(Chip Somodevilla/Getty Images)

Anche McCain contro Trump sulla storia del soldato morto in Iraq

Il senatore Repubblicano ha scritto una dura lettera in risposta alle parole offensive di Trump sui genitori di Humayun Khan, difendendoli

di John McCain
(Chip Somodevilla/Getty Images)

John McCain è un esperto e rispettato senatore americano del Partito Repubblicano, sconfitto da Barack Obama alle elezioni presidenziali del 2008 e famoso tra le altre cose per essere stato fatto prigioniero durante la guerra in Vietnam. McCain è uno degli importanti membri dell’establishment Repubblicano particolarmente freddi verso la candidatura di Donald Trump (non ha partecipato alla convention del partito a Cleveland, per esempio). Dopo i recenti e molto criticati commenti di Trump sui genitori di Humayun Khan – un soldato americano musulmano di origine pakistana morto in Iraq nel 2004 – che avevano partecipato alla convention del Partito Democratico della settimana scorsa, McCain ha scritto una lettera per prendere le distanze dalle parole di Trump, che trovate tradotta di seguito.

Il Partito Repubblicano che conosco e amo è il partito di Abraham Lincoln, Theodore Roosevelt, Dwight D. Eisenhower e Ronald Reagan. Indosso un braccialetto che porta il nome di un eroe caduto, Matthew Stanley, regalatomi da sua madre Lynn nel 2007 durante un’assemblea comunale a Wolfeboro, in New Hampshire. La sua memoria e la memoria dei nostri grandi leader si meritano di meglio da me.

Negli ultimi giorni, Donald Trump ha screditato i genitori di un eroe caduto. Ha dato a intendere che persone come loro figlio non dovrebbero essere fatte entrare negli Stati Uniti, figuriamoci prestare servizio nell’esercito. Non posso sottolineare abbastanza quanto le dichiarazioni di Trump mi trovino in profondo disaccordo. Spero che gli americani capiscano che quei commenti non rappresentano le opinioni del Partito Repubblicano, dei suoi funzionari, o dei suoi candidati. Siatene certi: non dico queste cose perché ho un occhio di riguardo per i militari. Sono cresciuto in una famiglia di militari, io stesso ho prestato servizio nell’esercito, e mi sono occupato da vicino delle nostre forze armate per tutta la mia carriera pubblica. Nel sistema americano, le forze armate hanno valore solo nella misura in cui proteggono e difendono le libertà del popolo. Mio padre è stato un ufficiale di carriera nella Marina, come suo padre prima di lui. Per secoli, ogni generazione di McCain ha servito in uniforme gli Stati Uniti. Oggi i miei figli prestano servizio, e io sono orgoglioso di loro. Mio figlio minore ha prestato servizio nella guerra in cui è morto il capitano Khan e in Afghanistan. Voglio che i miei figli siano orgogliosi di me. Voglio fare la cosa giusta per loro e i loro commilitoni. Questo è esattamente quello che ha fatto Humayun Khan, e l’ha fatto per il motivo giusto. Questo uomo giovane ed esperto non fu spinto a prestare servizio per l’esercito degli Stati Uniti da qualche bisogno materiale. Da giovane, aveva trovato l’ispirazione leggendo Thomas Jefferson, e voleva restituire qualcosa al paese che aveva accolto lui e i suoi genitori da immigrati quando aveva solo due anni.

La morte del capitano Khan in Iraq, l’otto giugno del 2004, è stato un fulgido esempio del valore e del coraggio radicato nelle nostre forze armate. Quando un attentatore suicida ha accelerato con la sua auto verso una base con centinaia di soldati americani, il capitano Khan ha ordinato ai suoi sottoposti di allontanarsi dal pericolo. E poi ci è corso incontro. L’attentatore suicida, facendosi esplodere in anticipo, ha ucciso il capitano Khan, e il capitano Khan, con il suo gesto altruista e il suo sacrificio, ha salvato la vita a centinaia di suoi fratelli e sorelle. La Bibbia ci dice che «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Negli ultimi momenti della sua vita, il capitano Humayun Khan dell’esercito degli Stati Uniti ha mostrato di essere pervaso e motivato da questo amore. Il suo nome risiederà per sempre nella memoria americana, come esempio della vera grandezza americana.

In ultima analisi, sono moralmente tenuto a parlare solo delle cose che suscitano la mia fedeltà, e alle quali ha dedicato il mio lavoro per tutta la vita: il Partito Repubblicano e, cosa ancora più importante, gli Stati Uniti d’America. Non mi asterrò dal fare del mio meglio per questi fari della mia vita solo perché così facendo potrebbero beneficiarne persone con le quali mi trovo in disaccordo. Non rivendico alcuna superiorità morale su Donald Trump. Ho una lunga e ben nota storia pubblica e privata, per la quale sarò chiamato a rispondere nel Giorno del Giudizio, e ripongo le mie speranze nella promessa di misericordia e nella moderazione dell’età. Sfido il candidato [del Partito Repubblicano] a essere l’esempio di ciò che il nostro paese può e dovrebbe rappresentare. L’Arizona sta guardando. È ora che Donald Trump sia d’esempio per il nostro paese e per il futuro del Partito Repubblicano. Anche se il nostro Partito gli ha assegnato la nomination, questa non comporta una licenza illimitata a infamare i migliori tra noi.

Infine, vorrei dire una cosa al Signor e alla Signora Khan: grazie per essere venuti in America. Grazie a voi siamo un paese migliore. E avete certamente ragione: vostro figlio era il meglio dell’America, e la memoria del suo sacrificio ci renderà una nazione migliore. Non sarà mai dimenticato.

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