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  • Giovedì 21 luglio 2016

Hanno cercato il volo MH370 nel posto sbagliato?

È l'ipotesi dell'azienda che sta guidando le operazioni nell'oceano Indiano: forse nei suoi ultimi momenti l'aereo planò per chilometri prima di precipitare

L'ombra proiettata sulle nuvole di un aereo utilizzato per le ricerche del volo MH370 (ROB GRIFFITH/AFP/Getty Images)
L'ombra proiettata sulle nuvole di un aereo utilizzato per le ricerche del volo MH370 (ROB GRIFFITH/AFP/Getty Images)

Fugro, l’azienda olandese che si sta occupando delle ricerche del volo scomparso MH370 di Malaysia Airlines, ha annunciato che negli ultimi due anni potrebbe avere cercato i rottami nel posto sbagliato dell’oceano Indiano. La nuova ipotesi dei responsabili della società è che nei suoi ultimi momenti di volo, il Boeing 777 avesse planato sul mare percorrendo un’ulteriore distanza, prima di schiantarsi sull’acqua. La scomparsa del volo MH370 avvenne nel marzo del 2014: l’aereo aveva 239 persone a bordo ed era in viaggio da Kuala Lumpur a Pechino, scomparve dai radar poco dopo la partenza e non se ne ebbero più notizie. Da allora, un consorzio internazionale è al lavoro per ritrovare l’aeroplano e scoprire le cause che lo portarono a precipitare.

Grazie all’analisi di alcuni dati satellitari, il gruppo di ricerca ha concluso che l’aereo avesse viaggiato ancora a lungo dopo l’interruzione delle comunicazioni, raggiungendo la parte meridionale dell’oceano Indiano, al largo della costa occidentale dell’Australia. Una nave gestita da Fugro e dotata di rilevatori sottomarini di vario tipo negli ultimi anni ha scandagliato un grande tratto di mare, ampio circa 120mila chilometri quadrati, alla riceva del volo MH370 e delle sue scatole nere, che potrebbero fornire informazioni importanti per ricostruire le ultime ore dell’aeroplano. Le ricerche sono coordinate e finanziate da Malesia, Cina e Australia, ma per ora non hanno portato a nessun risultato concreto e il loro termine scade tra poco meno di tre mesi. Domani, venerdì 22 luglio, i rappresentanti dei tre governi coinvolti si dovranno riunire per decidere se estendere o meno le ricerche.

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In vista della riunione il direttore di Fugro, Paul Kennedy, ha sollevato l’ipotesi che l’aeroplano non sia dove è stato cercato negli ultimi mesi: “Se non è lì, significa che dev’essere da qualche altra parte”. Secondo il suo gruppo di ricerca, è possibile che l’aeroplano avesse planato a lungo prima di precipitare sull’acqua, coprendo circa 200 chilometri, e che quindi si fosse allontanato dalla zona – già molto ampia – dove sono state condotte ricerche e rilevazioni. Questa ipotesi implica, però, che ci fosse ancora qualcuno alla guida dell’aeroplano a ore di distanza dalla sua scomparsa: “Se era pilotato da qualcuno, poteva planare per una lunga distanza, superando l’area in cui abbiamo cercato, quindi penso che la conclusone più logica, o per lo meno più probabile, sia questo altro scenario”.

La possibilità che ci fosse qualcuno alla guida negli ultimi momenti del volo MH370 era stata esclusa da analisti e investigatori, mentre aveva ottenuto un discreto seguito tra esperti e appassionati, soprattutto sui numerosi forum online che si sono occupati della vicenda. Si era dibattuto molto sulla possibilità che almeno un pilota, se non tutti e due, fosse ancora cosciente e in grado di governare l’aereo. Altri avevano invece ipotizzato che alla guida ci potesse essere un dirottatore, che avrebbe sbagliato qualcosa con le manovre. L’ipotesi prevalente, e assunta da buona parte dei responsabili delle ricerche, era che invece l’aeroplano si fosse depressurizzato e che non ci fossero più persone coscienti a bordo.

Molte ipotesi non hanno trovato conferme o grandi elementi a loro sostegno perché non sono mai stati resi pubblici tutti i dati sul volo, nonostante le richieste presentate da diversi esperti e da aziende concorrenti di Frugo. Secondo alcuni, se tutti i dati fossero resi pubblici, si potrebbero coinvolgere più esperti per organizzare le indagini, riducendone anche i costi. Le informazioni non sono state diffuse per motivi di sicurezza e per tutelare il lavoro degli attuali responsabili delle ricerche.

La teoria della lunga planata dell’aereo non è ritenuta molto convincente da alcuni dei principali responsabili delle indagini sulla fine del volo MH370, a partire dal produttore dell’aereo Boeing e da Inmarsat, l’azienda britannica che ha fornito i dati satellitari che hanno permesso di ricostruire la rotta verso sud seguita dall’aeroplano. Anche i responsabili della sicurezza del volo britannici e statunitensi sono scettici su questa possibilità.

La riunione tra i rappresentanti cinesi, australiani e malesi di domani sarà molto importante, perché si deciderà che cosa fare con le ricerche in mare. In precedenza era già stato trovato il consenso circa la necessità di chiudere le operazioni di ricerca, se non fossero emerse prove sufficienti per giustificare una loro estensione. Si stima che finora siano stati spesi quasi 137 milioni di dollari per cercare l’aereo, una cifra senza precedenti nella storia delle indagini nel campo dell’aeronautica civile.