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  • domenica 31 luglio 2016

La crisi politica in Tunisia

Nell'unica democrazia uscita dalla primavera araba, il primo ministro è stato costretto a dimettersi per non essere riuscito a migliorare la situazione economica

Aggiornamento di mercoledì 3 agosto: Youssef Chahed – ministro degli Affari Locali nel governo uscente – è stato incaricato dal presidente della Tunisia di formare un governo di unità nazionale. A partire da oggi, avrà trenta giorni di tempo per cercare di farlo.

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Nella notte tra sabato 30 e domenica 31 luglio il primo ministro della Tunisia Habib Essid è stato sfiduciato con un voto del parlamento: 118 deputati hanno votato contro il suo governo, mentre soltanto tre hanno votato a favore. Il presidente della Repubblica tunisina, Beji Caid Essebsi, aveva chiesto ad Essid di dimettersi negli ultimi giorni, quando era diventato chiaro che il primo ministro aveva perso la fiducia dei leader dei principali partiti tunisini. Essid si è rifiutato, preferendo arrivare al voto in aula.

Essid, 67 anni, è un economista e ha studiato negli Stati Uniti. È diventato primo ministro nel febbraio 2015, grazie all’appoggio della coalizione laica guidata dal partito Nidaa Tounes. Ultimamente, quasi tutte le forze politiche lo hanno accusato di non essere in grado di risolvere la difficile situazione economica del paese. Circa un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro e il tasso di disoccupazione è superiore a quello che c’era durante il regime caduto nel 2011. La Tunisia è stato il primo paese coinvolto nelle cosiddette “primavere arabe”, una serie di manifestazioni e rivolte che nel corso del 2011 hanno interessato diversi paesi nordafricani.  Fino ad ora è anche l’unico paese dove il rovesciamento del regime ha prodotto l’instaurazione di una democrazia stabile (tanto da diventare il “paese dell’anno del 2014” per il settimanale Economist).

Nonostante la stabilità politica, le riforme economiche sono state implementate lentamente e il paese si trova in una situazione difficile, resa ancora più grave dagli attacchi terroristici come quello al museo del Bardo, nel marzo dell’anno scorso, e quello contro i resort sulla spiaggia di Susa, avvenuto pochi mesi dopo. Gli arrivi dei turisti sono calati, mettendo in difficoltà anche le aree costiere e turistiche, tradizionalmente le più benestanti del paese. Il governo non è riuscito a prendere misure energiche per contrastare questo fenomeno e, un mese fa, il presidente Essebsi ha chiesto la formazione di un nuovo governo di unità nazionale per mettere in atto una serie di riforme.

In poco tempo, è divenuto chiaro che Essid era un ostacolo alla formazione del nuovo governo, così i leader di tutti i quattro principali partiti (i laici di Nidaa Tounes, il partito islamico moderato Ennhada, e due partiti più piccoli: l’Union Patriotique Libre e Afek Tounes) si sono accordati per costringerlo alle dimissioni. Secondo Rana Jawad, corrispondente di BBC da Tunisi, parte del fallimento di Essid nel formare un nuovo governo di unità nazionale è da ricercare nel suo distacco dai partiti. Essid ha un profilo da primo ministro “tecnico” e ha spesso accusato i partiti di volergli imporre nomine e cambiamenti all’interno del governo. Il dibattito per decidere il successore di Essid comincerà lunedì alla riapertura del parlamento.

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