Juri Chechi durante le Olimpiadi del 1996 (Getty Images)
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  • giovedì 28 Luglio 2016

L’oro di Jury Chechi ad Atlanta 1996

Arrivato dopo un esercizio quasi perfetto, che si ricorda bene anche chi era bambino

Juri Chechi durante le Olimpiadi del 1996 (Getty Images)

Vent’anni fa, nella notte tra il 28 e il 29 luglio 1996, il ginnasta italiano Jury Chechi vinse la medaglia d’oro negli anelli, la prima per l’Italia nella ginnastica dopo quella vinta da Franco Menichelli nel corpo libero ai Giochi olimpici di Tokyo del 1964. Ad Atlanta Chechi ci arrivò tra i favoriti, come era stato anche quattro anni prima alle Olimpiadi di Barcellona, che però dovette saltare dopo essersi rotto il tendine d’Achille un mese prima dell’inizio. Già allora Chechi era uno degli atleti italiani più noti, avendo vinto sei titoli italiani consecutivi, quattro titoli europei e cinque titoli mondiali. Al Centennial Olympic Park di Atlanta, Jury Chechi eseguì un esercizio perfetto, a cui la giuria assegnò 9.887, un punteggio altissimo. Anche se eravate piccoli, probabilmente ve ne ricordate tanto se ne parlò sui giornali e in televisione.

Ogni esercizio agli anelli dev’essere composto da dieci difficoltà, tra cui movimenti di slancio, posizioni di forza, movimenti di slancio combinati a posizioni di forza e combinazioni tra due posizioni di forza. L’esercizio termina con un’uscita che, come in ogni esercizio della ginnastica, dev’essere il più pulita possibile. Ogni volta che gli atleti commettono un errore, al loro punteggio vengono sottratti 0,1 punti in caso di errore piccolo, 0,3 punti in caso di errore medio e 0,5 punti in caso di errore grande. Al termine del suo esercizio agli anelli, Chechi sapeva di aver concluso una prova impeccabile e da medaglia d’oro, ed esultò moltissimo subito, così come il telecronista della Rai.

Nato a Prato nel 1969 e registrato all’anagrafe con il nome Jury per via delle simpatie del padre per il cosmonauta russo Jurij Gagarin e più in generale per l’Unione Sovietica, Chechi decise di ritirarsi un anno dopo la medaglia d’oro vinta ad Atlanta. Restò fermò per circa due anni ma poi ritornò a gareggiare con l’obiettivo di partecipare alle Olimpiadi di Sydney, che sarebbero iniziate nell’estate del 2000. Durante la preparazione atletica, però, si ruppe il tendine brachiale di un bicipite e fu costretto a saltare le Olimpiadi per la seconda volta nella sua carriera. Circolarono delle voci su di un suo ritiro definitivo, anche perché aveva raggiunto un’età già avanzata per un ginnasta. Lui stesso annunciò successivamente di avere intenzione di smettere ma nel 2003 ritornò nuovamente ad allenarsi. Aveva fatto una promessa al padre, in quel periodo ricoverato in ospedale per una grave infezione batterica: sarebbe tornato a gareggiare solo se fosse riuscito a guarire dall’infezione. Così accadde e Chechi iniziò a prepararsi per Atene 2004, dove fu il portabandiera per la squadra italiana e dove a quasi 35 anni riuscì a vincere incredibilmente una medaglia di bronzo. Dopo Atene si ritirò definitivamente.

Da allora Chechi si è visto spesso in televisione, dove ha commentato alcune gare di ginnastica artistica e ha partecipato a diversi programmi. Nel 2007 si è candidato alle primarie del Partito Democratico a Savona, in una lista a sostegno di Walter Veltroni. Negli anni Novanta era stato già eletto nel consiglio comunale di Prato per i Democratici di Sinistra e nel 2009, sempre a Prato, fu consigliere del sindaco di centrodestra Roberto Cenni per sport e politiche giovanili.