questo tipo sono più confortevoli dei container e di solito sono più gradite dalla popolazione, contraria ad avere sistemazioni più definitive con case in muratura che diventerebbero un’alternativa alla casa distrutta dal terremoto.

Il campanile di Accumoli
Da alcuni giorni la procura di Rieti, su iniziativa del procuratore Giuseppe Saieva, ha avviato un’inchiesta per verificare eventuali responsabilità legate ai crolli che si sono verificati soprattutto ad Amatrice e Accumoli. L’obiettivo è capire se negli anni passati fossero stati svolti effettivamente lavori di adeguamento sismico di alcune strutture, o se si fosse trattato di opere meno incisive di ristrutturazione. Le indagini si stanno concentrando, tra le altre cose, sul campanile di Accumoli, il cui crollo su una abitazione ha causato la morte di quattro persone. La torre era stata lesionata dal terremoto dell’Umbria del 1997 e, nel 2004 si era deciso di procedere con un restauro e di attuare alcune migliorie, a quanto pare senza interventi più incisivi. Fabio Melilli, subcommissario della provincia che si occupò del caso, ha spiegato al Corriere della Sera che “c’erano 125 mila euro in tutto per la progettazione e la realizzazione. Per i lavori veri e propri rimasero 75 mila euro. Il progetto fu vagliato e approvato da una commissione di esperti coordinata da Alberto Cherubini, un ingegnere edile dal curriculum importante, che è stato consulente scientifico per la ricostruzione di zone terremotate sia per la Regione Marche sia per il Lazo”.

La scuola di Amatrice
Si sta anche indagando sulla scuola Romolo Capranica di Amatrice, crollata in seguito al terremoto di mercoledì scorso e ulteriormente lesionata dalle scosse degli ultimi giorni. L’edificio era stato sottoposto a lavori di ristrutturazione negli anni passati con una spesa di circa 700mila euro, 160mila dei quali erano stati spesi per il miglioramento antisismico, secondo quanto ha detto a Repubblica l’imprenditore edile Gianfranco Truffarelli, che con la sua azienda aveva eseguito i lavori nella scuola: “Gli appalti erano divisi. Uno riguardava la riqualificazione della struttura: riscaldamento, impianto antincendio, pavimentazione, servizi. L’altro il miglioramento antisismico. Attenzione: miglioramento, non adeguamento”. L’ultima inaugurazione della scuola, dopo i lavori di ristrutturazione, era stata effettuata il 13 settembre 2012.

L’ospedale di Amatrice
L’edificio che ospita l’ospedale Francesco Grifoni di Amatrice è stato dichiarato inagibile in seguito ai crolli e alle lesioni alla struttura emerse dopo il terremoto di mercoledì scorso. La struttura attendeva da tempo lavori per l’adeguamento sismico, ritenuto necessario dopo il terremoto a L’Aquila del 2009. Dopo una serie di passaggi burocratici piuttosto travagliati, nel 2010 la regione Lazio aveva finanziato i lavori con lo stanziamento di 2,1 milioni di euro, ma l’erogazione del denaro era stata poi sospesa rendendo quindi impossibile la ristrutturazione. C’erano stati dissensi tra la regione e il comune e valutazioni sull’opportunità di mantenere attivo un ospedale così piccolo, con soli 15 posti letto. Anche su questa vicenda indagherà la procura di Rieti, che sta avviando la raccolta di documenti e testimonianze.

Renzi e Piano
Domenica il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha incontrato a Genova l’architetto e senatore a vita Renzo Piano, che da tempo ricorda la necessità di investire sulla sicurezza degli edifici e di adeguarli ai rischi, da quelli legati ai terremoti al dissesto idrogeologico. La riunione è durata circa quattro ore e non ci sono state dichiarazioni ufficiali al suo termine, ma secondo i giornali si è parlato soprattutto di adeguamento delle strutture pubbliche, a partire proprio dalle scuole. Non è chiaro se a Piano sarà affidato un ruolo specifico nei piani annunciati dal governo per intervenire sul territorio. Renzi in questi giorni ha detto di pensare a un progetto che ha chiamato “Casa Italia”, volto a mettere in sicurezza edifici e infrastrutture del paese secondo una logica di lungo periodo e non legata solo all’emergenza. L’idea è stanziare circa 3 miliardi di euro all’anno tra incentivi per i privati, con bonus di vario tipo per chi attua gli adeguamenti, e finanziamenti per la messa in sicurezza e la ristrutturazione degli edifici pubblici.

