(Dal trailer di "Ghostbusters")
  • Cultura
  • mercoledì 20 luglio 2016

Le brutte cose che stanno succedendo a “Ghostbusters”

Sta per uscire il reboot del famosissimo film del 1984, con protagoniste quattro donne di cui una nera: da mesi riceve insulti offensivi sessisti e razzisti

(Dal trailer di "Ghostbusters")

Ghostbusters – il reboot del famosissimo film del 1984 su una squadra di “acchiappafantasmi” – è nei cinema statunitensi dal 15 luglio e uscirà in quelli italiani il 28 luglio: negli ultimi giorni si sta parlando molto di una brutta storia che ha coinvolto l’attrice Leslie Jones, che interpreta una delle acchiappafantasmi. Jones ha ricevuto molti messaggi sessisti e razzisti su Twitter: le sono state mandate immagini di scimmie e immagini pornografiche, e sono stati creati dei falsi screenshot in cui sembrava che l’attrice avesse scritto dei tweet omofobi. Jones ha pubblicato gli screenshot di alcuni tweet offensivi e qualche ora dopo Twitter ha definitivamente sospeso l’account di Milo Yiannopoulos, editor di tecnologia del sito conservatore Breitbart e uno dei più attivi nell’insultare Jones. Il 19 luglio Jones ha comunque deciso di “lasciare” Twitter; il suo account c’è ancora, ma l’ultimo tweet dice: «Stanotte me ne vado da Twitter, triste e con tate lacrime. E tutto questo solo perché ho fatto un film. È lecito odiare il film ma la merda che mi è arrivata addosso oggi… è sbagliato». Prima di annunciare l’intenzione di non scrivere più tweet Jones aveva circa 197mila follower, ora ne ha 260mila.

Gli insulti a Jones sono il più recente capitolo di una storia più grande che riguarda il film, iniziata mesi fa con l’annuncio che Ghostbusters avrebbe avuto un reboot – un film che riprende le premesse di un altro ma le sviluppa in modo diverso – e che quel reboot avrebbe avuto quattro protagoniste femminili. I protagonisti del Ghostbusters del 1984 (il cui titolo italiano è Ghostbusters – Acchiappafantasmi) erano quattro maschi: Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Ernie Hudson. Il film del 1984 è diventato uno dei più famosi degli anni Ottanta, e oggetto di culto per molti fan, anche e soprattutto per i suoi quattro protagonisti. L’annuncio di un reboot – diretto da Paul Feig e interpretato, oltre che da Jones, da Kristen Wiig, Melissa McCarthy e Kate McKinnon – fu preso male da molti appassionati: qualcuno perché non riteneva che potesse essere all’altezza del film del 1984, ma qualcuno esplicitamente perché avrebbe avuto quattro protagoniste femminili. Ed è andata avanti così fino agli insulti a Jones: a ogni nuovo contenuto relativo al film (immagini, notizie, trailer) si accompagnavano critiche e insulti alle attrici.

In certi casi non c’era dubbio che gli insulti e le critiche fossero sessiste e razziste. In altre situazioni non c’era invece modo di capire se le legittime e non offensive critiche al trailer avevano a che fare con gusti o competenze degli spettatori o con preconcetti sul fatto che le protagoniste fossero donne. Come ha spiegato lo stesso regista del film al Guardian: «Alcune di quelle persone lo fanno perché non vogliono che si faccia un reboot – e lo capisco. Ma ce ne sono anche alcune che lo fanno perché ci sono delle donne protagoniste» (inizialmente aveva invece parlato più categoricamente di “vile merda misogina“). Il primo trailer del film – uscito a marzo – è per esempio il trailer cinematografico con il maggior numero di “dislike” (il pollice in giù usato per dire che una cosa non piace) di YouTube. Alcuni esperti di cinema ne hanno parlato come di un trailer piuttosto deludente, ma allo stesso tempo notarono come difficilmente tutti quei dislike (poco meno di un milione su 36 milioni di visualizzazione) arrivano solo da persone rimaste scontente da un trailer poco emozionante. Il rapporto tra dislike e visualizzazioni è stranamente alto, molto più che in altri casi di trailer generalmente ritenuti altrettanto brutti da un punto di vista tecnico e stilistico.

Un’altra questione spiacevole che ha riguardato Ghostbusters è stata notata pochi giorni fa da Stephanie Merry sul Washington Post:

Mentre sto scrivendo il voto medio di Ghostbusters su IMDb [il più importante sito di cinema al mondo] e 3,7 su 10. Più di 6.500 persone hanno espresso il loro giudizio sul film: che è una cosa interessante, specie se si considera che il film non è ancora uscito nei cinema. Il film è stato mostrato in anteprima in qualche città, eppure migliaia di persone hanno l’hanno già visto e si sono riversate su IMDb per dire che ne pensano.

Merry ha spiegato che il 57 per cento dei votanti aveva dato al film 1 su 10 e che 4,268 di quei circa 6.500 votanti erano maschi (le donne erano 509 e di altri utenti non c’erano informazioni sul sesso). Il voto medio dato dalle donne di età compresa tra 18 e 29 anni era 7,1; quello dei maschi della stessa età era 3,1. Oggi, mercoledì 20 giugno, Ghostbusters è stato votato da 40mila persone su IMDb e il voto medio è 5,3. Le cose vanno un po’ meglio se si guarda il voto medio su Rotten Tomatoes, un altro importante sito di cinema su cui il voto del film è 3,1 su 5. Su IMDb c’è anche un parametro – il Metascore – che fa la media tra le recensioni scritte dai critici professionisti: il Metascore di Ghostbusters è di 60 su 100. Anche a leggersi alcune delle recensioni uscite finora sul film l’idea è che Ghostubusters sia un film discreto (a qualcuno è piaciuto poco, ad altri moltissimo).

Nel suo primo weekend negli Stati Uniti il film è uscito in poco meno di 4mila cinema americani e ha incassato 46 milioni di dollari: è un risultato discreto, specie se si considera che il film Pets – Vita da animali (che è nei cinema da più di una settimana) ha incassato, solo in quel weekend, 50 milioni di dollari. Il film – che deve ancora uscire in molti paesi del mondo – è costato circa 144 milioni di dollari e nel mondo ne ha finora incassati 60 milioni ma è già praticamente certo che il film avrà un sequel, probabilmente con le stesse protagoniste: le case cinematografiche fanno complicati calcoli che permettono in genere di capire, già dopo un paio di giorni nei cinema, se vale economicamente la pena di investire su un nuovo sequel.

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