L’E-news di Renzi
Renzi ha chiarito meglio il suo piano all’interno della sua newsletter, E-news, con la quale aggiorna periodicamente gli iscritti (e chi lo segue sui social network) sulle ultime attività di governo:

Nessuno di noi potrà bloccare la natura, ma perché non cambiare mentalità e lavorare – tutti insieme – a un progetto che tenga più al riparo la nostra famiglia, la nostra casa?
Questo è il senso del progetto Casa Italia che nei prossimi giorni presenterò a tutti i soggetti interessati, ai professionisti, ai rappresentanti di comuni e regioni, ai sindacati e alle associazioni di categoria, agli ambientalisti e ai costruttori.
Il fatto che per 70 anni non siamo riusciti a far partire un progetto coordinato e strategico di prevenzione significa che questa sfida non è facile, fa tremare i polsi. Ma il fatto che sia una sfida difficile, non è un buon motivo per non provarci.
È un progetto di lungo respiro, che richiederà anni, forse un paio di generazioni, come ieri mi diceva con lucidità e visione un grande italiano quale Renzo Piano. Ma il fatto che sia un progetto a lungo termine, non è un buon motivo per non iniziare subito.
In Casa Italia immagino di inserire non solo i provvedimenti per l’adeguamento antisismico ma anche gli investimenti che stiamo facendo e che continueremo a fare sulle scuole, sulle periferie, sul dissesto idrogeologico, sulle bonifiche e sui depuratori, sulle strade e sulle ferrovie, sulle dighe, sulle case popolari, sugli impianti sportivi e la banda larga, sull’efficientamento energetico, sulle manutenzioni, sui beni culturali e sui simboli della nostra comunità.
Un progetto che coinvolga concretamente – non a chiacchiere – tutti i cittadini interessati a dare una mano alla comunità del nostro Paese. Abbiamo decine di argomenti su cui possiamo dividerci e litigare; su questo lavoriamo insieme.
Nella mia responsabilità di capo del governo proporrò a tutte le forze politiche di collaborare su questi temi. Con Casa Italia in ballo c’è il futuro dei nostri figli, non di qualche ministero. E proporrò a tutti i partiti, anche a quelli di opposizione, di dare una mano perché la politica italiana offra una dimostrazione di strategia e non solo una rissa dopo l’altra.

Papa Francesco
Nel corso dell’Angelus in piazza San Pietro di domenica, papa Francesco ha detto che presto visiterà i paesi del terremoto, per incontrare la popolazione e le centinaia di soccorritori che in questi giorni hanno lavorato tra le macerie. Non è ancora chiaro quando sarà organizzata la visita, ma è probabile entro fine settembre, quindi con tempi più lunghi di quanto era stato anticipato nei giorni scorsi dai giornali. Il papa visiterà comunque Amatrice e gli altri luoghi del terremoto entro la fine di novembre, quando terminerà il Giubileo.

50 milioni di euro
Il primo fondo da 50 milioni di euro per l’emergenza terremoto messo a disposizione dal governo sarà utilizzato per l’assistenza alla popolazione e per l’identificazione, e la messa in sicurezza, di edifici pubblici per consentire alle istituzioni di continuare a lavorare. In questa prima fase sono previsti contributi fino a 600 euro per le spese che ogni nucleo familiare deve affrontare per un alloggio alternativo al proprio. Intanto la Protezione Civile ha raccolto finora 10 milioni di euro attraverso il numero 45500, che consente di inviare una donazione di 2 euro tramite un SMS o una telefonata.

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